Intervista all’illustratore, pittore e grafico Riccardo Guasco
Quello dell’illustrazione e della grafica cartellonista è sicuramente un universo affascinante e ricco di contaminazioni. Ne abbiamo parlato con Riccardo Guasco (Alessandria, 1975), illustratore, pittore e grafico italiano di fama internazionale, che ha gentilmente rilasciato un’intervista per il nostro giornale.
Nella sua lunga e brillante carriera, Guasco ha lavorato con marchi ed aziende importanti, come, tra gli altri, Mondadori, Topipittori, New Yorker e Carthusia. Dal 2020, il suo stile elegante e pulito entra a far parte dell’identità visiva del Teatro Comunale di Bologna. Inoltre, lo scorso 29 marzo 2025, Bonobolabo dedica una personale alla variegata produzione artistica di Riccardo Guasco nella sede della galleria Mag Magazzeno Art Gaze (Via Alfredo Testoni, 5/D).

Osservando i lavori, si potrebbe affermare che il suo stile sia stato in parte ispirato dalla produzione di artisti appartenenti a correnti d’avanguardia come il Futurismo, il Cubismo e il Suprematismo. In che modo questi riferimenti si traducono nel suo linguaggio visivo?
«Ricordo di aver studiato e ammirato le avanguardie artistiche durante il periodo scolastico e successivamente in Accademia a Torino, nello stesso periodo in cui ho conosciuto e approfondito la pittura di Picasso e di Matisse. Poi, come tutte le cose fatte durante la scuola, le dimentichi e le devi far sedimentare. Dopo qualche anno di intossicazione digitale, proprio quando ero a corto di idee, ho ritirato fuori quello che avevo studiato e mi sono riguardato i grandi maestri del Novecento, rivisti forse con uno sguardo diverso, più maturo, e ho trovato certe opere paradossalmente più nuove ed innovative delle cose che mi circondavano. Ciò che mi ha avvicinato di più al mondo dell’arte devo essere sincero, è sicuramente il grande serbatoio di spunti e stimoli dati dal lavoro immenso di Picasso e la sua ricerca sul Cubismo che lo rende un linguaggio diretto e quasi “grafico” da cui ho appreso una certa sintesi della forma. Del Futurismo, adoro la forza delle immagini e l’idea di un’arte che possa davvero uscire dalle gallerie e parlare con il linguaggio dei media più disparati senza snaturarsi o perdere di dignità. Da lì, ne viene la mia passione per le opere grafiche di Depero, che mi hanno inevitabilmente portato alla cartellonistica di Seneca, di Cassandre, ai fumetti di Tofano o di Feininger, e di molti altri artisti che scopro ogni giorno e da cui prendo ciò che mi serve per comunicare al meglio».
Anche quest’anno, le sue illustrazioni continuano ad arricchire il percorso narrativo del Teatro Comunale di Bologna. Come e quando nasce questa collaborazione?
«La collaborazione con il Teatro di Bologna nasce nel 2020 grazie ad un progetto di comunicazione realizzato insieme a Cheap Festival che proponeva l’illustrazione come linguaggio per raccontare le nuove opere del Comunale. Purtroppo, la prima serie di manifesti è coincisa con le chiusure legate al Covid, quindi è rimasta fuori dal Teatro e lontano dagli spettacoli ma per tantissimi giorni affissa per le strade della città. Negli anni seguenti, ho avuto modo di lavorare ancora su quelle opere e sulle altre stagioni teatrali fino ad oggi, con una delle mie più longeve collaborazioni con quasi 50 opere illustrate all’attivo».

Vuole raccontarci com’è andato il recente progetto espositivo realizzato in sinergia con Bonobolabo negli spazi di Mag Magazzeno Art Gaze?
«Dopo aver realizzato tutti questi materiali e dopo 5 anni di rapporti con il Teatro mi sono accorto che non ero mai stato a Bologna (!) e non avevo mai raccolto tutto quel materiale in una mostra! Con Marco Miccoli di Bonobolabo, abbiamo pensato di esporre una piccola selezione di manifesti con alcuni bozzetti digitali e schizzi originali ad acquerello su carta relativi alle principali opere che sono andate in scena. Così, nei locali di Mag Magazzeno Art Gaze abbiamo allestito Sipario!. Lo stimolo principale che mi ha condotto a Bologna è stato però quello di avere per la prima volta un reale confronto con la gente, un incontro vero, la possibilità di fare quattro chiacchiere di fronte ai manifesti che per 5 anni sono stati sotto gli occhi dei cittadini. Questa credo sia la cosa più bella di un’esposizione di opere.
In un mondo in cui il digitale sta assumendo un ruolo sempre più centrale, come vede il futuro dell’illustrazione e della pittura? Pensa che i nuovi mezzi possano contribuire a creare nuove opportunità?
«Cerco di non essere mai troppo scettico verso le nuove tecnologie, a patto che restino degli strumenti usati dall’uomo e che non si tramutino in strumenti che usano l’uomo. Sicuramente un’iperdigitalizzazione e un uso esagerato dell’intelligenza artificiale porterà ad un appiattimento del mondo della creatività, però la storia insegna che ci sono sempre state queste fasi dirompenti che, sicuramente spostano gli equilibri, ma allo stesso tempo creano nuove sfide che porteranno sempre e comunque l’uomo ad adattarsi e a trovare soluzioni diverse. Le opere digitali o “generate” possono essere sicuramente bellissime e perfette. Quello che cerco in un’opera d’arte però non è la perfezione ma la verità, l’autenticità della ricerca. Quando faccio, guardo o compro arte, voglio prendere un pezzo di vita di un artista, un’esperienza che lui ha provato e ha messo su carta, che non per forza deve essere solo bella e perfetta ma autentica».
Foto copertina: Riccardo Guasco, Manifesto per Teatro Comunale di Bologna, Courtesy Portici di Bologna



