La Traviata
Lo scorso mercoledì 25 febbraio è stata portata sul palco del Nouveau, sede provvisoria del Teatro Comunale di Bologna, La traviata di Giuseppe Verdi, un dramma lirico in tre atti. Lo spettacolo, sotto regia di Alessandro Talevi, vede la scena riadattata agli spazi della sede Nouveau, attirando una gran quantità di pubblico, grazie alla notorietà del titolo, reso in quest’occasione entro una cupa cornice simbolista, in grado di sollecitare gli spettatori e valorizzare i momenti più iconici dell’opera, orchestrata dalla bacchetta del maestro Leonardo Sini.
Volendo descrivere il contesto, è bene prendere le mosse dalla precisazione che quest’opera ha una storia dal cominciamento parimenti travagliato rispetto alla sua protagonista. La sua prima è da riconoscere all’accoglienza del palcoscenico della Fenice di Venezia, dove debuttò nel 1853, ispirata al dramma La Dame aux camélias di Alexandre Dumas figlio. Al debutto, l’opera non venne accolta di buon grado dal pubblico, che faticò a comprendere la modernità del soggetto e la scelta di un’ambientazione contemporanea, tanto che nei teatri del centro Italia, all’ora sotto la forte influenza dello Stato Pontificio, più parti del libretto dovettero essere rielaborate o in alcuni casi direttamente censurate. La riscossa però non tardò ad arrivare e, dopo alcune modifiche ed aggiustamenti, l’apprezzamento del pubblico fu totale, consegnando il lavoro di Verdi ad un successo che tutt’oggi perdura e lo identifica come uno dei pilastri della trilogia popolare assieme a Rigoletto e Il trovatore.

Tornando alla serata di ieri, l’asset scenico si è mosso dall’idea di generare un forte impatto visivo. Al centro del palco stava infatti un grande disco inclinato verso il pubblico, una piattaforma che è stata il baricentro dell’azione, nonché il principale oggetto di scena, se non l’unico, assieme a una serie di sedie postegli attorno. Sin dal cominciamento del primo atto, l’apertura del sipario ha rivelato una scena dominata dal disco inclinato, sopra al quale delle danzatrici mascherate d’argento ondeggiavano con piume nere, circondate dalle comparse intente a rappresentare il pubblico. In questo quadro, la figura di Violetta emerge in netto contrasto cromatico, unica a volto scoperto ad indossare un abito azzurro, una sorta di sfida all’oscurità circostante che anticipava il ruolo del personaggio.
Per quanto riguarda il canto lirico, particolarmente riuscito è parso il celebre brindisi Libiamo ne’ lieti calici, sebbene la perizia vocale del soprano Julia Muzychenko, interprete di Violetta Valery, abbia finito per adombrare il canto del tenore Davide Tuscano, interprete di Alfredo Germont, sovrastandone per brevi tratti il fraseggio. Inoltre, come emerso anche dall’ovazione finale, si elogia la performance vocale del baritono Claudio Sgura, che ha sostituito Lodovico Ravizza nel ruolo del padre di Alfredo. Un momento di singolare interesse si è verificato immediatamente dopo il ben noto brindisi, quando la musica ha iniziato a pervenire dal fondo del palco, generando un effetto di spiazzamento tale da far supporre che si trattasse di un audio registrato. In realtà, gli strumentisti si erano portati fisicamente dietro le quinte per favorire un momento di raccoglimento fra i due amanti. Di fatto, fintanto che il suono restava soffuso e lontano, le comparse continuavano a popolare la scena, dileguandosi solo al rientro dell’orchestra nella buca, generando un effetto di simbiosi naturale tra azione e partitura.

Proseguendo nell’analisi degli atti, si è apprezzato lo sfruttamento delle luci volto a mutare la destinazione d’uso del disco centrale. Nell’atto terzo esso è divenuto dapprima palco per i toreri e poi, grazie all’effetto dato dall’illuminazione verde, un grande tavolo da poker, sede della disfatta di Alfredo. Tuttavia, nonostante l’abile riciclo del disco inclinato posto al centro del proscenio, non è stato possibile ignorare l’impiego dei telefoni come elementi di scena affidati ai solisti, i quali a tratti si avvalevano di carta e penna per la scrittura delle lettere da far recapitare ai destinatari come da libretto, mentre in altre occasioni sfruttavano lo smartphone per recitare un reciproco aggiornamento via messaggio. Questo particolare, per quanto minimo, ha generato una sorta di cortocircuito tra la verosimiglianza dei fatti contestualizzati al periodo in cui si ambienta l’opera e la scena moderna studiata dalla regia.

Una serata quella che ha visto La traviata sul palco del Nouveau senz’altro ricca di rivisitazioni e ricerca di innovazione, per un’opera che a sua volta è stata concepita all’insegna della rivoluzione dei canoni classici dell’opera della seconda metà dell’ottocento. Si ricorda inoltre che i biglietti per gli spettacoli della stagione Opera 2026 del programma del Teatro Comunale di Bologna sono disponibili, in corda con l’iniziativa che avvicina i giovani all’opera classica, all’accessibile cifra di 10€ per gli studenti iscritti all’Università di Bologna, all’Accademia di Belle Arti di Bologna e al Conservatorio di Musica Giovan Battista Martini.

