Intervista alla vicesindaca Emily Clancy

di Medea Calzana.

Emily Clancy, vicensindaca eletta alle ultime elezioni comunali, è uno dei nuovi volti più significativi della giunta di Matteo Lepore. Non solo perché ha ricevuto il numero più alto di preferenze, non solo perché giovane e donna, ma anche perché le sue radici canadesi e inglesi le hanno permesso di formarsi un punto di vista influenzato dal mondo anglosassone più progressista. Attiva nella vita politica e sociale fin dai banchi di scuola, come rappresentante d’istituto del Liceo Minghetti e come voce di Radio Città del Capo, è laureata in giurisprudenza all’Alma Mater. 

In questa intervista si è aperta sulle prime difficoltà che sta attraversando nel mandato, ma anche sulle sue ambizioni e gli obiettivi da realizzare: il diritto alla casa, il sostegno alle donne vittime di violenza, la riduzione delle discriminazioni e il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni che riguardano l’ambiente. Giovane e donna confessa che, a volte, deve sforzarsi «di più per essere presa sul serio rispetto a un mio pari uomo».

Cosa le ha dato l’Alma Mater in termini di competenze e opportunità?

«L’Unibo mi ha dato quasi tutte le competenze che uso per fare questo mestiere, se così si può chiamare. L’Alma Mater, anche con l’ultimo anno passato al King’s College di Londra, mi ha dato la possibilità di focalizzarmi al diritto antidiscriminatorio, transgender e costituzionale».

Chi è stato il professore o professoressa che  l’ha ispirata di più?

«Direi che sono state le docenti di diritto pubblico comparato Susanna Mancini ed Elena Ferioli, che è stata anche la mia relatrice». 

Le va di fare un piccolo bilancio di questi primi mesi di mandato?

«Voglio essere molto onesta: questo primo periodo è stato molto entusiasmante, ma anche più faticoso di quello che pensassi. Non tanto per la mole di lavoro, ma per il fatto che in questa prima fase inziale arrivano molte richieste dettate dalla contingenza, quando all’inizio ci si vorrebbe concentrare sulla programmazione del mandato. Ho la fortuna di avere la delega alla casa, anche se è uno dei temi più complessi e lo sa bene anche la comunità studentesca dell’università di Bologna. Nell’ultimo mandato la nostra città è diventata la quarta, o la terza a seconda delle graduatorie, più cara per l’affitto. Stiamo facendo uno studio per istituire un’agenzia sociale per la casa che ci aiuterà, come Comune, a essere un soggetto regista di mercato e intermediario tra domanda e offerta».

Quali sono gli obiettivi che desidera maggiormente realizzare?

«Mi rendo conto di una situazione che non possiamo accettare: cioè molte donne, che stanno cercando di fare dei percorsi di uscita dalla violenza, a volte siano costrette a rimanere con in compagni maltrattanti perché non hanno una autonomia economica sufficiente per potere accedere alla casa. Bisogna lavorare su questo e voglio lottare contro ogni tipo di discriminazioni. Inoltre, sto lavorando alle assemblee sul clima: uno strumento di partecipazione diretta dei cittadini, che avranno la possibilità di decidere sulle questioni ambientali della città». 

Sente il peso di una tradizione patriarcale che la costringe a sforzarsi di più per essere presa sul serio?

«Questo sì capita, non certo nella giunta dove c’è un rapporto paritario: il sindaco Matteo Lepore ha una capo di gabinetto donna e c’è parità tra assessori e assessore.  Però al di fuori di questi contesti mi capita, anche perché sono giovane e ho la sensazione di dovere provare il mio valore di più di quello che succederebbe a un mio pari, ma maschio».

Patrick Zaki: diverse le manifestazioni in suo sostegno, ora che è stato liberato ma non ancora assolto cosa vorrebbe dirgli?

«Gli direi che lo aspettiamo a braccia aperte. E voglio sottolineare anche che quello delle relazioni con l’Egitto è un tema importante e dobbiamo metterle in discussione se non abbiamo risposte chiare. Come lui, purtroppo, nel Paese ci sono tanti altri prigionieri politici, attivisti, e questo ci deve preoccupare».

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