L’era del rettore studente

Sapevate che tra il XIII e il XV secolo il rettore dell’università era uno studente? Per quanto sembri incredibile era proprio così e lo è stato fino a quando le organizzazioni studentesche hanno perso potere per via dell’ingerenza della Chiesa e del Comune. Si legge nelle rubriche dello statuto delle Universitas di Diritto del 1317 «Alla carica del rettorato sia eletto uno scolaro della nostra Università che sia di vita e costumi sereni e onesti, di buon discernimento, quieto e giusto». 

Gonfalone in Aula Magna Rettorato, @Unibo Archivi

Non si sa con esattezza quale fosse l’organizzazione fino al XII secolo ma è con la nascita delle corporazioni medievali che si arriva a definire il ruolo del rettore nelle università: studente “anziano” (almeno venticinquenne secondo lo statuto) e dalla reputazione e aspetto irreprensibili («chierico, non coniugato e che porti l’abito clericale e che non faccia voti di professione religiosa» si legge). 

Il nostro ateneo ha da poco eletto un nuovo rettore, in un momento che, come sappiamo, è unico e particolare nella storia e sicuramente poco avvezzo a cerimoniali pomposi e da “assembramento”. Del resto di storia il nostro ateneo ne ha tanta, anche nella lunghissima linea di successione dei rettori, come ci ricordano le tante pareti piene di ritratti che si incontrano nelle lucide sale del Rettorato (e che purtroppo non conservano il ricordo dei giovani studenti/rettori). 

Per buona parte dell’età moderna gli studenti che frequentano l’università non provengono da Bologna, pur essendo studenti italiani (nel senso che poteva valere, allora, essere italiani, ovviamente). Lo scambio degli studenti era alla base dei rapporti tra corporazioni e così era allora anche per i rettori, eletti tra gli “stranieri” di stati italiani e europei per voto del precedente rettore e consiglieri. Il loro ruolo in principio è molto diverso da quello che conosciamo adesso: il rettore è il tesoriere dell’università, il legame tra questa e il territorio e colui che viene chiamato a dirimere ogni questione, al fine di mantenere l’equilibrio dei rapporti tra istituzioni. A partire dal XVII secolo il rettore cessa di essere uno studente e la nuova guida inizia a essere il cardinale legato di turno, rappresentante politico in città del pontefice. Solo nel 1604 si avrà una reviviscenza di rettorato studentesco e un nuovo tentativo di ripristinare tale autorità fu attuato, ancora una volta senza grande successo, nel 1747. Sarà nel XVIII secolo, con Napoleone e la Restaurazione, che si verrà a costituire un nuovo modello di università nella quale sarà ripristinato il ruolo del rettore ricoperto questa volta da un docente, come avviene oggi.

Abbraccio tra Ivano Dionigi e Francesco Ubertini, ©Ufficio Cerimonie UniBo

Non esiste un cerimoniale storico documentato che segue all’elezione del rettore. Il cerimoniale così come è attestato oggi risale alle celebrazioni dell’Ottavo Centenario, nel 1888, quando Carducci celebra la nascita dell’Alma Mater Studiorum e con la celebre frase «la scuola di Bologna si compose per movimento proprio, sorse e grandeggiò privata» ricorda che la nostra università, oggi così grande e complessa, è nata in seguito ad una aggregazione spontanea tra studenti, giovani studiosi che scelgono di iniziare insieme un percorso mirato alla conoscenza e che renderà Bologna “la Dotta” come è conosciuta oggi. Un secolo più tardi, ai tempi del rettorato di Fabio Roversi Monaco, nasce la tradizione che vede consegnare al rettore uscente la toga utilizzata nell’esercizio delle sue funzioni. Sempre Roversi Monaco, abbracciando il suo successore, Pier Ugo Calzolari, dà origine a una consuetudine adottata anche nel penultimo passaggio di consegne: quello tra l’allora uscente rettore Ivano Dionigi e Francesco Ubertini.

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