Intervista alla nuova presidente del Campus di Rimini Alessia Mariotti
di Francesca Sibilla.
Il 14 gennaio si sono concluse le elezioni dei presidenti delle quattro sedi universitarie della Romagna per il prossimo triennio che hanno visto l’elezione nel Campus di Rimini della prof.ssa Alessia Mariotti, associata del Dipartimento di Scienze per la Qualità della Vita.
Il Campus di Rimini, istituito negli anni sessanta, vanta oggi più di seimila iscritti con diciannove corsi di laurea di qualità, ricerche d’avanguardia e numerosi servizi vicini alle esigenze degli studenti. La collaborazione, lo spirito attivo e la coesione all’interno del campus hanno favorito nel tempo la sua integrazione con un territorio dinamico e attivo, una proficua collaborazione con le istituzioni e con il tessuto imprenditoriale, rendendo l’università un reale agente di sviluppo economico e sociale.
Partendo dalle motivazioni che hanno spinto la prof.ssa Mariotti a candidarsi per questo importante ruolo, conosciamo i punti di forza dell’insediamento universitario riminese, le sfide e le opportunità che caratterizzeranno il suo nuovo mandato.
Quali motivazioni l’hanno portata alla candidatura?
Ricoprire questo ruolo è stata l’evoluzione naturale di un percorso che si è giocato quasi completamente all’interno del Campus. Dopo il percorso di dottorato a Bologna, ho seguito la mia mentore a Rimini in cui vi era l’esigenza di investire in termini di didattica e ricerca. Il Campus di Rimini inoltre è sempre stato caratterizzato da una forte coesione tra le diverse anime, si è sempre cercato di mantenere un equilibrio nella rappresentanza. Dopo il mandato del prof. Scorcu e quelli del prof. Brasini, provenienti da scienze economiche e da statistica e ancora prima dopo quello del prof. Cantelli Forti, proveniente da farmacia, quando ancora c’era il Polo, anche il dipartimento di Scienze della Qualità della Vita doveva esprimere una candidatura. La scelta è ricaduta su di me perché conosco tutti: insegno in quattro corsi di laurea diversi, sono nata nella ex facoltà di economia, insegno a lettere nel corso di laurea di moda, sono il coordinatore di Scienze Motorie e ho insegnamenti nella magistrale e triennale dell’economia del turismo. Si può dire che rappresento il dipartimento in un’ottica di trasversalità, collaborazione e capacità di dialogo, tratti distintivi del Campus che mi hanno spinto negli anni a restare.
Cosa si aspetta da questo incarico?
Il ruolo è sicuramente impegnativo, ma per come è stato ridisegnato dopo la revisione dello statuto in seguito alla Gelmini, ha assunto un’accezione forte in termini di coordinamento. La figura del presidente di Campus è un punto di riferimento per le componenti interne e per gli interlocutori del territorio. E’ un ruolo di rappresentanza, coordinamento, non strettamente decisionale, non consente ampie autonomie, ad esempio non ha capacità di bilancio, fortemente centralizzata dopo la Gelmini. E’ inoltre una figura che presidia i rapporti tra sede decentrata e governance centrale dell’ateneo.

Quali sono i punti di forza dell’insediamento dell’università a Rimini?
La prima caratteristica del territorio riminese è l’essere una destinazione del turismo di massa. Questa dimensione ha portato con sé la nascita di molte altre specializzazioni come quella in ambito sanitario. La capacità di gestire una popolazione di circa 150.000 abitanti in inverno che diventa quasi il doppio e anche di più in estate, ha portato allo sviluppo di un insieme variegato di attività e servizi specifici in campo medico ma anche nell’ambito del diritto commerciale anche per dare supporto alle tantissime piccole medie imprese che caratterizzano questo contesto. Il tessuto territoriale si è sviluppato a partire dal turismo e l’università, essendo una delle dimensioni che consentono ad un territorio di svilupparsi, è andata di pari passo con la didattica e la ricerca integrandosi come un’ala di una quadrupla elica e creando circoli virtuosi a catena.
E all’interno del Campus?
Sicuramente la grande capacità di coesione e collaborazione tra la componente docente e il personale tecnico amministrativo che ha sempre mostrato una grande disponibilità e capacità di interagire con la parte accademica. Pensando ai servizi invece il punto di eccellenza è la biblioteca del Campus che, pur soffrendo di limiti dimensionali, è una struttura che offre servizi all’avanguardia e trasversali a tutti gli studenti.
Qual è la sua visione di Campus e quali direttrici caratterizzeranno il suo mandato?
