Il genio lunatico di Moreni
Il genio lunatico e irrequieto del Novecento nella più ampia antologica mai realizzata: cinque mostre in cinque luoghi chiave della vita di Mattia Moreni (1920 – 1999) per celebrare il suo profondo legame con la Romagna, da settembre 2025 a maggio 2026.
Un omaggio corale a un artista che ha attraversato le principali correnti del Novecento – dal neocubismo all’informale – senza mai aderire passivamente a nessuna. Nato a Pavia nel 1920 e formatosi artisticamente a Torino, Mattia Moreni trovò nella Romagna non solo un rifugio, ma la sua patria elettiva. Proprio da questo legame prende avvio il progetto espositivo che si propone di rileggere la sua opera mettendone in luce il ruolo di lucido comunicatore e di straordinario anticipatore di temi oggi più che mai attuali.
Il ciclo espositivo Mattia Moreni. Dalla formazione all’ultimo sussulto prima della grande mutazione è iniziato il 21 settembre scorso al Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo, nella sede distaccata dedicata all’arte contemporanea dell’Ex Convento di San Francesco – con la mostra Dagli esordi ai cartelli, a cura di Davide Caroli e Claudio Spadoni, visitabile fino all’11 gennaio 2026. Oltre 40 le opere in esposizione, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private – molte delle quali raramente visibili – tra cui alcuni lavori già presentati alla Biennale di Venezia, alla quale Moreni partecipò più volte a partire dal 1948, alla Quadriennale di Roma e in importanti musei europei. Il percorso si concentra sui primi vent’anni della sua attività, un periodo ricco di premi e riconoscimenti, segnato dalle influenze dei pittori nordici, del Liberty e dei Ferraresi del Quattrocento. Ad accompagnare le opere, un’accurata documentazione che restituisce la vivacità della sua stagione giovanile, subito accolta con interesse dalla critica, tra cui anche un giovanissimo Italo Calvino che nel 1946 lo definisce «spiritato, diabolico, lunatico, irrazionale, capriccioso, bizzarro, giovane pittore di sbrigliata fantasia e orgogliosi intenti».

Si prosegue al Museo Civico San Domenico a Forlì, dove dal 18 ottobre 2025 all’11 gennaio 2026 sono esposte le opere che risalgono al periodo delle Angurie, a cura di Rocco Ronchi. Si tratta di un momento meno esplorato ma cruciale del percorso dell’artista, spostando l’attenzione da una fase iniziale segnata dalla gestualità furente dell’informale a una stagione più riflessiva, dove l’immaginazione si intreccia con la memoria.
Dopo l’epoca eroica e incendiaria delle epifanie cosmiche, dei “Cartelli” enigmatici e perturbanti, dei “Meli” e delle erbe contaminate, delle “Nuvole” e delle “Baracche”, entra in scena l’“Anguria”, oggetto popolare visto nei cartelli stradali delle estati romagnole. Ma non è più un semplice frutto: l’anguria si trasforma, assume fisionomie diverse, si fa corpo e metafora, in un processo di metamorfosi immaginifica che la conduce fino a forme femminee.

Diventa così metafora di eros, lussuria, crudeltà, fino a incarnare il dramma del sesso femminile percepito come superfluo, ormai ridotto a simulacro della decadenza. Una decadenza sancita dall’ingresso in scena della “Macchina”, strumento della volontà di potenza dell’uomo, che ha ormai sottratto alla donna il ruolo generativo, appropriandosi della fonte stessa della vita. È l’ultimo, impotente sussulto di un’epoca, in cui pathos e violenza si fondono in un’estrema, disperata invocazione.
Dieci anni prima, Francesco Arcangeli scriveva «non chiedete dunque conto alla nostra generazione del suo dramma, entro il crollo dei grandi miti; ascoltate la voce di uno dei suoi artisti più alti; di questa voce che ancora suona, velata dalla solitudine».

Le prossime due tappe del progetto coinvolgono il Museo d’Arte Moderna di Bologna dal 30 gennaio al 17 maggio 2026 – dove sarà rievocata la grande mostra del ’65 all’allora Galleria d’Arte Moderna di Bologna curata all’epoca da Francesco Arcangeli a cura di Pasquale Fameli e Claudio Spadoni e infine al ‘Mar Museo d’Arte della città di Ravenna’ dal 27 febbraio al 3 maggio 2026 saranno presentate le opere appartenenti al periodo della Regressione della specie e gli Umanoidi, a cura di Serena Simoni.
Il progetto, realizzato grazie alla preziosa collaborazione e al prestito di generosi collezionisti, è accompagnato da un catalogo edito da Dario Cimorelli Editore che include le fotografie di tutte le opere esposte nelle cinque sedi.

Immagine di copertina: Moreni nel suo studio nel 1999, Ph Knapp

