La prematura scomparsa del direttore Antonino Fogliani

La prematura scomparsa del maestro Antonino Fogliani ha destato profonda e sincera commozione nel panorama musicale internazionale, provando il mondo dell’opera di uno dei più raffinati e filologici specialisti del repertorio belcantistico della sua generazione. Il direttore d’orchestra messinese, stimato a livello globale per il rigore interpretativo e la lucida sensibilità con cui sapeva indagare le partiture del primo Ottocento italiano, ha lasciato un vuoto incolmabile. Tra le istituzioni che hanno avvertito con maggiore intensità il peso di questo doloroso lutto spicca il Teatro Comunale di Bologna, ente cui il musicista era legato da un fitto e stratificato ordito di relazioni non soltanto professionali, ma anche biografiche e intellettuali. Dinnanzi a questa tragica perdita, la fondazione lirico e sinfonica felsinea ha scelto di non limitarsi ad un formale messaggio di cordoglio, decidendo invece di tramutare un imminente impegno di cartellone in un solenne atto di celebrazione artistica.

Per comprendere appieno la caratura della sinergia tra Fogliani ed il capoluogo emiliano, è necessario volgere lo sguardo agli anni della sua formazione, periodo in cui la città di Bologna ha agito come una vera e propria Alma Mater per il suo profilo intellettuale. Il territorio bolognese non ha rappresentato per lui una semplice e occasionale piazza di transito nella maturità della carriera, bensì il fulcro in cui ha vissuto a lungo e strutturato i propri solidi fondamenti culturali. Fogliani si era infatti laureato in Discipline della musica presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna e, parallelamente, aveva conseguito il diploma in pianoforte al prestigioso Conservatorio Giovan Battista Martini. Questa duplice natura del suo percorso ha impresso un marchio indelebile sulla successiva attività sul podio, configurando un approccio direttoriale in grado di fondere una rigorosa fedeltà al testo scritto con una vibrante espressività.

Le stagioni del Teatro Comunale di Bologna hanno incrociato il cammino del Maestro in momenti cruciali dell’ultimo ventennio. Se l’esordio con i complessi bolognesi risale al lontano 2004, è nel corso della recente crisi pandemica del 2021 che è stata scritta una delle pagine più dense e simboliche di questo connubio. In un momento di forzato distanziamento sociale e con i teatri svuotati, Fogliani salì sul podio del Comunale per un concerto a porte chiuse trasmesso in streaming, concepito per mantenere saldo il legame culturale con la cittadinanza. In quella specifica circostanza, il direttore scelse di omaggiare la città d’adozione proponendo una perla rossiniana di rara esecuzione, la Sinfonia di Bologna in re maggiore. Un’intuizione squisitamente programmatica che, accostata ad altre pagine del classicismo e del primo romanticismo, intendeva riattivare la memoria storica del territorio attraverso la sua stessa scaturigine musicale.

Il legame si era ulteriormente consolidato, sempre nel 2021, attraverso un’operazione di assoluto rilievo sul fronte della valorizzazione della musica contemporanea e sacra. Il maestro messinese aveva infatti guidato l’Orchestra ed il Coro del Teatro Comunale di Bologna nella prima esecuzione assoluta di Cantus Bononiae. Missa Sancti Petroni, una monumentale composizione sacra commissionata a Marco Taralli. L’opera, eseguita per la prima volta in pubblico nella suggestiva e solenne cornice della Basilica di San Petronio, divenne poi un prestigioso progetto discografico inciso per l’etichetta Tactus, rimanendo come una testimonianza documentale di un lavoro meticoloso e di una perfetta unità d’intenti tra direttore e compagine musicale.

Un destino improvviso ha purtroppo spezzato un cammino artistico altrimenti assai denso di traguardi e scoperte interpretative. Nei giorni del 22 e del 24 gennaio, infatti, Antonino Fogliani era atteso nuovamente sul podio bolognese per inaugurare i primi appuntamenti operistici della stagione 2027. La pianificazione originaria prevedeva la sua concertazione di un titolo nodale e ricco di insidie vocali e strutturali per il repertorio belcantistico, La straniera di Vincenzo Bellini. La messinscena, programmata in forma di concerto presso il palcoscenico dell’Auditorium Manzoni, era stata concepita come una raffinata anteprima del cartellone stagionale, in attesa che i complessi lavori di restauro consentano la riapertura della sede storica in Piazza Verdi.

Dinnanzi alla notizia della sua prematura scomparsa, la direzione del Teatro Comunale di Bologna ha avvertito il dovere etico e culturale di rimodulare il senso di quelle date. Le esecuzioni de La straniera del 22 e 24 gennaio non saranno dunque una mera prosecuzione della programmazione, ma si trasformeranno in un tributo d’affetto e in una memoria collettiva. Il Comunale ha infatti ufficializzato che l’intera esecuzione dell’opera belliniana sarà espressamente dedicata alla memoria di Antonino Fogliani, celebrandone la stimata carriera nazionale e internazionale. Le melodie melanconiche e le architetture sonore di Bellini, che il maestro avrebbe dovuto guidare con la consueta e sapiente precisione, risuoneranno all’Auditorium Manzoni come un ideale e ultimo plauso al Maestro, restituendo al pubblico il testamento spirituale di un musicista che ha saputo nutrire l’immaginazione e la cultura della città di Bologna. 

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