Indubbia Mente: ormai gravissimo, ci sta per lasciare IL DUBBIO

Trenodia, necrologi di Niki Pancaldi

“Il problema dell’umanità è che gli stupidi sono sempre sicurissimi, mentre gli intelligenti sono pieni di dubbi.” Bertrand Russell

Bertrand Russell, ritratto di Arturo Espinosa

Il lamento funerario di questo periodo non è propriamente un requiem certo e deciso, ma vorrebbe tanto, tanto esserlo. Il defunto non c’è ancora, concretamente, ma la sua agonia è così penosa, così irreversibile che sembra ogni rantolo una linea finale di traguardo.
Tutti siamo intorno al letto del moribondo e tutti, chi più chi meno, nascondiamo il flacone di veleno con cui stiamo aspergendo il cadavere in divenire. Ed è lui quello sul letto ardente, il caro amico che tanto volte ci ha salvato e spinto a progredire ma che, per qualche ragione ancora sfuggente, ci è infinitamente scomodo ed inviso: il DUBBIO.

Pur controvoglia è necessario in primis ammettere a noi stessi che il mondo in cui siamo immersi è bivalente nei confronti dell’amico in punto di morte. Da una parte è talmente gremito di informazioni e controinformazioni da sembrare un sostengo quasi prodigioso, un superpotere, per chi ami porsi domande e non fidarsi, ma dall’altra parte per gli stessi identici motivi spinge ad un conato di rigetto nei confronti della ricerca, dell’investigazione, della meraviglia o dell’orrore ancora non scoperti.
La deriva conservatrice che accarezza il pianeta con un guanto di velluto nero è la conferma di questa tendenza psicologica dei grandi sistemi umani. A noi, in fondo in fondo… piace tanto avere delle certezze. L’illuminismo fu solo la prima tessera del domino positivista che nell’arco di tre secoli ha spinto una valanga di certezze a coprire la nostra modesta sportina di dubbi come un cumulo di macerie fumanti. 
Certo ha sepolto anche ignoranze, superstizioni ed illusioni; ma solo in parte. Le grandi religioni (specialmente quelle monoteistiche) hanno eretto comunque il loro bravo muro si scudi e piantando i piedi nel solido terreno della tradizione hanno retto il colpo.
Così alcune superstizioni ed illusioni sono crollate, altre invece, molto astutamente, ne sono uscite con la nuova e splendente veste di “certezza”. 
Il dubbio non ci piace. Non ci piace perché il dubbio involve un lavoro continuo e destinato a non avere fine a livello cerebrale. È necessario, per convivere pacificamente col dubbio, mantenere perennemente sullo sfondo della nostra scrivania mentale alcuni processi attivi. Sono come programmi del computer che tecnicamente “girano in Background”: non si vedono, non si sa di preciso cosa facciano, ma sono necessari e costano sforzo al processore principale. Per gli esseri umani vivere così par sia molto stressante. L’ “incasellatura” sociale, spirituale e morale sono soluzioni molto più semplici. Il dubbio involve un lavoro personale e di conseguenza una responsabilità personale. È più sbrigativo, più comodo e veloce sentirci dire cosa sia giusto o sbagliato, vero o falso, stupido od acuto da qualcun altro.
E su questo purtroppo si basa una fetta fondamentale della vita degli esseri umani sul pianeta. 
Partendo dal presupposto che si nasca come menti vergini, tutto ciò che apprendiamo durante il corso della nostra esistenza altro non è se non un frizzante cocktail di tradizioni altrui, credenze altrui e strutture fisiche o psicologiche ereditate da menti altrui. Se da una parte è necessario a livello biologico per la sopravvivenza della specie, d’altra parte è molto limitante.

