“La lucina” di Fabio Badolato e Jonny Costantino

Ove per poco il cor non si spaura”

di  Cristina Accardi

Martedì 31 ottobre presso la Cineteca di Bologna c’è stata la prima mondiale de La lucina (www.lalucina.xyz) a cura di Circuito Nomadica. I 218 posti a sedere dellAuditorium non sono bastati ad accogliere il flusso di spettatori convenuti per il film di Fabio Badolato e Jonny Costantino (www.bacoproductions.org), concluso quest’anno dopo una sofferta lavorazione, tratto dal romanzo omonimo (Mondadori 2013) di Antonio Moresco e da lui stesso interpretato insieme al piccolo Giovanni Battista Ricciardi, ambedue per la prima volta sullo schermo.

Antonio Moresco, in una scena de La lucina

Veniva al mondo la luce vera

quella che illumina ogni uomo.

Giovanni 1,9

Io sono la luce del mondo; chi segue me,

non camminerà nelle tenebre,

ma avrà la luce della vita.

Giovanni 8,12

Cos’è un’opera darte? Negli ultimi tempi mi sono trovata a confrontarmi con questo immane quesito assai sovente e in questi giorni mi sono imbattuta in una definizione che al momento mi persuade: «Lopera darte è ciò che rende la ferita indimenticabile». Con questa espressione Massimo Recalcati chiude la conferenza a Perugia sul Grande Cretto di Alberto Burri a Gibellina, mettendo a confronto lopera del maestro umbro con il corpo di Cristo risorto in cui restano evidenti le piaghe della passione e in cui Tommaso può placidamente affondare il dito. La resurrezione non cancella la ferita ma, dice più precisamente il maître à penser milanese: il cretto come il corpo del Cristo rende la ferita indimenticabile. Poco prima fa un riferimento al bianco, il cui uso in questo contesto è sentito come unesigenza dall’artista, e alla luce che esso emana: Burri porta la luce dove è avvenuto il buio, lorrore. Nessun intento dunque di velare quello che nella lingua di Jacques Lacan viene nominato “reale”, ma anzi questa particolare operazione mostra lintenzione, la volontà, la decisione di mettere in evidenza la lacerazione provocata dallazione di taglio che investe inevitabilmente la vita umana, con la luce del bianco.

Da sinistra: Fabio Badolato, Jonny Costantino  e Antonio Moresco sul set de La lucina foto di Felicia Ferrara

Durante la proiezione bolognese de La lucina, la prima cosa che ho pensato è stata: con questo film Fabio Badolato e Jonny Costantino hanno compiuto il passo di non ritorno verso limmortalità. Questa è un’opera darte. Adesso aggiungo che questo pensiero scaturisce dal mio percepire che si è trattato di un atto etico straordinario, la realizzazione di unestetica radicale che nulla concede alla resa nei confronti delle pretese dellAltro nella veste di garante sociale, economico o culturale. Approccio che del resto contraddistingue le tre potenze creatrici in gioco, quelle dei cineasti e quella naturalmente di Antonio Moresco. Quella espressa è una Kunstanschauung, una “visione dell’arte” precisa, netta, che prende le mosse dal cinema dautore o (come lo definisce Mario Pezzella nel suo Estetica del cinema) dal cinema «critico espressivo», cosa che presuppone un pubblico più agente che agito, con tutti i rischi che questo comporta. Nessuno stupore pertanto che due registi di questo calibro per la realizzazione della pellicola abbiano scelto e siano stati scelti da Antonio Moresco, luminoso scrittessere (parafrasando Jacques Lacan che definisce l’uomo parlêtre, parlessere) entrato a pieno titolo nel novero degli “eterni” e, in questo frangente, sorprendente e toccante “interprete” nudo della propria sacralità.

Backstage La lucina foto di Kate Lerigoleur

Davvero unesperienza indimenticabile, un cammino liminare attraverso il gelo assoluto del dolore ed il calore estremo della gioia. Ma c’è un tratto sensibile che in questa “appercezione” vorrei sottolineare: le mie lacrime di commozione scaturite nellimmanenza dellevento non sono state generate dai dialoghi (come di norma avviene) ma sono state generate dalla sublime bellezza delle immagini. Ogni fotogramma, unopera darte. È stato come trovarsi dinanzi al Cartone di Leonardo, al San Matteo del Caravaggio, ad una creatura del Serpotta, allo sguardo di un ritratto di Rembrandt, ad un Ferro di Burri, ad una Delocazione di Parmiggiani… Qualcosa di analogo è accaduto mutatis mutandis durante la lettura del libro, sul versante semantico.

A tu per tu con il limite del dicibile, con il limite del rappresentabile, con la tua “Cosa” che emerge silenziosa e violenta. Nessun preavviso, nessuna scappatoia, nessun alibi: ti ritrovi nuda e cruda nella vertigine e nello sgomento. Ma non da sola. Le stelle nei loro occhi sono con te. Ti rendi conto a un certo punto, stordita e tremante, che dalle tue ferite sgorga un flusso inarrestabile. È la tua luce, guida cieca nel tempo della notte.

Backstage La lucina foto di Kate Lerigoleur

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