Incel, uomini che odiano le donne perché si sentono discriminati per il loro aspetto fisico
‘Incel’ non è il titolo di un nuovo romanzo del celebre scrittore e giornalista svedese, Stieg Larsson. Bensì il nome di un fenomeno nato in Usa, ma che si sta diffondendo anche in Italia, soprattutto in rete: quello dei cosiddetti ‘involuntary celibates’, ‘celibi involontari’ uomini che si dicono discriminati dalle donne a causa del loro aspetto fisico. E che reagiscono promuovendo discorsi d’odio dalla chiara impronta misogina e anti-femminista. Ne abbiamo parlato con la docente UniBo di Antropologia, Cristina Natali e con la sua allieva Chiara Musu.

Oltre a milioni di vittime e a dure conseguenze sulla salute fisica e mentale delle persone, quasi due anni di pandemia rischiano di avere conseguenze importanti anche in ambito sociale. Le evoluzioni del fenomeno ‘Incel’ sono tra quelle da tenere sotto osservazione. La comunità degli ‘Involuntary celibates’, ‘celibi involontari’, potrebbe infatti aver tratto linfa, anche alle nostre latitudini, dai periodi prolungati di isolamento degli ultimi due anni.
Quello degli ‘Incel’ è un fenomeno nato negli Usa negli anni novanta, estesosi poi a metà anni Duemila anche in Italia. Gli aderenti alla comunità “ritengono di essere discriminati dalle donne sul piano relazionale e sessuale a causa del loro aspetto fisico”, spiega la docente UniBo di Antropologia, Cristiana Natali. “Sostanzialmente, si dichiarano brutti e credono che la loro bruttezza sia determinata da aspetti come scarsa altezza, calvizie, sovrappeso, spalle piccole. Tutti temi che costituiscono una vera e propria ossessione. La loro solitudine è dunque legata da queste persone al loro ‘corpo brutto’, che impedisce loro di avere relazioni”, prosegue l’antropologa.
Natali ha seguito negli scorsi mesi una tesi di laurea sull’argomento realizzata dalla studentessa di antropologia Chiara Musu, dal titolo ‘Conta solo il bel faccino: un’etnografia digitale del fenomeno Incel in Italia‘. Musu ha frequentato da aprile a settembre 2020 il ‘Forum degli Incel’, documentando le discussioni al suo interno e facendo interviste ad alcuni utenti che hanno voluto parlarle. La studentessa ha così testimoniato l’effetto della pandemia sulla comunità del forum, che conta oggi circa 1300 utenti. “Ad aprile 2020, quando mi sono iscritta al forum, alcuni utenti mi hanno spiegato che, prima del Covid, non era così attivo. In seguito invece gli spazi sono diventati molto più vissuti”, spiega Musu.
La pericolosità del fenomeno è dovuta al tipo di contenuti veicolati nelle discussioni. In questi forum si crea infatti “una nuova soggettività di genere, ma anche nuove pratiche discorsive sulla mascolinità, di impronta misogina e anti-femminista”, aggiunge la studentessa. “Chiamano le donne NP, non-persone, perché la donna è schiacciata sullo stereotipo per cui l’unico suo desiderio è un uomo dal fisico prestante. Tutte le appartenenti al genere femminile sono uguali, desiderano solo questo tipo di partner, e discriminano dunque chi non rispetta quello stereotipo fisico”, puntualizza Natali.
A rischiare di essere attirati in spazi comunitari discutibili come questi sono soprattutto i più giovani, in particolare in un periodo come quello appena trascorso. “Si tratta di ragazzini che, non potendo andare a scuola o frequentare gli amici, hanno visto in questi spazi punti di ritrovo, di conforto, in cui attraverso l’anonimato caratteristico dei forum si sono sentiti liberi di dire qualsiasi cosa”, aggiunge la studentessa. L’uso dell’anonimato permette di rafforzare il senso di comunità, “in cui il disagio del singolo espresso senza freni viene amplificato e diventa collettivo, rischiando di evolvere in una vera e propria ideologia”, prosegue Musu.
Per Natali, la reazione anti-femminista che caratterizza il fenomeno va però considerata insieme alla solitudine profonda provata dagli appartenenti alla comunità: “E’ chiaro che il ruolo cambiato della donna ha avuto influenza, ma l’anti-femminismo è per me meno importante come causa, come matrice del fenomeno, rispetto alla solitudine e alla ricerca di una giustificazione alle proprie condizioni di esistenza. Come faccio a dire che non mi vuole nessuno? Scarico la colpa sulle donne, che mi rifiutano perché sono brutto”.
Se non c’è secondo Musu – almeno per ora – il rischio che alcuni aderenti ai valori del gruppo possano sfogare il proprio risentimento compiendo stragi come avvenuto più volte in America (anche a causa della diversa regolazione sulle armi), la preoccupazione sta nella possibile contaminazione con altre ideologie pericolose. “A gennaio 2021 è stato arrestato un 22enne che aveva provato a fondare una sorta di organizzazione di stampo neonazista. Si è poi scoperto che l’uomo si definiva ‘Incel’ ed era attivo nei forum. C’è il rischio dunque che magari anche pulsioni islamofobe, eversive e razziste possano innestarsi in questi ambienti”, conclude Musu. Una possibilità che rende importante tenere alta l’attenzione sulle evoluzioni della comunità, e soprattutto sui discorsi che circolano al suo interno.