Il primo punto è sicuramente legato agli spazi che al momento non sono sufficienti a supportare le spinte progettuali provenienti dai corsi di laurea e i servizi agli studenti e che devono essere pari agli standard delle altre sedi. Sono consapevole che parlare di spazi significa cantieri, investimenti immobiliari con tempi dilatati. Il ruolo del presidente sarà garantire il buon funzionamento dei servizi durante questa fase di transizione fino al taglio del nastro della nuova sede che porrà fine a questa problematica. Ci vorrà sicuramente molta creatività, anche perché il problema si è acuito con la pandemia che ha comportato la riduzione della capacità logistica dei locali fino al 50%. La seconda dimensione sarà quella della collaborazione trasversale tra tutti i campus. Al momento siamo sotto una stessa dirigenza, ma al di là degli aspetti gestionali tra presidenti dovremo costruire delle strategie e delle collaborazioni comuni per far fronte a sfide molto diverse da quelle di Bologna e che in qualche modo ci accomunano. La terza dimensione è quella dell’inserimento delle istanze dei campus nei processi decisionali della sede di Bologna per avere soluzioni più aderenti al nostro contesto dall’orientamento all’internazionalizzazione ecc. questo proprio in virtù delle peculiarità del nostro territorio.
Dal 2014 al 2018 ha diretto il Centro di Studi Avanzati sul Turismo- Cast di Rimini, centro di eccellenza del nostro ateneo. In che modo questa esperienza potrà tornare utile per il nuovo incarico?
Cast e Campus sono oggetti istituzionali molto diversi con alcune similitudini. Il Cast era un’incognita per i suoi interlocutori, almeno quando lo presi in mano io. In tante situazioni chiedevamo agli uffici linee guida procedurali e ci venivano date le istruzioni previste per i dipartimenti, ma il Cast non era un dipartimento, eravamo un unicum e risultavamo sempre eterodossi. Il Campus invece è un contesto molto normato e regolato. Dal punto di vista della gestione e delle relazioni invece credo che il vantaggio di aver visto cosa succede in un centro che si occupa di didattica, ricerca, terza missione e post lauream, caratterizzato da anime molto diverse e basato sull’ interdisciplinarità, mi potrà essere di grande aiuto essendo il Campus un luogo in cui trovano casa le discipline di 19 corsi di laurea da Scienze dell’Educazione, a chimica, ad economia ecc. Mi aspetto di essere un po’ più facilitata nel ruolo politico di intermediazione, mentre mi dovrò abituare alle consuetudini procedurali.

So che lei è esperta di sviluppo sostenibile delle aree costiere, un fronte caldo ed estremamente attuale. Cosa può fare in questo ambito l’università per il territorio?
Il rapporto tra università e territorio in questo ambito è già aperto da diversi anni sia in modo autonomo sia attraverso l’ente di sostegno. UniRimini, essendo una società consortile che raccoglie i comuni intorno a Rimini oltre a portatori di interesse locale, ha avuto proprio la funzione di favorire il dialogo tra università e territorio su dimensioni della ricerca che il territorio riteneva utili. Come ateneo siamo riusciti poi, anche in modo autonomo, a sviluppare un rapporto diretto nella promozione di ricerche su istanze del territorio. Sul tema sostenibilità si è lavorato moltissimo anche su ambiti molto diversi tra loro. Ad esempio il collega di chimica Fabrizio Passarini collabora con Arpae per l’analisi dell’impatto del turismo sull’ambiente e sugli indicatori di inquinamento. Ci sono stati e sono in corso progetti di riqualificazione dell’offerta turistica e di analisi del contesto turistico con i singoli comuni che appartengono all’area. Più in generale all’interno del campus è stato siglato il Protocollo Innovazione già da tre anni tra università, piano strategico di Rimini, Camera di Commercio e altri attori chiave del territorio che si occupano di innovazione. Questo protocollo ha permesso di promuovere molte iniziative che hanno coinvolto tantissime aziende chiamate ad individuare l’apporto che la ricerca può dare loro. Con alcune sono nati progetti di cooperazione e partenariati con cui si è andati alla ricerca di fondi europei insieme. Quindi la relazione tra ricerca e territorio esiste già ed è ben consolidata.

Rimanendo nel campo della sostenibilità rispetto al contesto riminese quali risultati non scontati sono emersi dal rapporto università, ricerca e territorio?
