Il Sessantotto lungo la via Emilia // Il libro di Gambetta, Molinari e Morgagni

Nella foto in alto: 8 aprile 1968. L’Istituto di Fisica dell’Università è occupato dagli studenti per 70 giorni. In aprile un gruppo di docenti, alcuni dei quali molto noti in campo scientifico, effettuano una contro-occupazione che ha grande risalto sui media nazionali. Gli studenti picchettano l’ingresso per isolarli e occupano la sede centrale dell’Università. Archivio storico dell’Università di Bologna foto Luciano Nicolini.

di Marcello Celeghini

Il Sessantotto lungo la Via Emilia” è uno sforzo intellettuale notevole reso possibile grazie alla competenza dei tre ricercatori Gambetta, Molinari e Morgagni e alla fattiva collaborazione instauratasi tra gli istituti storici della regione. Il progetto, coordinato da Metella Montanari, oltre questo libro, ha prodotto  il portale viaemilia68.it.

Un volume che racchiude in se l’essenza del fenomeno sessantottino nelle diverse città emiliano romagnole mettendo in risalto le peculiarità di ogni contesto cittadino e i punti in comune ma, soprattutto, la contaminazione che ogni realtà cittadina ha avuto nei confronti dell’altra. È presente, senza dubbio, un centro propulsore che funge da antenna per la profonda mobilitazione di quei mesi: Bologna, che nel corso della sua storia universitaria millenaria si era fatta più volte portatrice delle istanze di rinnovamento che da sempre sono state l’essenza del mondo studentesco, ancora una volta ha svolto la funzione di apripista di questo momento epocale che, in poco più di due anni, mette pesantemente in discussione lo status quo.

Gli operai della Salamini bloccano la linea ferroviaria Milano-Bologna. Parma, marzo 1969.

Questa forza propulsiva anche in Emilia Romagna parte dal mondo giovanile, in particolare quello universitario, fino a mobilitare una diversità di altri attori che manifestano una esigenza di maggiore partecipazione, criticano le strutture politiche e sociali dominanti e auspicano un allargamento degli spazi di democrazia rivendicando nuovi diritti. Anche la politica si trova impreparata nel misurarsi con questa spinta innovatrice forte e dirompente: in particolar modo il Pci pur appoggiando le istanze propugnate dai manifestanti, non riesce ad incanalare il movimento sessantottino nei ranghi del partito e, anzi, vede minacciata fortemente la propria prerogativa di forza politica che mira al progresso sociale. La ricerca prende in esame gli accadimenti tra il 1967 e il 1969 in modo da mostrare in modo inequivocabile il punto di rottura avvenuto nel 1968 ma consentendo anche di apprezzare in parte la scia di conseguenze e cambiamenti che inevitabilmente è travalicata nel decennio successivo. È felice la scelta di dividere in tre diversi saggi la monografia poiché consente al lettore di vedere come da diversi punti e ambiti di indagine si arriva a far convergere l’attenzione sull’evoluzione della protesta studentesca in Emilia Romagna. Il primo saggio mostra dove e come si è sviluppata, e poi articolata, la protesta studentesca: ci si trova davanti ad un fenomeno policentrico, sicuramente con realtà che maggiormente hanno saputo dare voce alle istanze degli studenti, ma nessuna di queste è stata in grado di rappresentare il movimento emiliano romagnolo nella sua totalità. Se vi erano peculiarità in ogni realtà, al contrario il linguaggio e i temi della protesta esprimevano globalità e perfetta sintonia con le istanze propugnate nei maggiori centri della protesta in Italia. Il saggio mostra in modo corretto come il centro della protesta, la miccia che ha innescato il cambiamento, fosse il mondo universitario bolognese in primis e poi modenese, ferrarese e parmigiano, ma anche come da lì, ben presto, l’eco della protesta si sia spostato rapidamente anche negli istituti superiori e nei licei della regione. Ed è li che il fenomeno si radicalizza: mentre nel mondo universitario, dopo la primavera calda del ’68, prevaleva la volontà di riconciliazione, nelle scuole superiori la protesta assumeva maggiore vivacità e facendo sentire i suoi effetti anche nei primi anni Settanta a suon di manifestazioni, occupazioni e scioperi. Il secondo saggio invece ben individua come la protesta studentesca nella nostra regione, pur mettendo come primo obiettivo il miglioramento del sistema educativo italiano in termini di accessibilità e innovazione dei metodi, didattici, fuoriesca fin da subito dalle aule scolastiche e universitarie abbracciando le lotte rivoluzionarie in ogni ambito sociale. Testimonianza di ciò sono i cortei, i volantinaggi nelle piazze, i sit-in in occasione di particolari eventi rito dell’elite capitalistica che si verificano in particolar modo nel corso del 1969 più o meno in tutti i maggiori centri emiliano romagnoli.

Occupazione della Cattedrale di Parma . 14 settembre 1968, Foto di Giovanni Ferraguti.

Gli studenti sposano fin da subito le lotte operaie, la protesta pacifista, l’antifascismo e non tentennano nello scendere in campo per questi ideali sociali: caso emblematico di questa solidarietà studentesca è uno degli episodi che racconta Gambetta accaduto a Ferrara nel novembre del 1969 quando, al termine di un comizio sindacale in difesa dei lavoratori dell’Eridania, si forma un corteo di studenti e lavoratori che giunge fin sotto il Castello Estense dove è riunito il Consiglio provinciale, li si scatena una carica della polizia che lascia al suolo diversi feriti.

