In viaggio con i numeri

Finite le ferie d’agosto? Se qualche giorno di vacanza non lo avete ancora consumato, allora vi consigliamo di partire con una compagna di viaggio inedita, ma che vi farà divertire: la matematica. In viaggio con i numeri è l’ultima fatica letteraria di Silvia Benvenuti professoressa all’Università di Bologna di Matematiche complementari, Didattica e storia della matematica.

Benvenuti  collabora anche con la prestigiosa rivista Prisma. Il suo è libro di divulgazione che accende i riflettori sulla matematica e su come sia fondamentale anche per creare bellezza. L’opera edita da Edt vi porterà in viaggio tra le principali città d’arte italiane. E non mancano curiosità anche su Bologna. Abbiamo intervistato l’autrice per approfondirne i temi.

La matematica pervade il mondo. È impossibile conoscere la realtà senza di essa. Dirlo appare quasi banale. Eppure le persone sembrano stupirsi di quanto essa sia rintracciabile in tutti gli aspetti della nostra quotidianità…

«C’è scarsa consapevolezza di questo. Noi releghiamo la matematica al “far di conto”. Eppure la matematica è forma, geometria, ragionamento, proporzioni…»

In Italia c’è a differenza che nei paesi anglosassoni una cultura meno scientifica?

«Sì, a partire dall’opera di Giovanni Gentile è stata creata una frattura innaturale tra cultura umanistica e scientifica, in cui quest’ultima era considerata di serie b. C’è stata una sottovalutazione della cultura scientifica e una contrapposizione tra scienza e cultura umanistica assolutamente innaturale. Oggi spero che siamo riusciti a liberarci da questa idea. C’è poi un problema di svalutazione da parte del mondo accademico della divulgazione scientifica».

In Italia però abbiamo avuto una figura come Piero Angela, recentemente scomparso…

«Un unicum, perché è riuscito a rivolgersi sia al grande pubblico suscitando interesse e sia agli accademici ricevendo rispetto».

Lei ha studiato divulgazione scientifica…

«Sì, ho frequentato il master di divulgazione scientifica Sissa di Trieste. Lì ho avuto modo di seguire una lezione video di Piero Angela e intervistare Margherita Hack nella sua casa piena di libri e gatti. Voglio ricordare altre due figure del mondo della divulgazione scientifica venute a mancare di recente: Pietro Greco e Rossella Panarese».

In Italia la divisione tra cultura umanistica e scientifica sembra ancor più assurda. Senza la matematica cosa sarebbe stato il Rinascimento? O senza la Rivoluzione scientifica il Seicento in Italia?

«Io seguo un po’ i percorsi di grandi personaggi come Dante, Galileo Galilei o Leonardo Da Vinci. Queste figure di cultura a tutto campo. Chi ha una visione da scienziato può portare spunti e idee utili e fertili anche per produrre nel mondo dell’arte cose belle e affascinanti. Separare sapere scientifico e matematico non è una buona idea. Oggi nel mondo scientifico andiamo verso la iperspecializzazione e invece è importante la comunicazione tra settori».

Per questo servono i divulgatori?

«Certo per favorire il dialogo tra discipline».

Ritorniamo al libro e ai suoi viaggi. Cosa consiglia di vedere a Bologna di interessante sotto il profilo matematico?

«Suggerisco un percorso sulle tracce dello studio della misura del tempo e delle lunghezze. La prima, la misura del tempo, attraverso la Meridiana di San Petronio. Caso raro. Perché di solito gli edifici in cui si conducevano queste indagini venivano costruiti con una finalità precisa e orientati in un certo modo. Qui invece questa finalità è successiva alla costruzione dell’edificio, quindi scopriamo una storia particolare. Poi per la misura delle lunghezze, a Palazzo della Mercanzia, troviamo una leggenda che spiega quanto misura un piede bolognese o altre unità cittadine, raffrontandole con altri sistemi di altri paesi. La matematica ha questa funzione, creare un linguaggio universale che accomuni tutti e vada oltre i particolarismi».

Forse è per questo che il fascismo la bistrattava, per questa sua forza internazionalizzante, in grado di varcare i confini e unire culture diverse?

«Certo. Mi viene da dire che padronanza della matematica è anche uno strumento di giustizia sociale. Parafrasando Italo Calvino direi che un Paese che non investe in cultura matematica è governato da chi dalla cultura non ha niente da guadagnare».

Se dovesse consigliare una gita fuoriporta, quale altra città consiglierebbe di vedere ai lettori con sguardo matematico?

«Tutte le città italiane meriterebbero un turismo matematico. Viviamo in un mondo che è scritto con caratteri matematici e l’uomo stesso lo è. Sottolineato questo, nel mio libro ho approfondito alcune curiosità sulle grandi città d’arte italiane. In particolare consiglierei Pisa e di guardare la sua Torre e la sua piazza dei Miracoli con spirito matematico…»

Un’idea più originale della solita foto in cui si regge la Torre…

«Certo, si possono trovare spunti più interessanti soffermandosi su archi e forme…»

Ha altri progetti a cui sta lavorando?

«Sto lavorando ad un’opera sulla matematica nell’arte contemporanea, approfondendo quelli che dovevano essere gli ultimi tre capitoli di “In viaggio con i numeri”. L’arte contemporanea è piena di riferimenti matematici. Anche laddove uno non penserebbe proprio ci fossero. Salvador Dalì e Pablo Picasso per esempio sono intrisi di riferimenti matematici. Poi c’è il mondo dei grandi architetti contemporanei come Renzo Piano e Santiago Calatrava che applicano le geometrie non classiche o il concetto di quarta dimensione per creare qualcosa di nuovo».

 

 

 

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