La fotografia oltre la moda: Lee Miller e Annie Leibovitz

Tra le diverse artiste presenti nella rassegna fotografica forlivese Essere Umane ce ne sono due che, in modi e in tempi diversi, hanno rivolto l’obiettivo alla moda e alla mondanità: le americane Lee Miller e Annie Leibovitz. La prima è famosa per la sua intensa attività di reporter che la porterà persino a ritrarsi nella vasca da bagno della residenza viennese di Hitler, la seconda è ricordata soprattutto per il celeberrimo ritratto di Lennon e Yoko Ono apparso sulla copertina di Rolling Stone nel gennaio 1981 e scattata poche ore prima dell’assassinio dell’artista.

A oltre quaranta anni di distanza l’una dall’altra, le due fotografe esprimono una rivoluzionaria idea di femminilità che, pur veicolando dal corpo, lo oltrepassa raccontando ciò che c’è di più intimo e autentico nella personalità di una donna. E Lee Miller lo farà da tutti e due i lati della camera.

Annie Leibovitz, Patti Smith, New York, 2015 (@Anne Leibovitz Pirelli 2016, Pirelli & C. S.p.A.)

Il suo sguardo alla realtà abbandona qualsiasi stereotipo legato al “tocco femminile”, i suoi reportage non risparmiano nulla alla crudezza della realtà ma, allo stesso tempo, mantengono un’atmosfera sospesa che rende speciale e inconfondibile ogni suo racconto. Elisabeth (questo il suo nome per esteso), nasce nel 1907 e fin da bambina vive davanti all’obiettivo fotografico: suo padre è un fotografo dilettante e la ritrae nuda fin da ragazzina, abituandola a divenire oggetto di sguardo e desiderio. Questa esperienza contribuirà a renderla disinibita e sfrontata di fronte alla macchina da presa, in netta controtendenza con lo stereotipo allora in voga delle modelle “belle senz’anima”, bambole obbedienti che si mettevano a disposizione totale dello stile e dell’eleganza. Del resto, siamo negli “anni ruggenti” e ancora profondamente distanti dalla rivoluzione di mezzo secolo dopo, quando le modelle inizieranno a guadagnarsi la fama non per la loro bellezza quanto piuttosto per le vicende legate alla vita privata e al proprio temperamento. Da questo punto di vista, Lee Miller può considerarsi una di loro e avvicinarsi ai ritratti “psicologici” della Leibovitz poiché la sua forte personalità non emerge solo nel suo lavoro di fotografa ma anche nelle immagini che la vedono ritratta da uomini, da Edward Steichen a Man Ray. La carriera di modella per lei inizia grazie a un incontro casuale con Condé Monrose Nast, fondatore della celebre casa editrice CondéNast, che, come succederebbe in una commedia americana degli anni Cinquanta, la salva da un’auto che stava per investirla sulla Fifth Avenue a New York e, colpito dalla sua bellezza, le propone di lavorare per Vogue. Dopo due anni d’intensa carriera, Elisabeth però sentirà l’esigenza di passare dall’altro lato della camera: in un’intervista rilasciata nel 1932 al New York World Telegraph dirà «preferisco fare una foto che essere una foto».  

Per Annie Leibovitz, classe 1949, ritrarre significa portare avanti lunghe sessioni fotografiche e intere giornate a osservare la vita quotidiana dei suoi soggetti per farne ritratti unici. Dopo un inizio dedicato alla pittura, entra giovanissima anche lei come Lee nel mondo della fotografia, ottenendo il primo ingaggio nel 1970 per la rivista Rolling Stone. Negli anni Ottanta inizia la sua collaborazione con Vanity Fair. Tra le splendide immagini in mostra spiccano quelle dell’artista iraniana Shirin Neshat e di Patti Smith, ritratte in un impianto scenico essenziale che lascia emergere la potenza delle loro personalità.  

Annie Leibovitz, Shirin Neshat, New York, 2015 (@Anne Leibovitz Pirelli 2016, Pirelli & C. S.p.A.)

 

   

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