L’ultimo bacio di Giulietta e Romeo, di Francesco Hayez

È il mito della caverna di Platone reiterato all’infinito dato che con il tempo tende ad essere rimossa dalla percezione la caverna stessa. Il buon amico Dubbio aiutava in qualche modo ad essere un po’ più intraprendenti nei confronti della percezione che abbiamo dell’universo. Dubbio nella sua accezione più positiva di curiosità, se vogliamo, più che in quella di diffidenza pura. Intanto il dubbio per sua stessa natura tende a sviluppare una certa dose di modestia, se adoperato in entrambe le direzioni. È facile dubitare di tutto ciò che ci è esterno ma essere certi noi stessi, dei nostri pensieri e delle nostre ragioni. Anche no. Il dubbio è dubbio a tutti i livelli. Se è giusto che tutto venga rimesso in discussione per essere meglio compreso, meglio sviscerato, meglio utilizzato… beh, anche noi stessi facciamo parte del “tutto”.Anzi, noi stessi saremmo la base di partenza per l’utilizzo del nostro amico portatore di incertezze.
Le cose peggiorano ulteriormente, oltretutto, quando il discorso si sposta su ciò che arrivi dall’esterno. La prima cosa che farà chiunque voglia imbonirci, dominarci o turlupinarci è darci delle certezze. 
La certezza è una delle droghe psicoattive più potenti e a buon mercato del pianeta.
La certezza di sapere chi sia la fonte di un problema, chi siano i buoni o i cattivi, cosa accada di noi dopo la morte, la certezza di un mezzo di sussistenza, la certezza di un rapporto, la certezza della concretizzazione di un progetto. 
La certezza è la carota che spinge eserciti ed eserciti di muli spingere altrettante ruote di mulino a vantaggio di qualcun altro. I miseri stipendi che percepiamo ogni mese in cambio una bazzecola quasi irrilevante quale IL TEMPO DELLA NOSTRA VITA … sono una certezza. Non a caso lancio uno strale così preciso e così plateale in tal proposito. Perché il dubbio di arrivare o meno al fine mese spinge inevitabilmente a considerare qualsiasi certezza, per quanto laida, un’opzione certamente più ghiotta. In buona sostanza tutto il meccanismo che ci circonda non fa altro che ingozzarci di dubbi, forzosamente, per annientare in noi qualunque anticorpo potrebbe combattere una discutibile certezza.
E chi scrive se lo chiede ogni giorno perché mai ci sia tanto bisogno di queste pietre scolpite da fulmini alle quali aggrapparsi nei momenti di sconforto. È che par che piaccia sapere di essere professionisti, essere etichettati con il nome del nostro titolo di studio o ruolo sociale, ci piace stipulare contratti anche per regolamentare spettri imprevedibili e sfuggenti quali i sentimenti, ci piace sapere quanto denaro avremo tra una manciata di giorni e quanto ne dovremo spendere. Ci piace stare in coda per andare al mare. Perché siamo certi che sia estate e sia per forza ora di divertirci (tutti insieme e contemporaneamente, mi raccomando). Ci piace bestemmiare in fila ai centro commerciali mentre fuori nevica, perché è a Natale che si DEVE pensare ad un dono per chi ci circonda. Ci piace essere stretti e costretti in compartimenti il più possibile stagni. Fingendo di non avere, limiti. Illudendoci di non avere pulsioni incontrollabili. Travestendoci da entità slegate da ogni ritmo naturale e biologico.
Avvelenando il dubbio per non avere più quel terribile lavoro mentale da compiere che aprirebbe un terribile vaso di pandora di domande senza risposta: Cosa sto
facendo? Questa cosa mi appartiene, mi arricchisce come essere intelligente? Il mio tempo, lo sto forse lanciando allegramente nella latrina dell’abitudine? Sono sereno? Sono? Sarebbe bello, nel piccolo, piano piano, sentire il lacerante suono di queste pareti di metallo stagne in cui ci stipiamo che si squarciano. Sarebbe entusiasmante iniziare ad amare le cose per ciò che sono, senza chiederci quale sia il loro od il nostro ruolo nella grande danza generale.
Sarebbe bello non dover più stipulare patti o promulgare editti per proibire o sancire ciò che non sarebbe comunque possibile fermare o far accadere: il grande caos delle interazioni umane.

 

Marco Paolini

Anche Galileo Galilei ha preso delle cantonate tra i tanti slanci mentali verso i quali si è proiettato, ma come dice giustamente Marco Paolini nel suo spettacolo sul genio toscano “Galileo ha ridato dignità al dubbio, ha tolto l’errore dalla sfera del satanico per ridarlo all’uomo.”
Nonostante le cantonate ha inventato il metodo scientifico, che come pietra fondamentale ha proprio il nostro moribondo.Trapasserà del tutto? Ci lascerà soli su un pianeta finito con una finita serie di certezze inamovibili? Io spero di no.

Ma ho i miei dubbi…..

Letto 51 volte

Lascia un commento

Questo sito utilizza i cookie per fornirti la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito o cliccando su "Accetto" acconsenti al loro utilizzo. Maggiori informazioni.

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi