Intervista alla direttrice artistica del teatro di Villa Mazzacorati Francesca Pedaci
Se il teatro lirico contemporaneo vive di costanti negoziazioni tra la fedeltà filologica e le derive del regietheater, vi sono personalità capaci di trascendere la diatriba accademica, riconducendo l’opus melodrammatico alla sua radice più pura, un atto di assoluta devozione e servizio verso il pubblico. Nel fitto ordito culturale del panorama felsineo, in cui la musica si fa storia quotidiana, il profilo del soprano Francesca Pedaci si staglia come un unicum poliedrico. Docente al conservatorio Giovan Battista Martini, direttrice artistica del Teatro Settecentesco di villa Mazzacorati e oggi vitalissima speaker radiofonica, la Pedaci incarna quell’ideale di artista ed umanista per cui l’espressione vocale è indissociabile dal rigore intellettuale e dall’empatia generazionale.
Il suo viaggio artistico affonda le radici in un’epoca d’oro, illuminata da incontri titanici che ne hanno forgiato il temperamento e guidata da una profonda convinzione:«… la cultura è la vera marcia in più per le nuove generazioni».
Il suo debutto alla Scala di Milano con la Lodoïska di Cherubini, sotto la direzione del maestro Riccardo Muti, rimane una pietra miliare. Che ricordi conserva di quell’esperienza?
«Fu un’emozione grandissima. Al Ravenna Festival avevo cantato ne Les Danaides con la regia di Pierluigi Pizzi e la direzione di Gianluigi Gelmetti. Siccome ero piaciuta moltissimo, fui portata all’audizione della Scala dal mio stimatissimo mentore, il maestro Leone Magiera, una figura cardine della mia vita a cui sono ancora profondamente legata. Cantai il ruolo di Lisinka nella Lodoïska, accanto alla protagonista Mariella Devia. Ricordo perfettamente la celebre Sala Gialla della Scala, interamente ricoperta di velluto giallo, dove provavamo con grande dedizione. Dal maestro Muti si può solo imparare, l’amore professionale che nutro per lui è immenso. In seguito tornai alla Scala come Marcellina nelle Nozze di Figaro e come Donna Anna nel Don Giovanni, e muti mi portò anche al Theater an der Wien, dove proprio Mozart aveva debuttato con le sue Nozze».

Lei insiste molto sul connubio tra arte e formazione umanistica. Quanto conta la cultura per i giovani cantanti?
«Consiglio caldamente ai giovani di perseverare, la cultura è importantissima, specialmente le materie letterarie e le lingue straniere. Io stessa ho conseguito la laurea in Lingue e Letterature Straniere all’Alma Mater Studiorum di Bologna in concomitanza con la mia carriera. Il giorno prima della discussione della tesi, affrontavo la prova generale del Don Giovanni al PalaFenice, trasmessa in diretta su Rai 3, proprio all’indomani del drammatico rogo del teatro La Fenice di Venezia. Quando ero studentessa, sia il maestro Magiera sia lo stesso Luciano Pavarotti pretendevano di vedere il mio libretto universitario e gli esami sostenuti, altrimenti non mi facevano lezione. Questa severità mi è servita tantissimo per presentarmi nel mondo con eleganza e professionalità completa. Mi sono imposta allo stesso modo con la mia allieva della classe di canto in conservatorio, l’ho spinta a non abbandonare gli studi e oggi si è laureata brillantemente. Ai ragazzi dico di non scoraggiarsi davanti alle porte chiuse. Pavarotti e Magiera mi dicevano sempre che bisogna bussare a dieci porte per aprirne una, ma bisogna presentarsi sempre da vincitori, consapevoli del proprio valore».
Da quattro anni e mezzo lei cura la direzione artistica del Teatro di Villa Mazzacorati. Come ha affrontato la valorizzazione di questo spazio storico?
