Le poesie di Pier Paolo Pasolini trasformate in musica all’Auditorium Manzoni di Bologna

di Giovanni Neri.

Il 28 aprile al Teatro Auditorium Manzoni, nell’ambito delle celebrazioni del centenario dalla nascita dello scrittore, poeta e regista Pier Paolo Pasolini, il Teatro Comunale di Bologna ha voluto omaggiarlo trasformando le sue poesie in musica.

Con la Lyniv che sostituisce Conlon (indisposto? Non è dato sapere) il concerto inizia con una forma musicale indefinita, composta da musica, canto e recitato, in ricordo di P.P. Pasolini, con brani delle sue poesie (spesso criptiche e ellittiche). Canta Fiorenza Cedolins, da lungo tempo una vecchia conoscenza del  pubblico bolognese, voce potente e drammatica forse non particolarmente adatta alla tipologia del brano eseguito che si interseca spesso con il recitato di Latini che però utilizza in modo spropositato il microfono. Una composizione di difficile valutazione con le musiche di D’Amico che sottolineano in modo continuativo quanto recitato e cantato.  Il pubblico sembra abbastanza apprezzare.  Segue la monumentale  “eroica”, la sinfonia che Beethoven affermò di prediligere, composta nell’intervallo di tempo 1802-1804, e dedicata a Bonaparte nel periodo bonapartista del compositore di Bonn (che in seguito rinnegò la sua fede politica quando Bonaparte si fece imperatore strappando persino l’intestazione della composizione e dedicando poi la sinfonia al principe Lobkowicz). E’ certamente uno dei grandi capolavori del compositore in cui si fondono lirismo e drammaticità famosa soprattutto per il suo secondo tempo (la celebre marcia funebre) ed è la sinfonia di maggiore dimensione superando mediamente i 50 minuti. Per chi voglia conoscere a fondo la struttura della composizione suggerisco la sua approfondita analisi in Wikipedia.  L’esecuzione della Lyniv è – come suo costume – esuberante e rutilante per cui è di ottima qualità nel primo, terzo e ultimo tempo, mentre manca qualcosa del quel doloroso intimismo che caratterizza la marcia funebre. Forse troppo “marcia” e troppo poco “funebre”, si potrebbe dire, in cui prevale l’aspetto marziale a scapito di quello più espressivo e mesto che però è controbilanciato molto positivamente dalla fuga centrale. Naturalmente siamo nel contesto di una esecuzione di ottima qualità e il rilievo riguarda più un aspetto di gusto che la sottolineatura di una pecca. il confronto con le grandi esecuzioni (e segnatamente quelle di Furtwängler e di Karajan) è in certi momenti difficile, anche se , naturalmente, molto dipende anche dalla qualità dell’orchestra. Che peraltro sotto la direzione della Lyniv è molto migliorata negli ultimi tempi. Successo caloroso ma non eccezionale da parte del pubblico.

Leggi anche il blog Kurvenal dell’autore Giovanni Neri

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