Intervista al soprano Anna Cimmarrusti
Intervista esclusiva al soprano Anna Cimmarrusti, che ha cantato lo scorso 20 aprile al Teatro Manzoni di Bologna durante il “Galà Straordinario: opera in concerto”. Daniel Oren sul podio ha diretto l’orchestra del Teatro Comunale. La cantante è salita sul palco per cantare nel ruolo di Santuzza in ‘’Regina Coeli’’, tratto dalla Cavalleria Rusticana di Mascagni.
Che rapporto ha avuto con lo studio della musica e che tipo di preparazione l’ha condotta a lavorare al fianco di due maestri come quelli presenti sul palco quella sera?
«Diciamo che nel mio caso specifico ho iniziato a studiare canto un po’ per caso. Non avevo intenzione di diventare una cantante lirica, studiavo pianoforte un po’ per diletto, poi casualmente la mia insegnante di danza, che era appassionata di musical, mi ha indotta a studiare e da lì è partito il mio percorso in conservatorio. Anzitutto in conservatorio e poi fuori, con del perfezionamento in altri contesti e poi appunto la scuola dell’opera, che è stato il punto di approdo più importante del mio percorso di studi, che si compone oltretutto di una laurea in lettere moderne conseguita presso l’Università di Bari.»
Considerando il suo percorso di studi, il contatto che lei ha con il Tcbo si inquadra come una professione a tempo pieno?
«Ebbene si è assolutamente una professione a tempo pieno. Di fatto, avevo terminato due giorni prima una produzione con il Comunale nel ruolo di dama di lady Macbeth, quindi in realtà avevo appena finito di lavorare con il maestro Oren, che ho conosciuto personalmente in quel contesto. Quella del Gala quindi è stata una bella esperienza, la grande conclusione di un periodo molto intenso.»
Quindi aveva già collaborato con maestro Oren, come è stato lavorare con un profilo di così grande spessore, anche durante la sua esperienza precedente?
«Il maestro sicuramente è un musicista molto esigente, ma con una sensibilità particolare, devo dire davvero innata e speciale, perché non capita tutti i giorni di poter lavorare con direttori che esigono da coro, orchestra e solisti alcuni particolari colori delle sfumature che tendono ad accentuare dei contrasti positivi. Credo che una delle cose più importanti per noi artisti sia non limitarci alla superficie, fare autentica catabasi, cercando sempre di trovare nuove ispirazioni, nuovi modi di vedere determinate frasi, leggere fra le righe ciò che vediamo nel testo e intendere come poi si traduce in musica, muovendo alla ricerca di nuovi colori. Lavorare con maestro Oren è stato bellissimo, è riuscito a suscitare molta emozione nel pubblico. Avevo diversi amici che hanno assistito al concerto e mi hanno detto che si sono commossi anche durante le sole parti sinfoniche, come l’Intermezzo della ‘’Cavalleria Rusticana’’».
Lei ha cantato un brano in cui la voce femminile di Santuzza è coprotagonista sulla scena. Questo immagino abbia portato ad un confronto più serrato con maestro Oren durante le prove, come è stato il lavoro di preparazione con il direttore?
«Non abbiamo avuto molto tempo per lavorare effettivamente sui pezzi che abbiamo presentato, più che altro perchè il maestro era impegnato nel Macbeth come lo sono stata anche io fino praticamente al diciotto di aprile, quindi noi il diciannove di aprile, il giorno prima del concerto, abbiamo fatto una prima lettura con il maestro, quindi una prova di sala, nel mio caso anche assieme al coro, poiché la mia scena prevedeva anche quello, poi nel pomeriggio del diciannove abbiamo finalmente provato con l’orchestra».
Quindi sono state prove effettuate molto a bruciapelo?
«Si, si è stato tutto molto veloce. Dopotutto questo è un mestiere fatto anche di queste cose, bisogna essere molto coraggiosi in questo senso, come diceva Silvia certe occasioni vanno prese e bisogna stare pronti nel saperle affrontare. Io ho accolto positivamente la sfida anche se un minimo di tensione, pressione ed ansia ci sono sempre. Anche perché non sono esattamente una voce da Santuzza, che generalmente è cantata da mezzo soprani o soprani drammatici, io sono un soprano lirico pieno, però ovviamente in quella scena era possibile farlo».
Comunque è parso che il Maestro, alla fine della vostra esibizione, abbia apprezzato molto il suo lavoro Anna. Si è avvicinato a lei dal suo podio e le ha dato un bacio sulla fronte, è stata una cosa molto dolce, come puoi guardare a questo gesto?
