Il Dante Historiato di Federico Zuccari

Nel settecentenario della morte di Dante Alighieri (13-14 settembre 1321) inauguriamo un ciclo di articoli che racconteranno le vicende di alcuni artisti che, in epoca moderna, si sono voluti cimentare con la trasposizione per immagini della Divina Commedia. Si comincia con Federico Zuccari, i cui disegni ora si possono ammirare in una mostra virtuale a cura di Donatella Fratini sul sito del Museo degli Uffizi di Firenze

Di Marcella Culatti 

Fra il 1585 e il 1587 Federico Zuccari soggiorna in Spagna, impegnato nella decorazione dell’Escorial su incarico di Filippo II. I viaggi e il lavoro in terra straniera non sono una pratica insolita per questo artista, di formazione romana ma avvezzo a spostarsi di frequente per motivi di studio e a prestare i propri servizi a committenti diversi disseminati tra la capitale, Venezia, Loreto, Firenze, Bruxelles e l’Inghilterra.

In questi due anni il pittore realizza una serie di disegni incentrata sulla raffigurazione della Divina Commedia. È probabile che l’interesse per questo soggetto fosse nato alcuni anni prima, quando, fra il 1575 e il 1579, l’artista viene chiamato a completare la decorazione della cupola di Santa Maria del Fiore a Firenze interrottasi alla morte di Giorgio Vasari: il soggetto è il Giudizio Universale e numerosi sono i rimandi iconografici all’opera di Dante. Alle spalle dell’ideazione del ciclo dantesco non sembra esserci stata la richiesta di un mecenate: Zuccari non fa alcuna menzione del progetto nel suo epistolario e i fogli rimasero di sua esclusiva proprietà per tutto l’arco della sua vita. Solo dopo la morte, a seguito di una serie di passaggi collezionistici, pervennero nelle collezioni medicee. Esposti per la prima volta durante le celebrazioni dantesche del 1865, furono rilegati in un nuovo album intitolato Dante Historiato, oggi conservato nel Gabinetto Disegni e Stampe delle Gallerie degli Uffizi.

Federico Zuccari, Inferno. Canto V. Lussuriosi. Firenze, Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe.
Federico Zuccari, Inferno. Canto V. Lussuriosi. Firenze, Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe.

Sono 88 i disegni a noi pervenuti, 28 dedicati alla prima cantica, 49 al Purgatorio e solo 11 al Paradiso. Di dimensioni omogenee tra i 42-44 e i 58-60 centimetri, sono stati eseguiti in tecniche diverse così da restituire attraverso il mezzo grafico la differente condizione di luce del mondo ultraterreno: vigorose matite nere e rosse danno corpo alle tenebre infernali solcate da fiamme spaventose; il solo bistro nero steso a penna descrive l’alternarsi di giorno e sera lungo le balze del monte purgatoriale, mentre alla sanguigna è affidato il compito di esaltare lo splendore luministico del Paradiso.

Ad accompagnare ogni immagine il testo dantesco tratto dall’edizione del Rovillio del 1552. Federico Zuccari però non correda l’illustrazione con la trascrizione integrale dei singoli canti, ma riassume, taglia, omette, semplifica. Quella a cui l’artista dà vita è una delle prime vere e proprie edizioni d’autore, dove parola scritta e figurazione si integrano e amplificano reciprocamente, seguendo un progetto unitario accuratamente studiato.

Protagonista assoluto di ogni foglio è Dante, il viaggiatore, il pellegrino del regno ultramondano: la sua immagine ricorre più volte all’interno dei singoli disegni, impegnato nella faticosa impresa di spostarsi sui terreni accidentati dell’Inferno, lungo l’impervia salita del Purgatorio. Raramente l’attenzione si appunta sui personaggi incontrati, che non acquisiscono mai il rango di coprotagonisti della narrazione: Farinata degli Uberti, Ulisse e Diomede, gli indimenticabili Paolo e Francesca compaiono come tappe del percorso, indistinti nella litania delle pene subite dai dannati. Questo si rivela uno dei perni dell’interesse dello Zuccari, la dettagliata disamina dei tormenti e delle punizioni infernali: in epoca di piena Controriforma, la Chiesa torna dunque a utilizzare il tema della giustizia e del castigo divino come monito per coloro che ne tradiscono dettami e insegnamenti.

