Letizia Battaglia a Forlì

Per la prima volta in Italia, con oltre 200 scatti fino all’11 gennaio 2026 al Museo Civico San Domenico di Forlì è possibile ammirare – tra vita privata e impegno professionale e civile – la grande fotografa siciliana Letizia Battaglia. 

“Letizia Battaglia. L’opera: 1970-2020”, a cura di Walter Guadagnini, esplora l’intero percorso creativo di Letizia Battaglia (1935 – 2022) attraverso fotografie, libri, giornali e riviste provenienti dal suo archivio, testimoniando la varietà dei suoi interessi e la continuità del suo impegno civile. 

Presentata nel 2024 al Jeu de Paume di Tours e al festival internazionale Rencontres d’Arles nel 2025, per la tappa forlivese il progetto è stato aggiornato e arricchito arrivando a comprendere alcune fotografie inedite, 22 riviste con cui la fotografa ha collaborato e delle quali in alcuni casi è stata anche fondatrice e editrice, nonché un docufilm sulla sua vita.

Letizia Battaglia, Il giudice Giovanni Falcone ai funerali del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso dalla mafia. Palermo, 1982 © Archivio Letizia Battaglia

Come scrive il curatore, il lavoro di questa artista «non è spiegabile solo per via fotografica, poiché è il risultato di una serie di tensioni che confluiscono nell’apparecchio e nel gesto della mano, ben oltre il dato professionale. È certamente una fotografia d’azione, che nasce però prima di tutto dal binomio parola e immagine». La fotografia per Letizia Battaglia, continua Guadagnini «non prevede ambiguità di interpretazione e […] si pensa sempre unita al testo, in modo tale da raggiungere chi guarda nella via più diretta possibile». 

Letizia Battaglia esordisce tra Palermo e Milano all’inizio degli anni Settanta, realizzando reportages sull’evoluzione dei costumi per diverse riviste italiane, per le quali scriveva gli articoli e scattava le fotografie. 

Il periodo più noto del suo lavoro inizia qualche anno dopo, a Palermo, sua città d’origine dove torna a vivere definitivamente nel 1974. Inizia qui la sua storica collaborazione con il quotidiano L’Ora, segnata dalle sue fotografie sui tragici eventi di mafia che hanno insanguinato il capoluogo siciliano per più di un decennio. Immagini divenute drammaticamente celebri, nelle quali la cronaca si unisce alla denuncia, in una coraggiosa interpretazione del lavoro di fotoreporter, peraltro realizzato da una donna all’interno di un mondo prevalentemente maschile.

Installation view, Letizia Battaglia. L’opera: 1970-2020, Museo Civico San Domenico, 2025. Ph. Emanuele Rambaldi

A fianco di questi scatti che hanno reso Letizia Battaglia una fotografa nota in tutto il mondo, la mostra vuole però mettere in luce anche il suo desiderio di ritrarre Palermo e la Sicilia nella varietà della loro anima: così documenta e racconta con amore e gioia la miseria e la nobiltà, la bellezza dei volti, le tradizioni e le feste religiose, restituendo anche un importante resoconto della vita in un ospedale psichiatrico. Le sue immagini non sono solo scatti rubati alla vita di tutti i giorni, diventano icone e simboli di un territorio ferito e fiero, intriso di contraddizioni, dove la violenza convive con la grazia, e il dolore con una struggente vitalità.

Vincitrice nel 1985 del prestigioso premio di fotografia umanista W. Eugene Smith, Letizia Battaglia si è aperta al mondo – dall’Unione Sovietica agli Stati Uniti, dalla Turchia all’Islanda – mantenendo però salda la propria poetica, che lei stessa descrive in questi termini: «La fotografia diventa o, meglio, è la vita raccontata: m’infilo in una fotografia che è il mondo, cioè, io divento il mondo e il mondo diventa me».

Installation view, Letizia Battaglia. L’opera: 1970-2020, Museo Civico San Domenico, 2025. Ph. Emanuele Rambaldi

Immagine di copertina: Letizia Battaglia, Via Calderai, Palermo, 1991 © Archivio Letizia Battaglia

Lara De Lena

Lara De Lena

Laureata in Lettere moderne, si specializza nel 2017 in Beni storico artistici con una tesi in arte contemporanea. Dallo stesso anno collabora con il CUBo.

Lascia un commento