IN PINACOTECA – Il Rinascimento nell’età dei Bentivoglio: dai Vivarini a Francesco Francia

 

Il Circolo propone una visita alla Pinacoteca di Bologna

accompagnati da Giacomo Alberto Calogero, PhD in Arti visive,

Professore a contratto del Dipartimento di beni culturali dell’Università di Bologna

Bologna nel 1401 diventa la città dei Bentivoglio: la liberalità della loro signoria, la vivacità della sua Università, l’importante cantiere della Basilica di San Domenico attraggono umanisti, artisti e intellettuali, come il matematico Luca Pacioli che proprio qui al principio del Cinquecento incontrerà Albrecht Dürer.

A Bologna studia Leon Battista Alberti; Jacopo della Quercia lavora alla Porta Magna di San Petronio; i ferraresi Francesco del Cossa ed Ercole de’ Roberti compiono il Polittico Griffoni e la Cappella Garganelli;  Niccolò dell’Arca crea lo struggente Compianto sul Cristo morto.

Nel 1494-1495 esule a  Bologna, un giovane Michelangelo realizza alcune statue dell’Arca di San Domenico: durante questo soggiorno approfondirà i modi di rappresentare l’energia trattenuta e le variazioni espressive di Jacopo della Quercia e delle opere ferraresi, traendone fondamentali ispirazioni nella maturazione del proprio stile

Proprio nel Cinquecento farà la sua comparsa una vera e propria “scuola bolognese”: un gruppo di artisti, tra i quali i giovani e talentuosi Francesco Francia, Lorenzo Costa, l’estroso Amico Aspertini,  rivisitatore quasi grottesco di Raffaello, che tra il 1504 e il 1506 lavora agli affreschi dell’Oratorio di Santa Cecilia, non ultimi  i fratelli veneti Antonio e Bartolomeo Vivarini, autori del Polittico sopra propostoVi  capolavoro assoluto di un momento di passaggio cruciale dell’arte del Quattrocento, ancora legata per certi aspetti alla tradizione del Gotico Internazionale, ma pronta a recepire le novità formali e spaziali dell’arte rinascimentale.

Nel 1514 il cardinale Lorenzo Pucci farà arrivare in città la pala dell’ Estasi di santa Cecilia di Raffaello, importante pietra miliare nello sviluppo della pala d’altare nel Cinquecento e un fondamentale esempio per la futura scuola emiliana del Seicento.

Iniziativa realizzata con il contributo dell’Università di Bologna

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