Il poeta e le sardine

di Marco Bortolotti

Davide Rondoni fa il poeta e adotta i versi famosi: “ è del poeta il fin la meraviglia, chi non fa meravigliar vada alla striglia”. Sul Corriere della sera del 27 gennaio, intervistato da Claudia Valtattorni, dice cose poetiche e meravigliose, cioè stupefacenti ed incongrue: le sardine sono state “studiate a tavolino nell’ufficio di Romano Prodi”. Un autorevole signore di ottanta anni, avrebbe immaginato con tanta fantasia l’evento e il seguito clamoroso! Davide Rondoni ha dimenticato la sua gioventù da sardina. Lo ricordo negli anni del nono centenario (1988) quando diffondeva il giornale murale La fionda di Davide incitando e proclamando; quando, studente eletto da Comunione e liberazione, sedeva in Consiglio, quando, sorretto dall’amministrazione cioè dall’Archivio storico, vedeva nascere il Centro di Poesia Contemporanea, una delle sue idee innovatrici. Commentando con spregio lo straordinario fenomeno delle sardine, Davide mostra l’irritante presunzione degli adulti che suppongono di conoscere i sogni dei giovani. Dovrebbe pur ricordarsi che poesia, arte, politica, musica e teatro, nelle forme iniziali, ieri come oggi, nascono da esperienze giovanili studentesche indicative di un contesto culturale universitario fertile di invenzioni con vario orizzonte di temi e registri. Torni a scuola visitando il museo europeo degli Studenti. Per finire, se aveva in tasca la clamorosa notizia, perché non l’ha detta prima delle elezioni? A cose fatte, le sue parole hanno il sapore e sostanza di uno sfogo rancoroso e maldicente.

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