La città di Morandi

«… e annuso il profumo di mandorle di questa città ai piedi degli Appennini seduto a un tavolino con uno strofinaccio come tovaglia, in una sera di giugno, sotto l’ombra dei portici, davanti alla vetrina di una ex drogheria a meno di cento metri dalla casa di Morandi», si legge ad un certo punto nel racconto che Jan Brokken, scrittore e viaggiatore olandese, ha dedicato a Giorgio Morandi e alla sua città, Bologna.

Sono le mandorle a fermarmi nella lettura, perché io non l’ho mai sentito quel profumo, neppure nel 2013 (anno in cui Brokken visitava Bologna). Ma poi mi dico che sono proprio le mandorle a fare la differenza, a fare di uno scrittore un bravo scrittore, e così mi immergo di nuovo nella lettura di questo racconto dal titolo La città di Morandi, nel quale Brokken, raccontando Giorgio Morandi, racconta Bologna. Il testo in sé è una breve, ma succosa biografia dell’artista: leggendola ci si immagina di Morandi che «era un uomo schivo in un corpo da gigante. Tutto del suo fisico era troppo grande. Le braccia e le gambe erano troppo lunghe (…) Aveva Il naso grande e affilato e il viso largo per cui anche i suoi occhiali sembravano enormi»; che «Ogni mattina indossava un abito grigio che non proveniva sicuramente da una sartoria e nemmeno da una delle rinomate boutique di via Farini. La camicia era invariabilmente bianca, la cravatta invariabilmente nera»; che «Aveva un grosso cane nero, bavoso e un po’ cattivo. Un cane a cui non ci si doveva avvicinare troppo, un cane ringhioso. Non usciva mai a passeggio senza il suo cane, lo portava fuori mattina e sera»

L’anima delle citta- copertina del libro scritto da Jan Brokken

Brokken segue Morandi con il suo cane, lungo le vie di Bologna, sotto «I portici, ampi e splendidamente pavimentati di granito, che proteggevano dal sole praticamente a tutte le ore del giorno. Non capitava mai di inciampare su una mattonella un po’ sporgente, i marciapiedi erano lisci come un campo da pallamano»; lo segue nella sua casa, dove abitava con le sorelle Anna, Dina e Maria Teresa, in quella casa di via Fondazza 36 dove «il suo atelier era anche la sua camera da letto. Contro una parete c’era un tavolino su cui stavano le ciotole, le brocche, i vasi e le bottiglie che dipingeva, contro l’altra parete un tavolino ancora più piccolo per i pennelli, e contro la terza parete uno stretto letto singolo»; lo segue fino a Grizzana dove Morandi tornava ogni estate nell’appartamento in affitto nella Casa Veggetti.

Noi seguiamo a nostra volta Brokken, quando esce da I Portici di Via indipendenza e si avvia verso l’Accademia di Belle Arti, arriva poi in Santo Stefano e vi entra, prosegue poi verso il Mambo, dove sussulta per il rosso di una caraffa più vivace del colore di una mela perché «Rosa, arancione molto chiaro, giallo isabella, marrone cacao, malva, bianco sporco, grigio, verde sbiadito sono i colori dei suoi vasi, ciotole, barattoli e caraffe (…)Morandi passava il colore sulla tela come una crema vellutata e mescolava il bianco a sbaffi molto sottili di verde, blu o marrone. Le sue pennellate contengono decine di sfumature. La tela vive, come una pelle sotto la quale si intravedono le vene. Davvero Morandi dipinge una natura che non è morta, ma in uno stato di quiete”; lo seguiamo ancora mentre si dirige verso il ristorante Al Pappagallo e poi lo vediamo ancora una volta sussultare, di ritorno verso il suo albergo, perché Anna Magnani sta gridando “Francesco!!! Francesco!!!!” nell’aria tiepida della sera: «Sbuco da un vicolo stretto e mi trovo in piazza Maggiore. Davanti a uno schermo cinematografico più alto del municipio, tremila persone sedute su seggiole pieghevoli»

Fotografia di Morandi nella sua casa laboratorio di via Fondazza a Bologna

Inizia così il racconto: «Io Morandi lo capisco. Quando sei cresciuto in una città come Bologna, non hai bisogno di andare a vedere se la vita sia meglio altrove.»

L’anima delle città (Collana: Gli Iperborei) è il libro da cui è tratto il racconto su Bologna e Morandi. Nel libro sono descritte altre città di altri uomini e donne illustri, Bergamo e Donizetti, Cagliari e Eva Mameli Calvino.    

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Jan Brokken ha pubblicato con Iperborea, tra gli altri: Nella casa del pianista, sulla vita di Youri Egorov; Il giardino dei cosacchi, sul periodo siberiano di Dostoevskij; Anime baltiche; Bagliori a San Pietroburgo; La suite di Giava, sull’esperienza della madre Olga nell’arcipelago indonesiano degli anni Trenta.

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