Il Bologna Festival si conclude con il recital a ‘sorpresa’ del celebre pianista Andràs Schiff

di Giovanni Neri.

Nonostante la tournée europea della Chamber Orchestra of Europe sia stata annullata per motivi tecnici,  il Maestro András Schiff ha confermato la sua presenza al Teatro Manzoni di Bologna, esibendosi lo scorso 1 dicembre. 

Andras Schiff è  da molto tempo ai vertici del pianismo mondiale e il suo repertorio spazia prevalentemente fino a Beethoven e Schubert (con tutta l’imprecisione che questa definizione contiene). La cosa è comprovata da una precedente rovinosa esecuzione a Bologna del difficilissimo secondo concerto di Brahms , un esperimento che credo non abbia voluto mai più ripetere.

Ha talvolta affrontato Schumann (studi sinfonici) ma il suo repertorio di eccellenza è quello sopracitato nel quale è assoluto maestro. Il pianismo di Schiff  rifugge dal virtuosismo ed è tutto rivolto a sviscerare le profondità più recondite dei brani eseguiti, con un atteggiamento apollineo che talvolta risulta anche eccessivo. Nel concerto odierno  il programma è “a sorpresa” (stile “uovo di Pasqua”) cosa che è concessa rarissimamente ai grandissimi che si arrogano il diritto di scegliere i brani eseguiti al momento del concerto.  Peccato non veniale dal momento che chi acquista un biglietto dovrebbe avere il diritto di sapere cosa va ad ascoltare. Succede spesso che i grandi interpreti annuncino il loro programma qualche giorno prima dell’esecuzione (ma sempre prima! – ad esempio Sokolov) e non mi era mai successo di andare a un concerto “al buio”. Ci sarebbe solo mancato  che i brani fossero messi “all’asta” ovvero basati su una sorta di applausometro, insomma una roba da circo. Comunque il programma ha spaziato esattamente come previsto: concerto italiano di Bach, la penultima sonata di  Mozart, “la tempesta” di Beethoven e l’ultima sonata di Schubert. Come bis la melodia ungherese di Schubert, il primo tempo della sonata “facile” di Mozart e il tema delle Goldberg di Bach. Una scelta discutibile per gli ultimi due brani facenti parte di una raccolta mentre il panorama musicale offre migliaia di brani “autoconsistenti”. Ognuno dei brani eseguiti (a parte i bis) preceduto da un fortunatamente breve commento in un italiano un po’ incerto anche se Schiff (ungherese naturalizzato inglese – è anche  Mbe) vive da anni lunghi periodi in Toscana (o in Umbria non ricordo esattamente) dove ha una villa (come fece Kempff a Positano) e comunque all’estero essendo un fiero oppositore del regime fascista di Orbàn.

In queste introduzioni ha anche contestato l’esecuzione dell’ultimo tempo della “tempesta” da parte di molti pianisti per un tempo troppo veloce essendo questo un “allegretto”.  La cosa è assai discutibile perché Beethoven non ha inserito alcuna indicazione metronimica (l’unica che io ricordi è quella dell’op. 106, quasi ineseguibile) ma soprattutto perché il tempo non può non essere correlato al contenuto musicale altrimenti – come nel caso di Schiff – una tempesta diventa una pioggerellina primaverile mentre la tonalità (re minore)  e anche l’attacco (la-fa-mi-re) dà il senso di un turbine spirituale. E’ questo comunque solo un esempio del suo pianismo che talvolta da apollineo diventa da “caro estinto”. La mia tentazione è stata talvolta di impugnare un punteruolo e… Interpretazione ovviamente sempre misurata (anche troppo …), colori musicali quasi perfetti e “tocco” (che brutta espressione!) inattaccabile. Inutile dire che il sessantottenne pianista ha raccolto un successo a 5 stelle per moltissimi aspetti (ma non tutti) giustificato.

Leggi anche il blog Kurvenal dell’autore Giovanni Neri

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