Il Museo che si racconta
Il Museo d’Arte Moderna di Bologna continua la ricognizione della propria storia, avviata lo scorso 15 aprile con la mostra “Antonio Masotti. Nascita di un museo”, e lo fa, ancora una volta, attraverso il lavoro del celebre fotografo con la mostra “Antonio Masotti. Sulla scena del museo”, curata da Uliana Zanetti, con la collaborazione di Francesca Nalon, visitabile fino al 21 settembre 2025 nel Foyer del museo.
Dopo aver reso fruibili al pubblico gli scatti di Antonio Masotti (Calderara di Reno, 1918 – Bologna, 2003) tratti dal servizio fotografico dedicato ai lavori di allestimento della nuova sede della Galleria d’Arte Moderna di Bologna, inaugurata nel quartiere fieristico il 1° maggio 1975 (qui), con questa seconda esposizione si torna a rivisitare alcuni episodi che hanno caratterizzato i cinquant’anni di storia della Galleria d’Arte Moderna di Bologna ripresi dal fotografo nel corso del suo rapporto ultraventennale con il museo, durante il quale egli fu spesso incaricato di documentare inaugurazioni, mostre ed eventi ospitati dalla realtà museale nei propri spazi. In tutte le fotografie in mostra la Galleria d’Arte Moderna di Bologna è rappresentata come un luogo vivente, un teatro pubblico in cui le azioni di ogni partecipante, addetto ai lavori o visitatore, contribuiscono alla costruzione di una scena in continua evoluzione.

Le rassegne documentate in mostra sono tra le più caratteristiche dell’attività espositiva nel Museo: “Origini dell’arte”, curata da Giorgio Celli e “L’inconscio cibernetico”, curata da Giovanni Maria Accame, Giorgio Celli e Franco Solmi nel 1975, “Europa/America. L’astrazione determinata,” curata da Flavio Caroli nel 1976, “Giulio Paolini. Hotel de l’Univers” a Villa delle Rose del 1990, “Anni Novanta”, curata da Renato Barilli nel 1991 e, esposte per la prima volta al pubblico, alcune pagine dell’album in cui sono conservati i provini del servizio commissionato ad Antonio Masotti per documentare la prima Settimana Internazionale della Performance, curata da Renato Barilli, Francesca Alinovi e Roberto Daolio nel 1977.
“Origini dell’arte” si collocava tra le iniziative di carattere didattico e interdisciplinare che, grazie all’etologo Giorgio Celli, esploravano l’arte da una prospettiva scientifica per diffondere una cultura ecologista fondata sulle similarità di fondo tra tutti gli organismi che abitano il pianeta, per i quali l’arte è «azione, tentativo di completare il mondo, testimonianza di esserci, modalità biologica di sopravvivenza».
“L’inconscio cibernetico”, nato dalla collaborazione con il Teatro Comunale di Bologna, ospitò uno spettacolo sperimentale che lo stesso Teatro Comunale aveva predisposto nel 1973 per l’Espace Pierre Cardin di Parigi. Il complesso apparato scenico, di cui Antonio Masotti documentò l’allestimento, era gestito da un cervello elettronico appositamente progettato e programmato. Lo spettacolo, replicato due volte ogni sera, era concepito come un itinerario iniziatico in tre tappe all’interno di una sorta di labirinto interattivo, in cui i vari dispositivi luminosi e sonori si attivavano in seguito ad alcuni gesti precisi che gli spettatori erano invitati a compiere: in questo modo le persone, con i loro comportamenti, determinavano uno spettacolo ogni volta diverso.

In occasione della mostra “Europa/America”, Heinz Mack, invitato come esponente del Gruppo Zero di Düsseldorf insieme a Otto Piene e Günther Ücker, realizzò un ambiente intitolato Moving mirror-cube in silver-space, con pareti rivestite di fogli specchianti e dotato di una particolare illuminazione. Per la personale a Villa delle Rose di Giulio Paolini Antonio Masotti eseguì invece il servizio dell’inaugurazione, domenica 27 maggio 1990, ritraendo con la sua consueta sensibilità i visitatori della mostra: in una delle fotografie esposte si riconosce Giulio Paolini mentre mostra una delle sue opere a Giuliano Briganti e Luisa Laureati.
Sono poi presenti immagini della performance Mezzogiorno a Alimena di Gina Pane del 1978 (in cui Masotti coglie l’artista mentre esegue un movimento insolitamente veloce per lei, che in genere svolgeva le sue azioni lentamente e con estrema concentrazione) e dell’installazione Ebrea di Fabio Mauri, entrambe nel 1978 e immagini che documentano Anche Bologna! Primo Ballo degli artisti bolognesi, la festa che si tenne alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna nel 1982 con l’intento di creare un’occasione di incontro tra il museo, gli artisti e la città.
Immagine di copertina: Antonio Masotti, Giuseppe Chiari alla mostra Fluxus, sezione di Metafisica del quotidiano, Galleria d’Arte Moderna di Bologna, 1978 Courtesy Mambo – Museo d’Arte Moderna di Bologna | Settore Musei Civici Bologna e Archivio Antonio Masotti

