Il maestro Harding dirige la Mahler Chamber Orchestra con la violinista Alina Ibragimova

di Giovanni Neri

Lo scorso 31 maggio all’Auditorium Manzoni di Bologna si sono esibiti il conductor laureate Daniel Harding e la sua Mahler Chamber Orchestra, accompagnati dalla trentaseienne violinista russa Alina Ibragimova. 

Un concerto potenzialmente di alta qualità sia per l’orchestra che per il direttore. Ma il risultato è stato inferiore alle aspettative. Harding sembra non avere sufficiente controllo degli ottoni (trombe e tromboni) come dei timpani che in molti casi eccedono di sonorità, almeno in rapporto alla dimensione della sala. In termini di volume di suono, Harding non si fa mancare nulla e ne fa le spese il violino della Ibragimova che risulta regolarmente sovrastato dall’orchestra (viene da domandarsi se hanno effettuato prove). La violinista russa naturalizzata inglese è dotata di un’ottima tecnica ma di un suono flebile e in molti casi monotono. E per di più ha impresso un ritmo forsennato all’ultimo tempo del concerto di Mendelssohn il che, inevitabilmente, riduce il volume del suono: in alcuni acuti “piano” è risultato quasi inudibile. La tecnica violinistica è certamente una componente importante di una esecuzione ma l’interpretazione necessita di eguale attenzione e nel celeberrimo concerto del compositore amburghese è venuta spesso a mancare. Un concerto notoriamente di durata ridotta ma ciò nonostante la Ibragimova non ha degnato il pubblico di alcun bis anche se abbastanza applaudita (comunque non un successo a cinque stelle). L’impressione (ma è solo un’impressione) è che fra il direttore e la violinista non ci fosse quella armonia esecutiva e personale necessaria in un concerto con solista.  Quanto all’esecuzione di Harding ne abbiamo già accennato all’inizio del post. Al direttore inglese piacciono certamente le grandi contrapposizioni sonore. Ad esempio l’introduzione dell’Egmont è risultata troppo trattenuta facendone perdere il significato musicale. Ovviamente ha trovato terreno fertile nella sinfonia di Dvořák con quel secondo e terzo tempo sfavillanti e multitematici. Ma il risultato non è stato certamente di grande valore: un’esecuzione non memorabile.

 

Programma

Ludwig van Beethoven Egmont ouverture in fa minore op.84

Felix Mendelssohn-Barthold Concerto in mi minore per violino e orchestra op.64

Antonín Dvořák Sinfonia n.7 in re minore op.70

Leggi anche il blog Kurvenal dell’autore Giovanni Neri

E-mail: giovanni.neri@unibo.it

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