Lucia di Lammermoor

Lo scorso 21 febbraio, presso il Teatro Comunale Nouveau di Bologna, è stata rappresentata una delle opere più tragiche del repertorio di Donizetti: la ‘Lucia di Lammermoor’, opera in tre atti la cui regia è stata affidata a Jacopo Spirei, mentre la direzione dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna all’esperta bacchetta di Daniel Oren. Nonostante l’insolita scelta stilistica di contrarre alcune parti dell’opera, la serata ha assunto i caratteri di un autentico unicum fra gli eventi previsti dalla scaletta del Comunale, un cast fra i migliori cui si possa ambire oggigiorno nei teatri e una direzione perfettamente calibrata hanno garantito alla serata il plauso continuo del pubblico.

La Lucia di Lammermoor, composta nel 1835 da Gaetano Donizetti sul calco della Sposa di Lammermoor di Walter Scott, è da sempre considerata la più celebre opera del compositore bergamasco, la costruzione drammatica, cesellata sapientemente attorno al romanzo di Scott, include passaggi fondamentali per l’accrescimento del senso tragico che valorizzano innegabilmente questo capolavoro. La contrazione (come l’assenza dell’intera scena della torre) della rappresentazione del 21 febbraio applicata dal direttore sposta inevitabilmente gli equilibri di valore dei contenuti, elevando l’armonia tra voci e strumenti a protagonista e relegando al secondo piano il senso autentico della tragedia. Certo la scelta risulterà infelice per gli amanti delle rappresentazioni più fedeli, ma è altrettanto certo che un direttore come Oren non si concederebbe scelte del genere, se queste non si presentassero come delle occasioni per valorizzare altri elementi della rappresentazione. 

In vero, questa serata ha accolto tra le fila dei solisti (in estemporanea sostituzione di Gilda Fiume per il ruolo di Lucia) Aigul Khismatullina, esperta soprano acclamata dalla critica, Matteo Desole il perfetto tenore che ha interpretato un Edgardo abbigliato alla Fonzie, ed ha reso uno splendido Tu che a Dio spiegasti l’ali e Maxim Lisiin nei panni di Lord Ashton a completare il trittico di giovani voci protagoniste di questa Lucia di Lammermoor. Quindi, al netto dei tagli delle scene e dell’impeccabile esecuzione dei ruoli da parte dei tre protagonisti, questo spettacolo oscilla fra una presa di posizione decisa da parte del direttore, convinto di innovare l’intreccio valorizzando le arie più famose, e l’abile mossa di sfruttare i cantanti a disposizione per rendere lo spettacolo più concentrato, puntando i riflettori sul connubio emerso dalla perfezione vocale dei giovani interpreti e l’impetuosa direzione musicale.

Lucia di Lammermoor Teatro Comunale di Bologna - direttore Daniel Oren
Lucia di Lammermoor Teatro Comunale di Bologna – direttore Daniel Oren

Spostando ora l’osservazione sulla composizione del proscenio è bene precisare anzitutto che il riciclo degli elementi di scena, già impiegati per la Lucie de Lammermoor data nel 2023 per il Festival Donizetti di Bergamo, ha avvicinato questo spettacolo alla linea rappresentativa del Nouveau, discostandosi però da quello che la versione puramente italiana dell’opera avrebbe previsto.

Per il primo atto la scena è stata costruita utilizzando dei pannelli recanti la rappresentazione del fitto di una foresta e durante quella che sarebbe dovuta essere la scena di caccia di Lord Ashton, compare invece una compagine di scagnozzi del giovin signore, che innescano le vicende dell’opera. Dipoi il fondo della scena si dischiude, svelando la proiezione luminosa delle venature d’una foglia autunnale (Foto copertina), al centro della quale compare Lucia. Qui la protagonista è pronta ad incontrare il suo amato Edgardo ed a giurargli fedeltà ai piedi d’un tronco d’albero, sotto al quale il cadere di foglie brune evoca la caducità del loro giuramento. Proprio come le latifoglie cadono in autunno, il giuramento viene spezzato dalle velleità di Ashton, che richiamano alla ragion di stato la povera Lucia, costretta ad un infelice matrimonio politico.

La scena delle nozze rivela un affollamento del proscenio che ratifica l’equilibrio della foresta. Luci stroboscopiche viola e verdi prendono a lampeggiare al ritmo della festa per le nozze ed i commensali, vestiti come andava di moda negli anni ‘60, danzano sul tavolo che occupa tutto il centro del palco sino al momento dell’apparizione di Lucia. Una Lucia diversa, insanguinata e dall’animo sconfitto, che brandendo il suo pugnale conquista il centro della scena. Dopo la perfetta realizzazione de Il dolce suono, Lucia scompare dietro la chiusa del sipario, che si riapre stravolgendo ancora una volta il palco. Un rottame d’automobile, posto avanti ad un mucchio di corpi femminili distesi in un angolo, campeggia ampiamente nel centro ed Edgardo è pronto a chiudere attorno a quell’inconsueto elemento di scena tutta la rappresentazione.

Lucia di Lammermoor Teatro Comunale di Bologna - direttore Daniel Oren
Lucia di Lammermoor Teatro Comunale di Bologna – direttore Daniel Oren

Un evento unico come già precisato, teatro di scontro per la critica più conservatrice, come di valorizzazione per i giovani ed abilissimi cantanti, che ad ogni esibizione hanno raccolto, fra scena e scena, un applauso dopo l’altro, sino a giungere all’interminabile ovazione alla fine della serata.

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