Il direttore ceco Jacub Hrusa e la violinista moldava Patricia Kopatchinskaja insieme al Bologna Festival

di Giovanni Neri

La rassegna del Bologna Festival prosegue all’Auditorium Manzoni di Bologna. Lo scorso 5 maggio la Chamber Orchestra of Europe diretta dal ceco Jakub Hrůša è stata la protagonista insieme alla violinista Patricia Kopatchinskaja.

La  Kopatchinskaja ha un suono flebile e piuttosto monotono mentre l’orchestra sotto la direzione di Hrůša eccede nelle sonorità. Il risultato è facilmente intuibile: mentre la violinista cerca di estrarre a fatica qualche suono dal proprio strumento l’orchestra maramaldeggia talchè il risultato assomiglia a un concerto per orchestra con basso (violino) continuo. E come spesso accade nei complessi barocchi per il clavicembalo (appena percettibile e solo quando suona da solo) così avviene per il concerto di Beethoven. In realtà il concerto non è solo di Beethoven ma in parte anche della Kopatchinskaja perché nell’attesa cadenza del primo tempo (quella nella quale – finalmente ! – si dovrebbe ascoltare il suono del violino) si inserisce una serie di duetti fra il violino e gli archi a partire dal contrabbasso per finire ai violoncelli. Nessun reale riferimento ai temi del primo tempo (così come dovrebbe fare ogni cadenza che sia tale) ma una lunga e noiosa improvvisazione di dubbio gusto. E’ ben vero che le cadenze sono a scelta dell’esecutore (anche se ne esistono di consolidate) ma in questo caso si assommano cattivo gusto e arbitrio. Per tutto il concerto il violino è al limite inferiore della soglia di udibilità e così si arriva – finalmente! – al termine della composizione senza essersi risparmiata atteggiamenti istrionici (archetto slanciato verso l’alto, ammiccamenti all’orchestra etc.) .

Ma non è finita. La violinista di origine moldava inizia con un bis che è una trascrizione di un brano di C.P.E Bach (suppongo perchè la voce della violinista è flebile come il suono del suo violino)  per pizzicato (nel barocco!) e fiati. E a seguire un breve brano modernissimo che è sostanzialmente una sequenza di rumori  senza costrutto.  Nel secondo tempo della serata la sinfonia di Schumann. Prosegue l’esecuzione muscolare nella quale il suono minimo è un mp e nel quale lo spirito Schumanniano con tutte le sue sfumature sfocia in un turbinio di sonorità che sarebbe eccesivo persino per un Berlioz.  Una serata da dimenticare.

Programma

Ludwig van Beethoven Concerto per violino e orchestra in re maggiore op.61

Robert Schumann Sinfonia n.2 in do maggiore op.61

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E-mail: giovanni.neri@unibo.it

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