L’artista e attivista Nan Goldin a Bologna
Gian Luca Farinelli, che l’ha accolta in Piazza Maggiore davanti a seimila persone, l’ha definita: «fotografa atipica e necessaria». Bologna ha appena ospitato la grande artista e attivista americana Nan Goldin, la quale tra il 24 e 26 giugno scorsi ha tenuto una lezione di cinema al DamsLab e presentato in Piazza Maggiore il film di Luchino Visconti Bellissima e ha dialogato con Cecilia Cenciarelli al Mast, introducendo il meraviglioso documentario di Laura Poitras, prodotto dalla Hbo All the beauty and the bloodsheed, storia epica ed emozionante dell’artista tra la sua storia intima e familiare, il suo modo straziante e rivoluzionario di fare fotografia e la sua battaglia per ottenere il riconoscimento della responsabilità della famiglia Sackler per le morti di overdose da farmaco.
Nata a Washington nel 1953 da genitori ebrei appartenenti alla piccola borghesia, Nan Goldin cresce a Boston, dove frequenta la School of the Museum of Fine Arts. La sua passione per la fotografia nasce dall’interesse per l’umanità varia e complessa che incontra nella sua vita. La fotografia per lei è guardare dal buco della serratura, spiare ma è anche una forma di amore e di disperazione, la più eterna e grandiosa: «fare una fotografia è un modo di toccare qualcuno, è una carezza, è accettazione» e questo è più che mai evidente nel suo lavoro più celebre, The ballad of sexual dependency, in cui seleziona e giustappone un consistente numero di diapositive a colori scattate in differenti periodi e le accompagna con una suggestiva colonna sonora. Il coraggio di mostrarsi tumefatta a causa delle botte ricevute da Brian, il suo compagno di allora, ha dato la forza a molte donne per denunciare violenze e sopraffazioni. Si, lei crede e ha sempre creduto che l’arte, nel proprio piccolo, possa cambiare le cose. «La fotografia – racconta – mi ha salvato spesso la vita: ogni volta che ho passato un periodo traumatico sono sopravvissuta scattando. Il mio lavoro si basa sulla memoria. Per me è fondamentale avere un ricordo della gente che ho conosciuto, specialmente di chi mi è stato vicino, per consentirgli di vivere per sempre».

Al Mast, in dialogo con Cecilia Cerciarelli in occasione degli eventi collaterali alla ormai celebre e immancabile rassegna bolognese de Il Cinema Ritrovato, che quest’anno è alla sua 37ma edizione, Nan Goldin ha raccontato della sua antica passione per il cinema italiano, da Carmelo Bene a Pasolini. La sua esperienza a Venezia, dove All the beauty and the bloodsheed è stato premiato con il Leone d’Oro alla 79a Mostra del Cinema di Venezia, è stata per lei la prova che si può fare cinema di qualità lontano da scelte solo commerciali.
La storia inizia con P.a.i.n., un gruppo da lei fondato per indurre i musei a rifiutare i fondi Sackler, togliere lo stigma alla dipendenza e promuovere strategie di riduzione del danno. Ispirato da Act Up, il gruppo ha orchestrato una serie di proteste atte a denunciare i Sackler e i crimini della Purdue Pharma, produttrice dell’ossicodone, raggiungendo risultati sorprendenti. Ma il film non parla solo di questo, è anche e soprattutto l’incontro di Laura Poitras con la vita e il lavoro di Nan Goldin, l’eredità dei suoi amici e della sorella Barbara, tutte persone in fuga dalle convenzioni, in vari modi tutti rivoluzionari.

E per l’artista anche chi fa cultura come si fa a Bologna mostra di essere un rivoluzionario. L’artista infatti al Mast ha raccontato di aver presenziato la sera prima a un piccolo miracolo di fronte alla piazza gremita davanti ad Anna Magnani – che ha definito «un tesoro italiano di cui essere orgogliosi» e ancora «una femminista che non ha mai avuto paura di essere diversa, che non aveva bisogno di essere carina perché era bella». Se il cinema – ha detto sorridendo – può far restare zitte migliaia di persone, lontane dai telefonini e incantate davanti a un film che ha cento anni allora si, il cinema è decisamente rivoluzionario.
Immagine di copertina: Nan Goldin e Cecilia Cenciarelli al MAST, 26 giugno 2023, photo credits: Lara De Lena
(Un particolare ringraziamento all’ufficio stampa del Mast per la cortese e gentile collaborazione)

