La Galleria P420 di Bologna ospita la mostra ’45 Years Of Non-Painting’ di Goran Trbuljak

Si può davvero dipingere e definirsi artista senza mai toccare la tela? Quali caratteristiche definiscono un’opera d’arte? Un lavoro artistico è tale prima di entrare in galleria o nel momento in cui vi entra? Attorno a questi e altri quesiti ruota il lavoro di Goran Trbuljak nell’esposizione 45 Years of Non-Painting presso la Galleria P420 di Bologna che ospita, per la seconda volta, la personale dell’artista croato.  

Nel percorso sono esposte, in due ampie sale, una trentina di opere su tela in ordine cronologico che abbracciano un periodo ampio che va dalla metà degli anni settanta fino al 2021.  Nel percorso Trbuljak, artista concettuale che vive e lavora a Zagabria, affronta le sue riflessioni sul codice e sull’arte a partire dal celebre Sunday Painiting (1974). L’opera documenta di fatto un’azione che Trbuljak compiva ogni domenica. Recandosi nei pressi della vetrina di una mesticheria di Zagabria, Trbuljak, dipingeva sul vetro del negozio, in corrispondenza di una tela bianca esposta all’interno, simulando indirettamente la realizzazione di un dipinto, pur non agendo mai direttamente sulla tela. 

Da qui seguono altri tentativi di pittura, o meglio di non pittura, da cui prende il titolo la mostra. Tra questi i Monday Paintings, Painted from the side (1988), Dropwise from Behind (1982), 1(#4)b (1986): un ostacolo si frappone sempre tra l’artista e la tela, impedendo di fatto l’azione diretta del dipingere. Ponendo l’attenzione sul processo della pittura, attraverso la sua negazione, Goran realizza dipinti astratti talvolta dipingendo su un plexiglass trasparente collocato sulla tela e rimuovendo poi il colore, in un gesto molto simile a quello del commerciante, altre volte facendo colare gocce di colore attraverso fori da lui praticati ai lati delle teche che ospitano la tela stessa o impregnandola di colore dal retro. 

Nella seconda sala, che ospita una selezione di opere più recenti, dal 2017 in poi, l’artista prosegue i suoi esercizi dipingendo la tela grazie ad una sorta di cavalletto da lui progettato che permette, tramite un’azione meccanica, di realizzare le opere anche in questo caso non interagendo mai con la tela. Altre opere sono invece realizzate attraverso gli stessi strumenti del pittore, strumenti che vanno poi a comporre anche le Sketch for sculpture (2019), installazioni ingarbugliate che riflettono il mondo interiore dell’autore e il suo rapporto con la pittura. 

Intramezzano le opere le famose Sentences scritte a macchina su fogli A4: raffinati esercizi di poesia visiva che completano il pensiero dell’artista e la sua visione dell’arte. Con le armi della critica e dell’ironia, Trbuljak ci porta a riflettere in ultimo, sulle contraddizioni del sistema dell’arte, spesso guidato da mere logiche commerciali e produttive che poco hanno a che fare con il reale valore dell’opera, sul ruolo giocato dalle strutture che dovrebbero valorizzare e promuovere l’arte in una situazione di (ipotetica) indipendenza, infine sui pregiudizi e gli stereotipi intorno al mestiere dell’artista. 

Video @Francesca Sibilla

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