Il Barbiere di Siviglia
Lo scorso sabato 20 dicembre in piena temperie natalizia ed a chiusura della stagione opera 2025, è stato riportato sul palco del Teatro Comunale Il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini, una commedia con musica in due atti. Lo spettacolo di Federico Grazzini, che vede la scena riadattata al palco della sede Nouveau, ha attirato una gran quantità di pubblico grazie alla notorietà del titolo ed alla comicità intrinseca del libretto, resa simpaticamente in una cornice cartoonesca ed a tratti caricaturale, capace di divertire gli spettatori e valorizzare i momenti più iconici dell’opera orchestrata dal maestro Renato Palumbo.
Volendo descriverne il contesto è bene prendere le mosse dalla precisazione che quest’opera ha una storia dal cominciamento alquanto travagliato. La sua committenza è da riconoscere al principe Francesco Sforza Cesarini, nobile romano del periodo romantico, vissuto a cavallo fra XVIII e XIX e morto a pochi giorni dalla prima rappresentazione dell’opera nel febbraio del 1816. Alla prima del Barbiere di Siviglia datata al 20 febbraio 1816 (inizialmente intitolato Almaviva o sia l’inutile precauzione) l’opera comica non venne accolta di buon grado dal pubblico, che cercò di soffocarla nella speranza di mantenere intatto il magistero di una versione precedente ideata dal compositore settecentesco Giovanni Paisiello. La riscossa però non tardò ad arrivare, durante la successiva rappresentazione l’apprezzamento del pubblico fu totale e consegnò il lavoro di Rossini ad un successo che tutt’oggi perdura e lo identifica come uno dei migliori esempi di opera buffa. 
Facendo un balzo in avanti di duecento anni e tornando alla serata dello scorso dicembre è possibile affermare che il Comunale Nouveau abbia rispettato le aspettative. Dall’apertura del sipario, che dischiude la scena su di un fondo bianco e luminoso, volto a valorizzare la sagoma di un Don Bartolo cacciatore di fagiani in sahariana e casco coloniale, sino alla scena della Stretta del primo finale in cui il coro di gendarmi invade il palco per placare una diatriba orchestrata da Figaro ed il Conte d’Almaviva, la costruzione scenica manifesta tutta la sua gioiosa e colorata forma. Certo l’asset scenico non brilla per originalità essendo stata già rappresentata in altre stagioni, ma riesce, assieme al recitato dei cantati ed alla natura divertente del fraseggio a conquistare il favore del pubblico.
Nel contesto strumentale il direttore alla bacchetta ha saputo moderare a dovere la ben nota vitalità dell’orchestra bolognese del Teatro Comunale, rallentando sin dalla famosissima overture alcuni momenti dello spettacolo, allentando alcune strette e dilatando le tempistiche musicali per accordarsi, in una simbiosi naturale, con il movimento dei solisti sulla scena. Nonostante i rallentamenti e gli adattamenti studiati da Palumbo, l’opera complessiva non ha perso d’integrità, la totalità della rappresentazione musicale (durata in totale 160 minuti) che è stata messa in scena al Comunale non ha penalizzato nessuno dei pezzi di repertorio come la cavatina Largo al factotum (interpretata magistralmente dal baritono Stefan Astakohov nei panni di un frizzante ed ingegnoso Figaro), l’aria A un dottor della mia sorte (cantata solennemente dal basso Giovanni Romeo come Don Bartolo) o la stretta del primo finale Mi par d’esser con la testa realizzata nella piena totalità delle voci di coro e solisti
Proseguendo coi solisti che hanno preso le parti dei simpatici personaggi del Barbiere di Siviglia, si elogerà la perizia, già manifestata anche all’appuntamento di novembre con l’opera pucciniana di Antonino Siragusa, baritono nelle parti del Conte d’Almaviva, protagonista innamorato della bella Rosina interpretata dal contralto Chiara Tirotta, tratta in prigionia dall’avaro e tirannico tutore Don Bartolo in combutta con il maestro di musica Don Basilio, per la serata del 20 dicembre impersonato dal basso Andrea Pellegrini, che fra tutti ha saputo eccellere per recitato e cantato nell’aria La calunnia è un venticello, lungamente acclamata dal pubblico di quella sera.
Insomma un’opera, quella scelta per chiudere questa stagione 2025, che ha saputo divertire e deliziare il pubblico, altalenando fra momenti tipicamente divertenti valorizzati dalla bravura dei cantanti coinvolti sulla scena e il perfetto accordo di questi con l’orchestra ed il coro del Teatro Comunale di Bologna diretto come di consueto dall’esperta mano di Gea Garatti Ansini. Questo spettacolo ha sancito la chiusura di stagione realizzata al Teatro Comunale Nouveau ed ha aperto le porte all’anno venturo, lasciando il pubblico nuovo e quello affezionato con il sorriso in viso, nell’attesa di intraprendere con la stagione opera 2026 il tanto atteso ritorno Verso Itaca in Piazza Verdi, sede storica dell’opera bolognese.