«Il maestro con me è stato veramente fantastico, molto paterno, nonostante sia una persona davvero professionale ed autorevole in ciò che fa ovviamente. Però è stato molto dolce, mi ha guidata con tutta la sua professionalità, in tal senso non mi ha fatta sentire una allieva, una novizia, ma mi ha trattata da professionista in toto. Ha richiesto quello che serviva allo spettacolo e sono stata molto contenta della nostra collaborazione, non mi ha forzata a far nulla di diverso rispetto al mio modo di cantare».
Immagino sia stato impegnativo, specialmente se realizzata così rapidamente…
«Si, si è stata una bella sfida, però appunto tecnicamente si poteva risolvere tranquillamente, è solo poi una questione di come uno intende i ruoli. Se si parla di voce, nel caso di quella scena precisa, ovviamente una come la mia lo può fare tranquillamente. Il maestro è stato bravo nel sottolineare le caratteristiche della mia tipologia vocale, nel non chiedermi delle cose troppo diverse rispetto alla mia voce, anzi ha sottolineato molto più questo aspetto intimistico della scena, mi ha richiesto più piani, più morbidezza in generale, ed è stato molto contento di come poi è andato il tutto. Si è conclusa questa esibizione con quel bacio sulla fronte inaspettato, che è stato però molto emozionante e toccante. Oren è una persona sicuramente molto generosa e molto di contatto emotivo.»
Da dietro le quinte dove attendeva il suo momento sul palco, come è stato assistere allo spettacolo?
«Allora, noi non abbiamo ascoltato il concerto in sala ma abbiamo ascoltato le prove, durante le quali abbiamo goduto appieno dei pezzi di repertorio e abbiamo appreso molto della tecnica di direzione del Maestro. Credo poi che Oren sia molto bravo in questo, nel riuscire a bilanciare orchestra e cantanti, poiché ricordiamoci sempre che noi cantiamo senza microfono, siamo uno contro mille, uno contro una massa incredibile di suoni e di voci. Anche quando c’è il coro comunque si parla di una valanga di suono, quindi l’artista deve essere sicuramente bravo tecnicamente, ma fondamentale è la figura del direttore, in questo credo che maestro Oren abbia dimostrato per l’ennesima volta il suo magistero. Mi volevo inoltre ricondurre a quanto detto prima, riguardo la brevità delle prove: potrebbe appunto sembrare un po’ sbrigativa come modalità, ma in realtà non è così. Molto dipende dalla preparazione di chi è coinvolto e dall’intesa che si riesce a creare col direttore. Quando il direttore ha le idee chiare, non si parla più di tempo reale delle prove diciamo, più che altro di quanto si riesca ad essere concreti e si riesca a concentrare il lavoro in poco tempo. Lui è bravissimo a comunicare ciò che vuole e le sue richieste. Questo credo sia fondamentale anche in un lasso di tempo limitato».
Chiuderei con lei questa intervista Anna, ponendole un’ultima domanda: avendo lavorato col Maestro anche ad altri spettacoli, come inquadra il profilo di un gala rispetto alle sue altre esperienze?
«Penso che il programma scelto per il gala fosse fantastico, diciamo noto e popolare da un lato, perché ovviamente la scelta è ricaduta su titoli di repertorio, con delle piccole chicche come appunto Zaza, inframezzate bene e posizionate giustamente nella scaletta. Un ottimo lavoro di cesello ed equilibrio fra i pezzi orchestrali e le arie solistiche del Baritono. Penso quindi che un programma del genere, anche per coloro che non s’intendono della musica colta diciamo, possa essere molto interessante e coinvolgente. Credo che il Teatro Comunale abbia pensato molto bene in questo senso creando un programma che sicuramente attira molto pubblico non solo di specialisti o affezionati. Devo dire lode agli intenti del Comunale, che assieme alle opere di repertorio in serate di gala come quella di sabato ha scelto di proporre delle chicche per tutta la stagione di quest’anno, riuscendo appunto a mixare molto bene opere come il Macbeth assieme ad opere come Didone ed Enea. Mi piacerebbe infine ricordare che il canto lirico in lingua italiana è diventato patrimonio dell’Unesco ed è un grande onore per noi, da allievi dell’accademia e professionisti, fare da ambasciatori della cultura italiana nelle grandi città come Bologna come anche all’estero».
Foto copertina: Anna Cimmarrusti foto di Antonio Battaglia

