Il Bologna F.C. compie 112 anni, ripercorriamo la storia con il Prof. Riccardo Brizzi

di Valerio Castrignano.

Correva l’anno 1909: nasce il Bologna F.C., la Dotta e la storia del Novecento. Il 3 ottobre la squadra bolognese compie 112 anni. In questo arco di tempo ha fatto innamorare Pier Paolo Pasolini, è stata protagonista di imprese indimenticabili, ma è impossibile raccontarne la storia senza citare le tragedie del XX secolo. Per raccontare come i Rossoblù abbiano scritto pagine importanti non solo dello sport, ma della società e del costume del capoluogo emiliano abbiamo intervistato il professore di storia contemporanea e di storia del giornalismo e della comunicazione politica Riccardo Brizzi.

Il Bologna è un vero e proprio specchio delle peculiarità della Dotta, fin dalla sua prima composizione

Prof. Riccardo Brizzi

«Molti giocatori erano studenti provenienti da paesi stranieri, come Antonio Bernabeu che studiava al collegio di Spagna, fratello di quel Santiago che è stato il mitico giocatore e presidente del Real Madrid. Il colore della maglia si deve invece ai fratelli Gradi, studenti del collegio svizzero».

Anche il fondatore della squadra era straniero

«Non era una particolarità, molte squadre italiane sono state fondate da stranieri, come il Genoa e il Milan. Il Bologna è stato fondato da Emilio Arnstein, giovane boemo cresciuto nell’Impero austro-ungarico. Non è un caso, siamo nell’era d’oro del calcio danubiano. Arrivato a Bologna in cerca di lavoro ha subito fondato una squadra di calcio. Il Bologna sarà molto legato storicamente alla Mitteleuropa, il primo allenatore a vincere con il Bologna negli anni Venti è l’austriaco Herman Felsner, mentre l’allenatore del team rossoblù più forte è stato l’ungherese Arpad Veisz».

 Come era il movimento calcistico emiliano e bolognese?

«Era un movimento che muoveva i primi passi, le squadre erano composte da atleti di altre discipline, che utilizzavano il calcio per tenersi in forma e divertirsi, giocare. Atletica, scherma, ciclismo erano gli sport più importanti in quel periodo in Italia. C’erano altre due squadre nel territorio con queste caratteristiche, cioè di essere nate da atleti che consideravano il calcio un momento di svago: la Sempre Avanti! e la Virtus. Sono state affrontate nelle prime due partite del Bologna disputate il 10 marzo 1910 e qui si vede subito la differenza tra chi praticava il calcio in maniera diversa, perché i Rossoblù vincono 10 a 0 la prima partita con la Sempre Avanti! e 9 a 1 quella contro la Virtus. Così il Bologna incontra anche l’Inter campione d’Italia, vince 1 a 0 e nella stagione 1910-11 può partecipare al primo campionato professionistico».

Poi è stato costruito anche lo stadio

«Benito Mussolini non era un amante del calcio. Cerca perfino di creare uno sport puramente italico con cui sostituirlo: “la volata”. È Leandro Arpinati ad aprire gli occhi al dittatore sulla forza che il calcio poteva avere sulle masse popolari. Così nasce il Littoriale, definito come il primo anfiteatro della rivoluzione fascista. Inaugurato da Mussolini stesso il 31 ottobre 1926, giorno in cui subisce un attentato attribuito all’anarchico Anteo Zamboni che viene linciato sul posto. È un episodio importante che il duce utilizza per poter inasprire il regime. Caratteristica è la Torre di Maratona su cui si ergeva la statua equestre del dittatore. Poi con il bronzo di quella statua sono state forgiate le due sculture che ricordano i partigiani caduti a porta Lame».

Purtroppo la storia del fascismo inciderà ancora su quella del Bologna

«Le leggi razziali hanno interessato alcuni protagonisti del vincente bologna degli anni ’30. L’allenatore Arpad Veisz, un precursore del calcio totale, dovrà fuggire, ma purtroppo con l’occupazione nazista del Belgio verrà portato ad Auschwitz, dove morirà con la sua famiglia».

Il tifo Rossoblù che caratteristiche sociali ha avuto?

«Il calcio è uno sport interclassista, in tutto il mondo, in Italia e anche a Bologna, dove si possono vedere vecchie foto in cui emergono persone in abiti umili, accanto a famiglie in abiti eleganti, più ricche. Negli anni Settanta inizia il fenomeno della politicizzazione. Nascono tra gli anni Settanta e Ottanta i gruppi di tifo: Forever Ultras, con connotazione di sinistra e la Mods Bologna, che imita il tifo della working class inglese, è più schierata a destra e portava allo stadio anche la bandiera britannica i primi anni».

Quali sono le vittorie più importanti della storia del Bologna?

«Ce ne sono tre. La Mitropa Cup, prima coppa internazionale vinta da un’italiana, conquistata il 9 settembre 1934. L’unico spareggio scudetto della storia, il 7 giugno 1964, vinto contro la grande Inter. E infine la cavalcata che ci ha portato nel ‘99 alle semifinali di Coppa Uefa, dopo la crisi e la retrocessione degli anni Novanta».

E la sconfitta peggiore?

«Il 2 a 0 subito in casa contro una rivale emiliana il 18 giugno 2005 che ci ha condannato alla retrocessione. Goal decisivo di Alberto Gilardino».

Gli allenatori più importanti?

«Oltre ai già citati Felsner e Arpad, vorrei ricordare anche Renzo Ulivieri, che negli anni Novanta dalla Serie C ha riportato il Bologna a competere in Europa».

E infine i giocatori?

«Angelo Schiavio che ha vinto con il grande Bologna degli anni Trenta e che è stato campione del mondo con l’Italia nel ‘34. Bolognese, 348 partite e 242 goal, al quarto posto dei marcatori italiani di tutti i tempi. Vorrei anche citare Giacomo Bulgarelli protagonista dell’impresa del ’64, intervistato anche da Pier Paolo Pasolini in Comizi D’Amore. E infine l’indimenticabile Roberto Baggio che nel 1998 con la maglia del Bologna ha segnato 22 reti, per la stagione più prolifica della sua carriera».

*la foto storica in copertina ritrae i giocatori del Bologna F.C. quando vinsero la Coppa dell’Europa Centrale nel 1934

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