Inaffidabile Duchamp

di Pierluca Nardoni, storico dell’arte Alma Mater Studiorum

Quest’anno bisogna attendere maggio per visitare Arte Fiera e i suoi eventi collaterali. A un occhio curioso, però, le strade di Bologna regalano qualche accesso singolare al mondo dell’arte contemporanea.

Su un palazzo di largo Caduti del Lavoro, passaggio pedonale tra via Azzo Gardino e via Marconi, è comparso lo striscione pubblicitario di una ditta di restauri e consolidamenti edilizi. Lo slogan incita a non affidare i propri lavori al primo che passa, meglio ingaggiare la ditta in questione. Chi sia questo «primo che passa» ce lo dice il settore destro dello striscione, che presenta un dettaglio di L.H.O.O.Q., meglio noto come Gioconda con i baffi, realizzato nel 1919 dall’artista francese Marcel Duchamp.

Striscione pubblicitario di una ditta di restauri e consolidamenti edilizi (Ph. Pierluca Nardoni, Bologna 2022)

L’opera è uno dei ready-made con cui a inizio Novecento Duchamp ha cambiato il concetto di arte in Occidente: si tratta di oggetti comuni che vengono caricati di un senso estetico attraverso interventi minimi, come un diverso orientamento spaziale o l’aggiunta di scritte e didascalie. La Gioconda di Leonardo non è certo un oggetto comune, però lo sono le sue riproduzioni massmediatiche che hanno trasformato il dipinto leonardesco in una sorta di brand, buono per il mito della donna fatale in Baudelaire e D’Annunzio o per gli enigmi polizieschi di Dan Brown.

Nella pubblicità di largo Caduti del Lavoro l’immagine di Duchamp è tagliata al solo volto barbuto. Sparisce la scritta L.H.O.O.Q., fondamentale per la comprensione dell’opera, e compare un frammento di cornice che non sembra appartenere a nessuna delle versioni conosciute dell’opera. Se ci fidiamo dello slogan dobbiamo immaginare che Duchamp fosse un pasticcione e che l’attributo peloso sia stato un suo strano ghiribizzo. L’introduzione di qualche macchia di inchiostro a fianco della cornice conferma la lettura.

L.H.O.O.Q. o Gioconda con i baffi (1919) Marcel Duchamp. Paris, Centre Georges Pompidou

Eppure basterebbe considerare la didascalia, quel L.H.O.O.Q. che letto all’inglese (Duchamp era di casa negli Stati Uniti) suona come «Look», «Guarda», presta attenzione, mentre pronunciandone le singole lettere in francese forma un’allusione sessuale: «Lei ha caldo al culo». Duchamp è tutto fuorché sbadato, usa ingegnosamente i giochi di parole per rinfrescare gli sguardi e i pensieri su un’opera così famosa da non essere più nemmeno osservata. La Gioconda è misteriosa? Bene, guardate, indagate, giocate al detective; raccogliendo qualche indizio scoprirete che per Sigmund Freud essa nascondeva un vago riferimento ai tratti fisionomici dello stesso Leonardo. La Gioconda è una donna ideale o addirittura fatale? Che noia. Immaginiamola presa da desideri sensuali e si animerà, smetterà di starsene docile e in posa di fronte ai nostri smartphone. Per giunta quel calore indecoroso, secondo uno studioso italiano, potrebbe anche rimandare al fuoco dei leggendari esperimenti dell’alchimia, materia di cui Duchamp era molto appassionato, mentre baffi e pizzetto completerebbero il riferimento esoterico alludendo a uno dei simboli alchemici più potenti, l’unione androgina di uomo e donna. 

Nello striscione bolognese non c’è traccia di questo complesso e divertente andirivieni del senso. Certo, il lessico pubblicitario ha esigenze sintetiche e prevalentemente persuasive, ma se cerca ispirazioni nell’arte di Duchamp ci si può aspettare che ne raccolga almeno l’invito al gioco. Invece ciò che emerge da slogan e macchie di inchiostro sembra il solito luogo comune che contrappone la volgare provocazione dell’arte contemporanea alla bellezza degli antichi capolavori. Anche la cornice, in fondo, pare là per illuderci che siamo di fronte alla vera Gioconda, quando lo stesso Duchamp dichiarava di servirsi volutamente di facsimile a buon mercato.

L’uso dell’arte del Novecento in questo striscione, insomma, è quanto meno curioso. E proprio non convince il tentativo di far passare Duchamp per una persona inaffidabile perché in realtà fu precisissimo, una garanzia: il suo modo di ripensare l’arte come un esercizio di arguzia e immaginazione fu così radicale che ancora oggi si fatica ad accettarlo.  

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