«È stata un’altra felice coincidenza. Fabio Mauri, presidente dell’associazione Succede solo a Bologna, aveva preso in gestione il teatro tramite un bando comunale e cercava una direttrice artistica. Tra noi è stato amore a prima vista, gli è bastato il mio curriculum e gli sono sinceramente riconoscente per la fiducia. All’inizio è stata dura, lavoravo di notte per conciliare le lezioni in Conservatorio. Il teatro era abbandonato, ma grazie all’impegno del presidente Mauri è stato riportato agli antichi splendori. Ho inaugurato la gestione coinvolgendo colleghi e amici in quindici concerti. Oggi collaboriamo stabilmente con il Festival Respighi, la Scuola di Teatro Galante Garrone, la Scuola dell’opera del Teatro Comunale di Bologna, l’Accademia Verdiana del Teatro Regio di Parma, l’Accademia Bergonzi di Busseto e il Conservatorio e l’ex direttore Vincenzo de Felice. Il 23 settembre inaugureremo la stagione con il Quartetto d’Archi Italiano insieme ai nostri docenti del Conservatorio. Inoltre, per la rassegna jazz, ho voluto affidare la direzione artistica al collega sassofonista Francesco Milone, poiché credo che ognuno debba operare con professionalità nel proprio campo specifico».

Il suo programma su Radiabo, Passione in Musica on the Radio, ha registrato un immediato successo di ascolti. Come è nata questa avventura?
«Il mio background nasce durante il Covid con la trasmissione casalinga Musica in Allegria, nata per fare compagnia al pubblico e curata nella post produzione digitale da mio fratello Giulio Pedaci. In quel contesto ospitai grandi artisti come Pierluigi Pizzi, Mariangela D’Abbraccio, Giorgio Pasotti e la mia cara amica Corinne Baroni, direttrice artistica del Teatro Coccia di Novara. Successivamente, dopo un’intervista radiofonica con Fabio Sperandio e il maestro Magiera, il direttore di Radiabo, Andrea Neri, ha notato la mia disinvoltura, ha creduto in me e mi ha proposto la trasmissione, scegliendone il titolo. Per il debutto ho voluto accanto a me l’assessora Roberta Li Calzi, mia carissima amica, e abbiamo superato le 2500 visualizzazioni sui canali social insieme a Corinne Baroni. Nel palinsesto abbiamo accolto l’assessore Silvia Bidoli, mio fratello Mario Pedaci (assessore a Cento) e i massimi vertici del conservatorio di Bologna, il presidente Massimiliano Marzo, il direttore Aurelio Zarrelli e l’ex direttore Vincenzo de Gregorio. Nelle prossime puntate ospiteremo grandi nomi della cultura e del jazz come Stefano Zenni, Cristiano Cremonini, Patrizia Prati, Giambattista Giocoli, Marco Bovi, Francesco Milone, Marco Carulli, Alberto Jona e Veronica Gentili per parlare dell’Accademia Amo di Novara, oltre all’assessore alla cultura di Bologna Daniele Del Pozzo».
Quali sono i suoi prossimi appuntamenti e i sogni nel cassetto per il futuro?
«A settembre avremo a Radiabo Fulvia de Colle, direttrice artistica di Musica Insieme, e il prestigioso violoncellista Giovanni Sollima, per celebrare i quarant’anni dell’istituzione, e Maurizio Scardovi, direttore artistico del Festival Respighi e ancora, il 9 settembre avrò l’onore di ospitare Luciano Messi, sovrintendente del Teatro Regio di Parma. Il 22 luglio ospiterò invece il leggendario regista Pierluigi Pizzi, un monumento della cultura italiana a cui sarò per sempre grata per avermi guidata al debutto a Ravenna, insegnandomi lo sfruttamento tridimensionale della scena e molto altro ancora. Pizzi inoltre firmerà il grandioso Nabucco per la stagione 2027. Come artista il mio sogno è continuare a cantare con i miei ragazzi in Conservatorio per attingere alla loro energia. Come direttrice, vorrei un giorno assumere la guida di un grande teatro stabile, per unire giovani di talento e professionisti del settore. Ma l’insegnamento più grande, appreso da Luciano Pavarotti e Leone Magiera, riguarda il pubblico. Negli stadi, distrutti dalla fatica a firmare autografi, Pavarotti mi ripeteva che dobbiamo sempre sorridere e avere una parola gentile, perché noi artisti senza il pubblico non esistiamo. Un ringraziamento speciale va alla mia famiglia e ai miei fratelli, che mi sostengono sempre in questo cammino di amore per la musica».
Foto copertina: Francesca Pedaci credits Ph Ritoccando