In ottemperanza al codice formale della Maniera, Zuccari ricorre a un repertorio di immagini colte quali fonte di ispirazione per le proprie illustrazioni: le muscolature scultoree di Michelangelo innervano la raffigurazione dei demoni e dei giudici infernali, mentre le complesse torsioni e le pose articolate traducono con efficacia gli spasmi e le sofferenze dei dannati; la grazia di Raffaello pervade le figurazioni angeliche e si fa modello per la resa della soave bellezza dei beati; sorpresa e meraviglia sono continuamente ricercate nei ricchi spunti fantasiosi, come la montagna antropizzata da cui ha origine il vortice dei lussuriosi, la minuta disamina delle metamorfosi dei falsari, la ridondante e bizzarra decorazione della porta della città di Dite.

Fra i vari canti danteschi, Zuccari sceglie di dedicare il maggior numero di tavole, ben sei, all’illustrazione della cornice dei superbi del X canto del Purgatorio: un tratto minuto, dettagliato, analiticamente narrativo descrive con perizia gli esempi di virtù premiate e colpe punite. L’immagine diviene dunque veicolo di meditazione, origine di un percorso di edificazione morale per il riguardante. L’enfasi accordata a questo soggetto si giustifica sulla base del suo valore metatestuale: al pari dei bassorilievi danteschi, anche i disegni di Zuccari si pongono la stessa finalità educativa, presentandosi come exempla di un’esperienza di purificazione e ascesa dal peccato al sommo bene.

Federico Zuccari, Purgatorio. Canto X. La cornice dei superbi. Firenze, Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe.
Federico Zuccari, Purgatorio. Canto X. La cornice dei superbi. Firenze, Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe.

La valenza didattica del ciclo è già esplicitata nella prima tavola, dove, sullo sfondo di un paesaggio di tronchi minacciosi e incombenti, un atterrito Dante è mostrato solo e sperduto. L’ordine narrativo è alterato per porre al centro l’incontro con Virgilio, guida e origine del percorso salvifico che trarrà il poeta fuori dalla selva oscura. Nella seconda figura che compare a mani giunte sulla sinistra gli studi hanno identificato Beatrice, nell’atto di intercedere per la salvezza del poeta come descritto nel secondo canto dell’Inferno. Estremamente giovanile è l’aspetto di Dante, con libera licenza di Zuccari rispetto ai 35 anni indicati dal «mezzo del cammin di nostra vita» del testo. E con l’appellativo di «gioventù mala incamminata» è apostrofato dalla didascalia che compare in basso a sinistra.

Tale didascalia si rivela indizio prezioso per ipotizzare la destinazione d’uso del ciclo di illustrazioni nelle intenzioni di Federico Zuccari. Non solo pittore, ma teorico e trattatista, lo Zuccari è stato il fondatore dell’Accademia di San Luca, la prima accademia artistica di Roma, con sede nella sua abitazione in via Gregoriana (oggi l’edificio ospita la Biblioteca Hertiziana). La decorazione da lui predisposta per questi ambienti è una costante celebrazione del tema della Virtus e della conquista di celebrità e fama grazie al suo perseguimento. Sulla volta del vestibolo, per esempio, troneggia il celebre episodio di Ercole al bivio. È dunque probabile che colga nel segno Michael Brunner quando propone di vedere nel viaggio illustrato di Dante un ciclo a valenza pedagogica riservato agli allievi dell’Accademia che, esercitandosi nella pratica della copia, potevano accrescere la propria virtù nella duplice accezione di valenza nella professione e perfezionamento etico.

Nella scelta di approcciare la Divina Commedia in chiave prettamente didattica e moraleggiante Federico Zuccari esemplifica la posizione del Cinquecento nei confronti della poesia dantesca: secolo di imperante petrarchismo, la lingua di Dante e il valore del suo dettato poetico sono attaccati e criticati, a partire dall’uscita delle Prose della volgar lingua di Pietro Bembo nel 1525. La difesa della sua opera è perseguita soprattutto in terra fiorentina, ma viene condotta sulla base dei contenuti e non della forma, puntando sul suo valore dottrinale e pedagogico. Dante è il filosofo della morale, il grande teologo, l’esempio magistrale di un grande percorso di elevazione, come già evidenziato dal commento di Cristoforo Landino uscito nel 1481. Si dovrà aspettare il XVIII secolo perché la potenza della lingua poetica di Dante trovi nuovi estimatori e nuovi artisti interessati a tradurla in immagine.

Federico Zuccari, Inferno. Canto I. La selva oscura. Firenze, Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe.
Federico Zuccari, Inferno. Canto I. La selva oscura. Firenze, Uffizi, Gabinetto Disegni e Stampe.

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