Occupazione Liceo artistico Ravenna 1968 (Fondo Pci, Istituto storico di Ravenna)

Il presidente della Provincia a quel punto accoglie i dimostranti nella stanza del Consiglio e, successivamente, insieme ai dimostranti e ad altri esponenti politici forma un corteo che giunge fin davanti al Municipio dove una nuova assemblea condanna la repressione poliziesca ed esprime vicinanza alle sorti dei lavoratori Eridania. Questo particolare episodio è assai utile come chiave di lettura per il terzo e ultimo saggio della monografia del giovane ricercatore Morgagni che riesce nell’arduo compito di mettere in luce il comportamento spiazzato, e forse impreparato, del mondo politico e istituzionale emiliano romagnolo davanti alla pregnanza e alla diffusione del movimento studentesco. L’episodio sopra descritto, infatti, mostra con chiarezza come le istituzioni locali emiliano romagnole, saldamente in mano al Pci, provino ad incanalare la protesta all’interno della sfera partitica tradizionale riconoscendo gli studenti come interlocutori anche attraverso la capacità di mediare che il Partito impiegava già abitualmente nelle vertenze sindacali. A dispetto di ciò, il movimento studentesco emiliano romagnolo, nonostante l’apertura dei comunisti che in regione detenevano il potere nella gran parte delle istituzioni locali, non perse mai la propria autonomia decisionale che lo poneva come soggetto contro il sistema e per questo motivo contro lo stesso establishment comunista. A rendere ancora più completa la pubblicazione di questo importante lavoro di ricerca ci sono un cospicuo apparato fotografico dei diversi momenti della protesta studentesca nelle sue diverse declinazioni nelle diverse città della regione e una assai utile cronologia degli avvenimenti che contrassegnarono le varie fasi della lotta studentesca suddivisa per anni (1967,1968, 1969) nelle diverse città della regione. L’apparato fotografico è stato reso possibile grazie alla corposa documentazione fotografica conservata presso gli istituti storici della regione e negli archivi nelle varie città. Proprio il ruolo degli istituti storici delle diverse province emiliano romagnole si è rivelato ancora una volta fondamentale sia per quanto riguarda il reperimento delle fonti da cui attingere per la ricerca sia per quanto riguarda il ruolo di coordinamento e di divulgazione culturale della memoria del Novecento.

Manifestazione studentesca a Forlì. Archivio Camera del lavoro di forlì (istituto storico di Forlì-Cesena.

È stato grazie alla Rete degli istituti storici, infatti, se lo scorso anno, in occasione del cinquantesimo del movimento sessantottino, si è concretizzato il progetto di un portale (www.viaemilia68.it) nel quale è stata inserita una cospicua mole di documenti raccolti proprio dagli istituti storici emiliano-romagnoli. Il portale offre una panoramica sui luoghi e sui principali avvenimenti nella regione in quegli anni, anche attraverso video-interviste ad alcuni protagonisti di quel periodo ‘caldo’. Questo prezioso lavoro di documentazione, ora fruibile a tutti attraverso il portale online, è stato reso possibile attraverso i contributi regionali disposti grazie alla L.R. n. 3/2016 “Memoria del Novecento.

Polizia e studenti durante uno sciopero davanti al Provveditorato. Modena 15 novembre 1968 (ISTMO).

Promozione e sostegno alle attività di valorizzazione della storia del Novecento” che ha assicurato la giusta considerazione per lo studio dell’evoluzione storica della nostra regione nel corso del secolo scorso e una importante misura a sostegno dei tanti giovani ricercatori che si occupano di storia contemporanea che trovano proprio negli istituti storici della regione un luogo dove poter svolgere al meglio il loro compito e la loro professione. Nondimeno la Legge Regionale consente agli istituti storici di potere ottenere contributi nell’organizzazione di eventi, conferenze e mostre, frutto dell’attività di ricerca, che siano inerenti la storia del Novecento. Una presenza in buona salute quella degli istituti storici quanto mai necessaria nel nostro presente in veste di luoghi in cui la storia recente, o quantomeno con importanti riflessi nel nostro presente, viene studiata e ‘protetta’ dai pericolosi tentativi revisionisti che stanno via via riemergendo.

Liceo classico occupato dagli studenti, Rimini 31 ottobre 1968. Fondo Minghini, Biblioteca Gambalunga Rimini.

Gli Istituti in questo frangente storico saranno sempre più chiamati a svolgere un’altra importante funzione, ovvero quella di ‘difensori’ dell’insegnamento scolastico della Storia che in una tendenza degli ultimi anni viene sempre più marginalizzato nella programmazione scolastica e che dal prossimo esame di maturità pare non sia neppure più contemplato tra le tracce della prima prova con il tema di argomento storico per volontà ministeriale. Una pericolosa deriva a vivere solo ed esclusivamente di presente che chi si occupa di storia e di cultura sarà chiamato a contrastare nel merito. Un’apatia verso la storia e la politica che il lavoro di Gambetta, Molinari e Morgagni, ricordando un’epoca di passione come quella del Sessantotto, provano a smuovere nelle coscienze di tutti noi.

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