Grazie alla ricerca, per esempio, abbiamo evidenziato che l’utilizzo a fini economici della battigia va di pari passo con la sua cura. La spiaggia si trasforma tra estate e inverno, ma coloro che hanno stabilimenti balneari si curano della spiaggia anche d’inverno raccogliendo tutti i rifiuti che il mare porta a riva con le mareggiate. Questo non succede per esempio dall’altro lato dell’Adriatico dove la costa scogliosa non permette l’insediamento di stabilimenti e questo lavoro costante di pulizia non viene fatto. Non solo. La pratica legata alla costruzione del montalone, cioè la duna di sabbia artificiale eretta ad ottobre e spianata a maggio, è fondamentale nella lotta all’erosione costiera. Come sempre succede i fenomeni complessi vanno letti secondo diverse sfaccettature. E’ vero quindi che siamo in un contesto di turismo di massa, l’impatto è forte ma al tempo stesso c’è un’organizzazione del servizio altrettanto forte che ha permesso lo sviluppo di una coscienza specifica tra gli operatori del settore. La ricerca del Campus ha sicuramente contribuito in questo processo di sensibilizzazione.
Si può dire che la sostenibilità sarà un tema corale che riguarderà il campus nel suo complesso?
Certamente. La città di Rimini negli ultimi dieci anni e nei prossimi dieci ha messo e metterà in piedi il suo piano strategico con una forte quota di sostenibilità ambientale e sociale e processi partecipati. Rimini è un ottimo laboratorio. Nella testa delle persone rimane l’idea della antropizzazione, la speculazione edilizia, ma c’è anche moltissima sperimentazione che vede anche questo progetto colossale di riqualificazione del fronte mare che coinvolge l’università in modalità diverse. I colleghi di scienze motorie, per esempio, saranno coinvolti nella riqualificazione del turismo sportivo, la spiaggia offre uno spazio immenso e potrebbe essere fruita tutto l’anno, non solo d’estate. Rimini è un luogo estremamente dinamico in cui il tema della sostenibilità sta davvero iniziando ad entrare nella mentalità e nell’organizzazione delle attività e dei servizi. Anche il lavoro fatto dall’assessorato all’Ambiente che tra l’altro è stato tenuto nello scorso mandato e in quello attuale dalla prof.ssa Montini del nostro ateneo è davvero elevato. La presenza dell’università facilita i processi ed è facilitata a sua volta dal fatto che c’è un’amministrazione molto attenta a questo tema.

A proposito di sport, lei è una sportiva?
Potrei definirmi così anche se confesso che in questi ultimi due anni qualsiasi velleità è finita sotto la sabbia, per stare in tema, tendenzialmente però sono una persona attiva.
Come trascorre il tempo libero?
Quando ho compiuto 40 anni mi sono fatta un decalogo delle cose da regalarmi, una di queste era un cane. L’idea di avere un animale di compagnia era legata in qualche modo al bisogno di staccare, essere obbligata a uscire di casa per curare le esigenze di una piccola creatura fa parte anche di una sorta di igiene mentale. Con il cane faccio lunghe passeggiate, mi piace molto camminare. Pratico con piacere le attività acquatiche. Da totale principiante mi sono messa a imparare surf da onda. Quando non ci sono le condizioni faccio invece passeggiate remando in acqua, questo in tutte le stagioni. La dimensione chiave è pensare a Rimini come una città a 360 gradi che si vive anche sulla superficie liquida: il mare offre tantissime opportunità. Per tanti anni ho fatto danza poi è diventato sempre più difficile conciliare tutte le cose; gli spazi nel tempo libero cerco di ricavarmeli per stare con la famiglia.
E d’estate?
Sono una campeggiatrice compulsiva non uso le facilities degli alberghi se non quando sono via per lavoro. Ad un certo punto dell’anno sparisco e faccio tre settimane in un campeggio sotto gli alberi. E’ una pratica di famiglia, non siamo camperisti ma ancora più selvaggi. Siamo equipaggiati con la tenda, ci piace questa modalità a strettissimo contatto con la natura.
Conosceva il Cubo? Secondo lei quanto è diffusa l’appartenenza all’associazione nel Campus di Rimini?
Confesso che non so rispondere. Bisognerebbe promuovere un’indagine! Personalmente non ho mai fruito delle attività e dei servizi offerti dal Cubo anche per una questione logistica: vivo stabilmente a Rimini e molte attività vengono organizzate a Bologna. La piccola dimensione all’interno delle quali sono collocate i campus favorisce già la conoscenza e la collaborazione tra le persone, c’è una forte percezione di appartenenza al campus da parte dei docenti e del personale TA che vive stabilmente qui, ma se ci fossero attività organizzate penso sicuramente sarebbero ben accette e fruite. La possibilità di partecipare ad iniziative e servizi che vanno al di là della dimensione lavorativa non possono che essere accettati positivamente.


