Libri d’artista ai Musei Civici

Organizzata in collaborazione con la Biblioteca Universitaria di Bologna e i Musei Civici d’Arte Antica, la mostra “Per imagines. Classici latini e libri d’artista da Dürer a Picasso” è una bellissima (ri)scoperta dei classici latini attraverso il display del libro d’artista.  

L’esposizione – visitabile fino al 5 ottobre presso il Museo Civico Medievale (Via Manzoni, 4) – è curata dai professori Francesco Citti e Daniele Pellacani e con quest’ultimo abbiamo parlato del progetto.

Da dove nasce l’idea di questa mostra?

«L’idea o, se si preferisce, l’occasione per questa mostra è stata la partecipazione di un’unità di ricerca del Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica al progetto Prin Pnrr 2022 “Per imagines, per scripta. Forms of interaction between texts and images in Latin culture and its reception: innovative methodologies, new interpretations, digitisation initiatives”, finanziato dall’Unione Europea – Next GenerationEU. Questo progetto si propone infatti di indagare le diverse modalità di interazione tra codice verbale e codice visuale nella letteratura latina ma anche nella sua ricezione nei secoli successivi. In coerenza con i temi di ricerca propri del Centro studi “La permanenza del Classico”, abbiamo allora deciso di realizzare una mostra che indagasse il rapporto tra parola e immagine nella ricezione contemporanea della letteratura latina a partire proprio dal libro d’artista: una scelta che ci ha consentito di adottare un angolo visuale sostanzialmente inesplorato dagli studi che si occupano di Classical Reception».

Enrico Baj / Marco Valerio Marziale / Verona: Corubolo & Castiglioni, 1967. Acquaforte (es. 1/40). Collezione privata

Come mai la scelta del libro d’artista come display? 

«Come dicevo, il libro d’artista rappresenta un oggetto non particolarmente valorizzato negli studi sulla ricezione dell’antico. Ma allo stesso tempo, il libro d’artista si pone come un luogo privilegiato per studiare l’interazione tra parola e segno grafico, dal momento che questa tipologia artistica concretamente si configura come uno spazio materiale in cui i due codici coesistono e attivamente cooperano per la creazione del significato. Nel libro d’artista verbale e visuale interagiscono in praesentia e in maniera apparentemente immediata: la stessa collocazione delle immagini, spesso poste ‘a fronte’ del testo, suggerisce questa idea di rispecchiamento, che abbiamo voluto evocare anche nell’immagine guida scelta per la mostra: un volto femminile allo specchio, tratto da una delle incisioni realizzate da Pablo Picasso per illustrare le Metamorfosi di Ovidio».

La selezione dei pezzi è partita dando maggiore evidenza alle immagini, al segno o agli artisti coinvolti?

«Data la natura del progetto, il primo passo è stato censire quali opere latine fossero state scelte da artisti contemporanei per realizzare un libro d’artista. Una volta definito questo corpus – che, va detto, si è rivelato molto più ampio delle aspettative – abbiamo deciso di selezionare le opere che ci sono sembrate più significative sia per il valore degli artisti coinvolti (basterà citare i nomi di Klinger, Picasso, De Pisis, Manzù, Baj) sia per la loro efficacia nel costruire un percorso eterogeneo tra diverse epoche e diversi stile dell’arte contemporanea: la mostra vuole infatti dimostrare come personalità artistiche tra loro anche profondamente differenti hanno saputo reagire agli stimoli dei modelli letterari antichi, in un’operazione di rielaborazione e rivitalizzazione del classico spesso mediata dalla presenza di riscritture o traduzioni moderne (come nel caso del Properzio/Pound di Fausto Melotti, o del Virgilio/Valéry di Jacques Villon)».

Giulia Napoleone / Nero / Mendrisio: Josef Weiss, 2014. Disegno a china (es. 1/20). Collezione privata

Oltre al legame consolidato con la Biblioteca Universitaria di Bologna, c’è un legame particolare con la collezione Corrado Mingardi e gli altri collezionisti privati che hanno messo a disposizione le opere in mostra?

