Kevin Spagnolo e il suo clarinetto al chiostro di Santo Stefano, finalmente un programma di tutto rispetto

di Giovanni Neri

Il 13 giugno nel chiostro della Basilica di Santo Stefano si sono esibiti il clarinettista Kevin Spagnolo e il pianista Simone Rugani, primo appuntamento della rassegna Talenti del Bologna Festival. 

Finalmente un concerto con uno strumento a fiato e un programma di tutto rispetto inclusa la stupenda sonata di Brahms. Due giovani entusiasti ed esuberanti certamente di ottima scuola e con buone prospettive di maturazione. Il clarinetto ha dei limiti negli acuti dove spesso il suono non è arrotondato e stride mentre non sono mancate note false al pianoforte. Tutto migliorabile.  Il concerto ha avuo due facce. Buona l’interpretazione del brano di Schumann (uno dei tanti che viene eseguito su strumenti diversi) mentre è risultata insufficiente l’esecuzione della sonata di Brahms (anche questa eseguita spesso con la viola. Fra strumenti a fiato e strumenti a corda c’è una sorta di gemellaggio: viola-clarino, flauto/oboe-violino, fagotto-violoncello per le sonorità e il registro). L’op. 120 è una delle ultime del compositore amburghese e segue gli ultimi, intimistici brani per piano dell’op. 119. Una sonata che riflette la sensibilità di un autore che ha raggiunto una maturità ormai crepuscolare e che quindi deve essere affrontata in modo pacato e riflessivo. La tentazione di applicare alla sonata di Brahms gli stessi criteri interpretativi di Schumann è erronea.  Nella seconda parte una brano di Reinicke esasperantemente post-romantico, nel segno di quella continuità che vide alla fine del XIX secolo una violenta diatriba fra innovatori e conservatori (ad esempio Clara Schumann-Wagner) e che diede luogo a una divaricazione che portò da un lato all’esasperazione dodecafonica di Schönberg e dall’altro al filone rappresentato da Rachmaninov. Un brano eseguito in modo brillante dal duo ma che può riposare senza rimpianti nella culla della storia. Più interessante la sonata giovanile di Bernstein (vi si trovano “in nuce” gli stilemi che porteranno a west side story) e i brevi brani di Lutoslawski dove clarino e piano hanno trovato un’ottima intesa. Un bis e un buon successo di pubblico. Un piccolo suggerimento: le contorsioni del clarinettista e gli ammiccamenti suggeritivi al piano dovrebbero essere almeno ridotti. Ed evitare le dilettantistiche presentazioni: parlare in pubblico richiede capacità e competenza come sanno bene i professori universitari…

Programma

Robert Schumann  Fantasiestücke op.73 Johannes Brahms Sonata in mi bemolle maggiore op.120 n.2 Carl Reinecke Introduzione e Allegro appassionato op.256 Leonard Bernstein Sonata per clarinetto e pianoforte Witold Lutosławski Dance Preludes

Leggi anche il blog Kurvenal dell’autore Giovanni Neri

E-mail: giovanni.neri@unibo.it

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