Il Mambo ospita l’artista ucraina fuggita dalla guerra Mariia Proshkovska e suo figlio Illya

Il Mambo dedica alla comunità artistica ucraina un’edizione speciale del Programma di Residenze Rose ospitando Mariia Proshkovska. La presenza a Bologna dell’artista sarà un’opportunità per ascoltare e diffondere le voci di altri artisti e curatori ucraini e riflettere sulle conseguenze della guerra che, oltre alle vite della popolazione civile, sta minando l’arte e la cultura di questa nazione. 

Vlaziv, 2017, Foto Andrii Lobov, Maria Proshkovska © copyright 2021

Mariia Proshkovska è nata nel 1986 a Kyiv, dove vive e lavora e dove ora è rimasto suo marito, militante. A Bologna arriva con Illya, suo figlio di 6 anni. «Non abbiamo preso quasi nulla perché quando scappi da una guerra capisci che la tua vita vale più di quello che hai lasciato indietro» racconta l’artista in conferenza stampa al museo. 

La ricerca di Proshkovska è orientata – tra le altre cose – ai temi della sessualizzazione e della reificazione del corpo femminile. Nel 2017 vince il premio speciale Muhi con Vlazivist (Vulnerabilità), un autoritratto in cui l’artista è nuda con le ginocchia premute sullo stomaco nel tentativo di nascondersi. L’istallazione, posta sul pavimento del Museo nazionale Taras Shevchenko di Kiev, è stata vissuta dal pubblico in modi contrastanti: la maggior parte delle persone ci ha camminato attentamente intorno cercando di non calpestarla ma per alcuni è risultata disturbante. Emblematici gli aneddoti che l’artista ha raccontato a Vogue UA nell’agosto scorso: prima del concorso, il lavoro è stato esposto all’Istituto d’Arte Contemporanea di Kiev dove una bambina lo ha teneramente coperto con la sua sciarpa e quando l’opera è stata collocata nel Gulliver Business Center della città, dove era previsto che vi rimanesse per un mese, in realtà è durata solo una settimana. «Un uomo – racconta Mariia – ha scritto una lettera chiedendo la rimozione del lavoro perché non ha dato il permesso per la sua partecipazione a spettacoli, e una ragazza ha chiesto scherzosamente di attaccare la foto di un uomo nudo sul pavimento per mantenere l’uguaglianza di genere». 

Ark number 19861001, Foto Andrii Lobov Maria Proshkovska © copyright 2021

Il corpo come luogo di conflitto torna ricorrente nel suo lavoro, come in The Ark, in cui l’artista si chiude in un sacco di plastica trasparente. Ogni sua performance, come racconta lei stessa «è la mia opportunità per dire che ogni corpo è bello. Non c’è bisogno di nascondersi. Voglio – come donna, artista, femminista – che siamo unite, che non ci giudichiamo a vicenda». Una delle sue immagini più celebri e diffuse la raffigura in primo piano con un pezzo di carta attaccato alla fronte con la scritta мізогінія (misoginia) barrata a testimoniare la necessità di cancellare la parola e tutto ciò che racchiude: lo scatto è collegato al progetto Feminine, a cura di Maryna Shcherbenko, presentato al Kyiv Pride nel 2019 e dedicato alla legittimazione delle donne transgender nella comunità femminile ucraina.

In occasione di questo lavoro, l’artista ha frequentato per sei mesi cinque donne transgender, scoprendo che anche lei stessa è vittima, come tutti, di pregiudizi: «ho notato che anche io, persona di ampie vedute, ho costruito una struttura nella mia testa […]. Che diritto ho di costruire questo muro? Nessuno di noi può essere condannato». L’esperienza, di cui resta testimonianza nel reportage fotografico di Serhiy Morgunov, porta l’attenzione al tema della sorellanza, su cui ruota l’intero lavoro di Mariia Proshkovska, che è entrata in contatto con il Mambo grazie alla segnalazione di Sergey Kantsedal, curatore ucraino di base a Torino e attuale direttore dello spazio non profit Associazione Barriera nel capoluogo piemontese, che sarà coinvolto, insieme a Giulia Pezzoli, nel coordinamento e nella curatela del progetto di residenza a Bologna, che le consentirà di continuare la propria ricerca in una prospettiva di apertura e confronto che si amplierà anche verso la comunità artistica del suo paese, ancora scarsamente conosciuta in Italia. 

 

Foto copertina:

Ark number 19861001, Foto Andrii Lobov Maria Proshkovska © copyright 2021

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