«Già in passato il Centro studi “La permanenza del Classico” ha organizzato alcune mostre con l’obiettivo di valorizzare il prezioso patrimonio librario della Biblioteca Universitaria di Bologna. In questa occasione la Bub ha prestato alcuni libri d’artista contemporanei (le Georgiche di Manzù, l’Orazio di Maillol e il Catullo di De Pisis) ma anche alcuni esemplari antichi, nello specifico due cinquecentine di Terenzio e Virgilio. Per rendere più completa e stimolante l’esperienza dello spettatore, abbiamo infatti deciso di affiancare ai libri d’artista contemporanei una selezione di antiche edizioni illustrate dei classici latini – tra cui il caso, del tutto anomalo, del Terenzio di Dürer – così da creare un deliberato effetto di contrasto: una sorta di ‘contrappunto’ utile a far emergere elementi di continuità e discontinuità nel secolare rapporto tra testo antico e raffigurazione artistica».

In mostra sono esposte complessivamente 20 opere: la maggior parte dei volumi sono sfascicolati, e quindi è stato possibile esporre in cornice i fogli singoli, in modo da restituire allo spettatore una visione il più possibile completa dell’oggetto nella sua articolazione e complessità. Tale varietà non sarebbe stata possibile senza la generosa disponibilità di artisti (ricordo in particolare Giulia Napoleone e Francesca Genna), di collezionisti privati e in particolare della Biblioteca di Busseto di Cariparma, che ospita la donazione di libri d’artista di Corrado Mingardi: una collezione a dir poco meravigliosa, che per ampiezza e valore si qualifica senza dubbio come una delle più importanti in Europa. Nel progettare questa mostra Corrado Mingardi è stato per noi più che un prestatore, ma una vera fonte di ispirazione, che ci ha stimolati con la sua passione, la sua cultura e il suo inesauribile entusiasmo».

Qual è – se ce n’è uno – il libro d’artista esposto che racchiude maggiormente il significato di questa mostra?

«Le Metamorfosi di Picasso sono certamente l’opera più famosa tra quelle esposte: un’opera significativa non solo per il suo intrinseco valore artistico – capace di proporre un approccio nuovo, non classicista, al classico – ma anche perché ci permette di capire il ruolo fondamentale dell’editore nella genesi di un libro d’artista. L’impulso iniziale per questo libro viene infatti da un giovanissimo Albert Skira, qui alla sua prima prova come editore, che ebbe l’ardire di contattare Picasso proponendogli di realizzare un libro d’artista: un progetto destinato a naufragare se non fosse stato per la provvidenziale mediazione di Pierre Matisse, che convinse Picasso ad accettare la proposta, suggerendogli di illustrare il poema di Ovidio. Ancor più significativo è il ruolo dell’editore nella genesi del Terenzio di Dürer, un libro che ho definito ‘anomalo’ proprio perché non avrebbe mai potuto esistere. Infatti nel 1492 Johann Amerbach, decise di pubblicare una nuova edizione di Terenzio, e per questa impresa commissionò a Dürer (all’epoca poco più che ventenne) una serie di oltre cento xilografie che puntualmente illustravano le varie scene delle commedie; nel 1493 venne però pubblicata a Lione un’altra edizione illustrata di Terenzio, il che spinse Amerbach ad abbandonare il progetto. I legni già dipinti da Dürer non furono dunque mai incisi, ma una parte di essi si è fortunatamente conservata: nel 1971 Giovanni Mardesteig – anima dell’Officina Bodoni di Verona – ottenne allora di farli riprodurre e incidere, realizzando un’edizione trilingue dell’Andria di Terenzio. Nella versione italiana le xilografie di Dürer sono accompagnate dalla traduzione della commedia di Niccolò Macchiavelli: un incontro tra due giganti del Rinascimento reso possibile grazie alla finezza e alla cultura dell’editore».

Immagine di copertina: Immagine da allestimento, courtesy Settore Musei Civici Bologna | Musei Civici d’Arte Antica

Lara De Lena

Lara De Lena

Laureata in Lettere moderne, si specializza nel 2017 in Beni storico artistici con una tesi in arte contemporanea. Dallo stesso anno collabora con il CUBo.

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