Il Museo Lercaro omaggia Pinuccia Bernardoni

Aperture è la mostra con cui Museo Lercaro (Bologna, via Riva di Reno, 5) rende omaggio a Pinuccia Bernardoni, artista di origini toscane da anni attiva a Bologna. A cura di Silvia Evangelisti e Giovanni Gardini, il progetto – inaugurato lo scorso 20 novembre 2025 nell’ambito della rassegna Osservatorio sull’arte 2025 e visitabile fino al prossimo 11 gennaio 2026 – presenta una selezione di opere che offrono una panoramica completa sulla ricerca di un’artista intensa e poliedrica.

Aperture restituisce il ritratto di un’artista già affermata, capace di esplorare nuovi territori della sperimentazione senza mai tradire la propria poetica distintiva. Nata a Bientina, in provincia di Pisa, Pinuccia Bernardoni sceglie Bologna come città di adozione: vi si trasferisce nel 1976, entrando a contatto con il vivace panorama artistico cittadino degli anni Settanta e Ottanta. In oltre quarant’anni di intensa attività, Bernardoni sviluppa un linguaggio fortemente personale e identitario, caratterizzato dall’esplorazione di materiali tradizionali come ferro e piombo, affiancati a sperimentazioni su supporti meno convenzionali, quali carta di riso e foglie.

Pinuccia Bernardoni, Cammei in foglie, 2024, ph. Sara Cosimini

Con il tempo, la ricerca di Bernardoni sviluppa una particolare affinità con la carta, che da semplice supporto per il disegno si trasforma in scultura, installazione e, più in generale, in un veicolo di presenza. Nella sua poetica, scultura e disegno non sono discipline separate, ma processi interconnessi, strumenti complementari per esplorare lo spazio e il segno. Natura, memoria, corpo e spazio vengono esplorati attraverso materiali organici e interventi di manipolazione diretta. Il piombo e il ferro impiegati nei primi anni si trasformano nelle sue mani in elementi duttili e leggeri, assumendo una qualità sorprendente e apparentemente impossibile da ottenere. Artefice dell’impalpabile, Bernardoni alimenta la sua ricerca con un dialogo costante tra mente e corpo, in un universo circoscritto popolato da forme elementari che, al contatto con il mondo esterno, si trasformano e prendono nuova vita.

Pinuccia Bernardoni, Architettura ovale, 1996, ph. Sara Cosimini

La luce e l’aria, da semplici variabili inattese, si trasformano in veri e propri media artistici, diventando preziose alleate di Bernardoni nello sviluppo della sua ricerca, sempre più concentrata sulle potenzialità della materia e sulla sua capacità di oltrepassare i confini tradizionali dell’opera d’arte. Affascinata dagli effetti generati dall’incontro di materiali diversi e talvolta opposti, Bernardoni combina carta e foglie con marmo e ferro, intervenendo su ciascuno in modi specifici per esaltarne le qualità intrinseche. Le composizioni che ne derivano, come Composizione n.1 (1993) e Nilo (1994), esprimono tutta l’ambiguità di una costruzione che rompe la parete della terza dimensione, pur restando delimitata nel proprio spazio. Bernardoni lavora per stratificazioni, evitando ogni tentativo di inquadramento rigido e l’imposizione di una razionalità troppo ordinata: le sue opere si muovono in uno spazio sospeso e precario, giocando sull’ambiguità tra forme tridimensionali e costruzioni piane che le celano parzialmente.

Aperture, Installation View, ph. Sara Cosimini

Lo spazio molteplice di Bernardoni è abitato da forme definite ma mutevoli, che conquistano lo spazio e si trasformano alla luce, la quale ne modifica la struttura restituendo continuamente nuovi e inaspettati ritratti. Il colore diventa un elemento cardine della sua ricerca: specchio di una personalità vivace e impetuosa, come nell’imperscrutabile e magnetica Autobiografia in rosso (2017) o strumento di introspezione e silenziosa analisi, come in Cammei in foglie (2024), la materia cromatica rivela un universo di vibrazioni sottese, capaci di scuotere e animare la superficie delle opere. In Aperture, la ricerca sincera e introspettiva di Bernardoni si manifesta come un autoritratto sviluppato lungo quattro decenni, offrendo al pubblico il ritratto di un’artista dall’aspetto esterno minuto e fragile, ma che custodisce nel profondo la forza più indomita e selvaggia della natura.

Pinuccia Bernardoni, Autobiografia in rosso, 2017, ph. Sara Cosimini

Foto copertina:Pinuccia Bernardoni, Composizione n 1, 1993, ph. Sara Cosimini

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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