Il Tennis: la forza della mente

Nel tempo si è andata sempre più consolidando la percezione del tennis come ‘sport della mente’, appartenente cioè alla più ampia categoria degli ‘sport ad abilità aperte’ (open skill), dove l’atleta si trova a confrontarsi con situazioni estremamente mutevoli, verso le quali deve conservare un atteggiamento concentrato e positivo. In questo contesto la ‘testa’ può fare effettivamente la differenza, e quindi occorre allenarla coerentemente. Abbiamo parlato di questo tema con Pier Luigi Garotti, già professore associato presso il dipartimento di psicologia, sede di Cesena, dell’Università di Bologna e tra i massimi esperti di psicologia dello sport.

Prof. Pier Luigi Garotti

In una recente intervista, Novak Djokovic ha affermato: “Le emozioni sono dappertutto, ma sento che posso rientrare nella partita più velocemente e facilmente di quanto facessi prima, posso controllare la mia mente”. Gli aspetti che entrano in gioco nello sport in generale, e nel tennis in particolare, sono diversi. Quando si parla di alta prestazione dell’atleta, si fa riferimento sia all’allenamento fisico, sia alla tecnica, sia agli apprendimenti che permettono di sviluppare al meglio le abilità mentali. Vanno presi in considerazione anche il contesto sociale e i rapporti con l’allenatore, il preparatore atletico e l’intero team a supporto. “I livelli di prestazione e di performance non dipendono solo dall’aspetto mentale – sottolinea il professore Garotti – ma è di certo fondamentale comprendere quanto l’essere in grado di utilizzare una serie di acquisizioni e pratiche mentali possa contribuire a mantenere e a migliorare la prestazione dell’atleta”.

Negli sport di contesto open skill le capacità mentali, cognitive e di elaborazione dell’informazione da parte dell’atleta sono decisive. Dunque risultano essenziali alcuni elementi della psicologia applicata allo sport, cioè la percezione e l’attenzione, dalle quali poi deriva la concentrazione. E’ importante che il tennista percepisca correttamente le informazioni provenienti dal mondo esterno. A questo proposito conferma Garotti: “Con riferimento all’allenamento mentale (ad esempio grazie a tecniche di visualizzazione che riguardano il lavoro sull’azione motoria in sé, ovvero la battuta, il rovescio, la discesa a rete, nda), è rilevante prima di tutto che il tennista abbia un’idea, un prototipo, di quella che può essere l’azione migliore da fare. Poi, successivamente, sul piano dell’azione reale di gioco, dovrà essere in grado di replicarla”. 

Quando si parla di abilità mentali da sviluppare si intende fare riferimento al raggiungimento della cosiddetta big performance, andando cioè oltre il proprio potenziale, oltre le proprie capacità. Ci sono situazioni di gioco nel tennis nelle quali l’atleta non ce la fa più, anche fisicamente, ma continua a giocare e riesce ugualmente a vincere. Secondo Garotti, “è necessario avere anche una buona self efficacy, cioè essere in grado di capire qual è la propria capacità di essere efficaci e di avere degli obiettivi realistici. Questi elementi intervengono nel programma di allenamento mentale, appunto impostando una serie di attività immaginative. Si tratta di fare in modo che l’atleta possa trovare delle modalità di risposta che finiscano per essere inglobate in una sorta di promemoria del proprio spazio mentale, poi riprese ed utilizzate durante la gara”. 

Poiché il contesto sportivo competitivo implica anche un coinvolgimento di tipo psicologico ed emotivo, le tecniche di allenamento mentale riguardano la gestione sia di situazioni di movimento, sia di situazioni che possano evocare stress e ansia. “Con riferimento a quest’ultimo aspettosottolinea ancora Garottiè un training mentale specifico, sul modo in cui reagire, per gestire queste situazioni emozionali che si possono verificare e per imparare come regolare le proprie reazioni emotive”. 

Un ulteriore tema cruciale nella preparazione del tennista è quello della capacità di gestione dell’errore. Più precisamente, si tratta della gestione delle reazioni a fronte di situazioni impreviste o complicate durante la gara. Sotto questo punto di vista, è fondamentale che il tennista non concentri tutta la sua attenzione sullo specifico esito di uno scambio o di un game. “Quando un tennista commette un doppio errore in battuta oppure sbaglia un colpo in apparenza facileconclude Garottila sua reazione fondamentalmente dipende proprio dall’allenamento mentale, dal training che è stato fatto con l’allenatore e il team per affrontare queste situazioni. Se fa un errore, non deve pensarci: serve consapevolezza sul fatto che l’errore può sempre accadere nel corso della partita, ne è una parte integrante. Piuttosto deve ripetere tra sé e sé (self talk) delle frasi ad hoc per concentrarsi ancora di più e per non farsi coinvolgere dallo stress. Esistono frasi fatte che vengono usate da ‘detonatore’ per cercare di migliorare ancora di più la propria prestazione. Qualche esempio? Non prenderà più un mio colpo, Sono forte e vinco.  Queste frasi tendono ad aumentare la capacità del tennista di mantenere un alto livello di prestazione e di ottenere il risultato sperato. Certo, per vincere non basta la preparazione mentale, ma nessun tennista di alto livello ne è sprovvistoconclude il professore Garotti.

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