Il convegno internazionale ‘Nietzsche lettore di filosofia’ dedicato al professore Carlo Gentili

So viel Misstrauen, so viel Philosophie”, ossia “tanta diffidenza, altrettanta filosofia”: all’insegna di questo motto – che troviamo nell’aforisma 346 della Gaia scienza – si è svolto tra il 28 e il 30 aprile il convegno internazionale organizzato da Eleonora Caramelli e Francesco Cattaneo, dedicato a Nietzsche lettore di filosofia.

Il titolo indica già un programma e un metodo: da un lato, il riferimento alla vocazione scettica di Nietzsche, autore di un pensiero sempre teso tra gli abissi ma capace di tenersi – di danzare quasi – su fili sottili, senza mai arrestarsi davanti alle proprie folgorazioni, senza mai accontentarsi delle formule definitive (a cui troppo spesso è stato ridotto il suo pensiero nella vulgata); dall’altro, la necessità di un confronto attento con le fonti e con le letture del filosofo, nella consapevolezza non solo della raffinatezza di un pensiero denso e stratificato, capace di condensare in sé una vastità di riferimenti e di suggestioni dalla natura più variegata, ma anche di un necessario legame tra metodo scettico e filologia.

Non solo, quindi, valorizzare il momento di scettica diffidenza all’interno del pensiero di Nietzsche contro ogni riduzionismo unilaterale del suo filosofare, ma far proprio quello stesso atteggiamento diffidente e accorto anche nella lettura e nell’interpretazione di Nietzsche stesso: senza quindi mai illudersi di aver trovato, dietro le sue tante maschere, il volto definitivo, la teoria ultima, il pensiero cardinale. Piuttosto, tornare a lavorare sulla complessa multiformità di una filosofia che tiene sempre insieme, in un medesimo gesto stilistico, una molteplicità di dimensioni, che vanno dall’etica, alla politica, alla gnoseologica, fino alla metafisica e all’estetica. Mantenere questa ricchezza nell’esercizio interpretativo, senza piegare Nietzsche su un solo dei suoi versanti, implica anche restituire la stratificazione delle letture e dei riferimenti impliciti che Nietzsche ricomponeva nella sintesi stilistica e concettuale apparentemente tersa e asciutta dei suoi aforismi.

Da sinistra verso destra: Il prof. Alberto Burgio e il prof. Francesco Cattaneo

Questi due elementi – metodologico e contenutistico – sono stati al centro delle tre giornate che hanno riunito a Bologna, nella bellissima sala Prodi del complesso di San Giovanni in Monte, i più importanti studiosi nazionali e internazionali della Nietzsche-Forschung. È naturalmente impossibile restituire la complessità dei singoli interventi e delle discussioni che si sono svolte, ma è sufficiente una rapida carrellata degli interventi per rendersi conto della ricchezza e dell’importanza di questo convegno.

Dopo i saluti istituzionali del direttore del dipartimento di filosofia Giovanni Matteucci, i lavori sono stati inaugurati da una densa relazione di Werner Stegmaier, tra i massimi punti di riferimento per gli studi sul filosofo e autore di un’originale interpretazione del prospettivismo nietzschiano incentrata sul concetto di orientamento. Dalla sua relazione è subito emersa l’ambivalenza e la radicalità della riflessione di Nietzsche attraverso il confronto con un autore all’apparenza tanto distante come Pascal. Nel suo intervento Stegmaier ha messo ben in luce come tra Nietzsche e Pascal sussista un’intima affinità, basata proprio su una comune radicalità, sempre tesa a condurre alle estreme conseguenze una riflessione che parte dall’individuo, per giungere a esiti divergenti, se non opposti. Anche la successiva relazione di Luca Lupo, incentrata sul confronto con lo stoicismo, ha approfondito in altra direzione un tema affine, mostrando come l’esercizio ascetico dell’individuo stoico abbia rappresentato un punto di riferimento ambiguo per lo stesso Nietzsche. Il confronto con la tradizione classica e scettica è stato al centro anche della relazione di Vivetta Vivarelli, che ha focalizzato il confronto di Nietzsche con Montaigne. A chiudere i lavori della prima giornata è stato infine l’intervento di Manfred Posani Löwenstein, che ha problematizzato la cesura sancita da Nietzsche con Hegel e con l’hegelismo. 

La seconda giornata è stata se possibile ancora più ricca, vedendo il contributo di numerosi studiosi e studiose, italiane e internazionali. I lavori sono stati aperti da un intervento magistrale del professor Carlo Gentili, già ordinario di Estetica presso il dipartimento di filosofia di Bologna – e al quale l’intero convegno è in qualche modo dedicato. Nel suo intervento, il prof. Gentili è riuscito a mettere in luce le diverse aporie e le difficoltà di quella posizione radicalmente scettica che Nietzsche intese far propria, mostrando come la metafora del “riso” e il carattere “gaio” della nuova scienza immaginata dal filosofo, rappresentino altrettanti tentativi di mantenere un rigoroso scetticismo, senza ricadere né nell’arbitrio relativistico dell’individuo, né in una nuova, paradossale certezza fondata sul non-sapere.

Gli altri interventi, tra cui quelli di Aldo Venturelli, di Patrick Wotling, di Alberto Giacomelli e di Stefano Marino, hanno arricchito i lavori della mattinata, approfondendo diversi aspetti delle letture di Nietzsche, spaziando da Goethe, a Descartes, a Lichtenberg, fino alle convergenze contemporanee con il neopragmatismo. Il pomeriggio è stato aperto dall’impeccabile intervento di Maria Cristina Fornari, che ha mostrato in maniera quanto mai vivida e precisa il procedere di Nietzsche nelle sue letture, mettendo in luce le appropriazioni, le variazioni, le assimilazioni del filosofo, in un confronto serrato con i testi originali posseduti dal filosofo e con le sue annotazioni a margine. Jesús Conill ha poi mostrato il nesso tra scetticismo ed ermeneutica, in direzione di una filosofia ermeneutica critica, mentre gli interventi successivi hanno approfondito il confronto con diversi autori, dai moralisti francesi nell’intervento di Paolo Stellino, ad Emerson in quello di Benedetta Zavatta, a Friedrich Albert Lange nella presentazione di Pietro Gori.

Nell’ultimo giorno è stato aperto da una presentazione del progetto di ricerca incentrato sul concetto di salute tra Nietzsche e i greci, coordinato da Ludovica Boi, Carlo Chiurco e Alessandro Stavru, per poi ospitare i due interventi di Annalisa Caputo e Massimo Donà, che ha concluso i lavori interrogando il rapporto tra Nietzsche e Socrate. 

Si potrebbe tentare di compendiare lo spirito del convegno, evocando ancora una volta lo stesso Nietzsche, laddove invitava a leggere le sue opere, solo apparentemente tanto terse e trasparenti, con l’attitudine filologica della lettura lenta: nel leggere Nietzsche dovremmo dunque imparare a far nostro quello stesso ricercare scettico, che non si contenta mai di una formulazione definitiva, né di una posizione apparentemente sicura, ma si assicura il proprio orientamento proprio nell’incertezza e nella capacità di cambiare prospettiva, unico sentiero capace di rendere giustizia alla ricchezza inesauribile della realtà. 

 

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