Il mondo interiore di Eco nella sua biblioteca

di Marcello Conti

Nell’ala della Biblioteca di via Zamboni che ospiterà i libri di Eco si manterrà l’ordine originale con cui erano disposti sugli scaffali. Un modo per restituire anche «l’ordine mentale» dello scrittore.

Lo sa bene qualunque bibliofilo, ma probabilmente anche il semplice lettore reduce da un trasloco. Come disporre i propri volumi in una libreria non è mai un atto innocente, neutro, senza implicazioni. Jorge Luis Borges, in una poesia di Elogio de la sombra, scriveva che «ordinare una biblioteca è / esercitare, in silenzio e modestia, / l’arte del critico». L’argentino se ne intendeva di biblioteche (sia reali che immaginarie, come la vertiginosa Biblioteca di Babele dell’omonimo racconto, grande quanto un universo e contenente qualunque testo scrivibile) e in quei versi rivelava una verità ovvia per gli amanti dei libri: disporre i volumi lungo gli scaffali, scegliere un certo ordine piuttosto che un altro, significa già esprimere dei giudizi, costruire percorsi, creare accostamenti di temi e dialoghi tra autori. Soprattutto, quell’ordine dice qualcosa sul proprietario della biblioteca, sulla sua visione della letteratura e quindi anche sulla sua visione del mondo.

Con Borges probabilmente era d’accordo Umberto Eco (che amava lo scrittore argentino e che, infatti, per omaggiarlo battezzò Jorge da Burgos un importante personaggio de Il nome della rosa: il monaco cieco custode – guarda un po’ – di una grande biblioteca). Possiamo quindi ipotizzarlo felice di sapere che i suoi libri, da poco ereditati dall’Alma Mater, nella loro nuova casa manterranno il medesimo ordine con cui li aveva sistemati nella sua biblioteca privata. È un aspetto importante sottolineato anche da Giacomo Nerozzi, responsabile gestionale della Biblioteca universitaria di Bologna, durante la conferenza stampa di presentazione del progetto: «La sfida è stata quella di creare in un ambiente nuovo la stessa atmosfera della biblioteca privata del professore. Nella nuova sede di destinazione si cercherà quindi di replicare precisamente la sede di provenienza dei libri, rispettandone la disposizione originaria che corrisponde anche all’ordine mentale dello scrittore».

Già, l’ordine mentale di Umberto Eco, che è un po’ come dire il suo mondo interiore, nutrito in buona parte da libri ed erudizione, che si riverbera anche in tutte quelle annotazioni a margine, appunti, commenti e scarabocchi i quali arricchiscono ulteriormente il già inestimabile patrimonio intellettuale di 44mila libri. La loro futura dimora sarà (l’inaugurazione è prevista tra la primavera e l’estate del 2022) nel cuore stesso degli studi umanistici bolognesi, in via Zamboni, in un’ala della biblioteca universitaria che dà su piazza Puntoni. La notizia è arrivata a cinque anni dalla scomparsa di Eco e proprio nel corso dell’annata in cui il “suo” Dams spegne cinquanta candeline.

L’affidamento della biblioteca di Eco a Unibo è arrivata al termine di una trattativa lunga e complessa. «Nel suo testamento ci ha obbligato a non fare convegni su di lui per dieci anni, ma non ha detto niente sui suoi libri», hanno fatto sapere i figli Stefano e Carlotta. «Lo abbiamo interpretato come un grande gesto di fiducia, ci ha dato la libertà di scegliere e crediamo, donando la biblioteca moderna alla sua Università, di aver scelto bene. L’interlocuzione con l’ateneo è durata un po’, ma credo che alla fine la soluzione trovata sia nello spirito di nostro padre». Lo spirito di Umberto Eco che continuerà a lungo a stare a Bologna, anche attraverso i suoi libri.

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