Il violinista Giuseppe Gibboni diretto da Oksana Lyniv all’Auditorium Manzoni

di Giovanni Neri.

La direttrice Oksana Lyniv ha diretto lo scorso 11 febbraio, il giovanissimo musicista Giuseppe Gibboni (violino) e l’Orchestra del Comunale, in un concerto per violino e orchestra n. 1 in re maggiore, opera n. 6 di Niccolò Paganini e la sinfonia n. 4  in mi bemolle maggiore, ‘Romantica’ di Anton Bruckner. 

La maturità e l’intelligenza musicale di un interprete – nel caso il giovane violinista Gibboni – si misurano anche dalla scelta dei brani eseguiti. Dopo una ridicolmente ipertrofica e – manco a dirlo – ultravirtuosistica  cadenza (molti minuti) nel primo tempo del concerto per violino  e orchestra di Paganini (non un capolavoro) viene riproposto come secondo bis l’ultimo capriccio dello stesso compositore, ‘ad abundantiam’, come se le capacità tecniche (assolutamente di prim’ordine) non fossero state sufficientemente espresse.

Fortunatamente come primo bis una sarabanda bachiana ha permesso di intuire che dietro allo sbarramento tecnico esiste anche un po’ di sensibilità musicale anche se l’esecuzione è apparsa più orientata a sottolineare i bicordi e tricordi che a sviscerare il significato profondo del bellissimo brano. Non tutte le esecuzioni paganiniane sono risultate immacolate: qualche difetto di intonazione (specialmente nel capriccio) avrebbe potuto essere evitato se soltanto la velocità esecutiva fosse stata sottomessa alla intensità espressiva. Non si sente proprio la necessità di esecutori muscolari (qualcuno ha presente Matsuev o la Buniatishvili nel campo pianistico?) ma di veri musicisti capaci di esprimere le proprie capacità in un repertorio più vasto e musicalmente più articolato. Gibboni è giovane e pensa (come purtroppo molti giovani) che strabiliare un pubblico di bocca buona sia la via del successo. Mi permetto di obiettare che esistono altre vie, forse più difficili e pericolose da percorrere, ma foriere di successi più a lungo periodo. Quanto alla Lyniv ha confermato le sue non comuni doti di direttrice, in una partitura – come spesso in Bruckner – diseguale e in molti punti frammentaria. Forse dovrebbe meglio tenere a freno gli ottoni (trombe e e tromboni intendo) che in alcune parti hanno sovraccaricato l’udito del pubblico e che nonostante la dimensione del Manzoni sia ragguardevole sono risultati di molto eccessivi. Ma ci sono anche elementi più che positivi e fra questi le esecuzioni dei corni, finalmente immacolate. Cura Lyniv? Una interpretazione esuberante di una sinfonia in alcune parti molto nota ma che avrebbe potuto godere di una migliore qualità. Ma il matrimonio fra direttore (-trice) e orchestra è processo lungo e articolato e la Lyniv promette molto in questo contesto.

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E-mail: giovanni.neri@unibo.it

 

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