M. Paladino nel Palazzo del Papa

Mimmo Paladino torna a Bologna con la mostra Mimmo Paladino nel Palazzo del Papa, inaugurata lo scorso 1 febbraio a Palazzo Boncompagni (Via del Monte, 8). Promossa dalla Fondazione Palazzo Boncompagni e curata da Silvia Evangelisti (attuale direttrice del triennio di Arti Visive di Accademia Unidee – Fondazione Pistoletto e titolare fino al 2015 della cattedra di Storia e metodologia della critica d’arte per l’Accademia di Belle Arti di Bologna), l’iniziativa celebra il cinquantesimo anniversario di Arte Fiera e il ritorno in città dell’artista campano dopo tanto tempo.

Dal suo cinquantesimo compleanno celebrato alla G.a.m. – Galleria d’Arte Moderna diretta da Danilo Eccher (antenata dell’attuale Mambo – Museo d’arte moderna di Bologna), passando per la profonda amicizia con Lucio Dalla, fino alla laurea ad honorem in Arti Visive ricevuta nel 2021, Bologna occupa da sempre un posto importante nella vita diMimmo Paladino.

Mimmo Paladino, Elmo, 1998, Courtesy Sara Cosimini
Mimmo Paladino, Elmo, 1998, ph. Sara Cosimini

Nelle sontuose sale di Palazzo Boncompagni, le opere selezionate (che offrono una panoramica sulla ricerca dell’artista negli ultimi vent’anni) instaurano un dialogo senza tempo con gli elementi architettonici e gli stucchi di quella che nel XVI secolo è stata la dimora di papa Gregorio XIII, eletto nel 1572 e rimasto in carica fino alla sua morte, avvenuta nel 1585. Non è la prima volta che Palazzo Boncompagni ospita un artista così importante; prima di Mimmo Paladino, la Fondazione ha dedicato importanti rassegne a grandi maestri del calibro di Michelangelo Pistoletto, Marino Marini ed Aldo Mondino.

Mimmo Paladino, Senza Titolo (part.), 2007, Courtesy Sara Cosimini
Mimmo Paladino, Senza Titolo (part.), 2007, ph. Sara Cosimini

Il fine ultimo è quello di dare la giusta rilevanza ai grandi artisti contemporanei, più o meno noti. La scelta curatoriale del Palazzo non è mai casuale: c’è un fil rouge che lega la produzione degli artisti alla figura del papa che ha abitato queste stanze. La scultura in ferro Respiro (1995), sistemata nella Loggia per accogliere il visitatore, ha i tratti di un anagramma nipponico e richiama alla mente l’Oriente e l’impero del Sol Levante. Un tema cruciale questo, che lega a stretto giro Mimmo Paladino e Gregorio XIII, primo pontefice a ricevere nella sua città una delegazione giapponese, con l’intento di instaurare un collegamento con quel popolo e con quella cultura così lontani e diversi.

Mimmo Paladino, Senza Titolo (part.), 2023, Courtesy Sara Cosimini
Mimmo Paladino, Senza Titolo (part.), 2023, ph. Sara Cosimini

Altre opere dialogano naturalmente con l’architettura del Palazzo, quasi come se fossero state pensate ad hoc: è il caso della scultura in alluminio e bronzo (Senza Titolo, 2007) collocata ancora nell’atrio. Con la sua forma elicoidale, questa opera, che ricorda sia il simbolo dell’infinito che quello della molecola del dna, richiama il magnifico scalone a chiocciola della seconda metà del XVI secolo attribuito al Vignola, che le fa da sfondo.

Nella produzione di Mimmo Paladino è ben presente il richiamo ad una ritualità ancestrale che, seppur inserita nella piena attualità, rimanda ad un tempo lontano, quasi mitico. Il suo linguaggio è strutturato da segni antichi, che sembrano provenire da un’epoca preistorica ma che, allo stesso tempo, sono perfettamente riconoscibili e compresi dall’uomo contemporaneo. Elmo (1998), un’imponente scultura in bronzo, porta su di sé la memoria delle grandi battaglie epiche dell’antichità, risvegliando un mondo di figure, immagini e rituali seppelliti nel nostro tempo, ma mai del tutto sopiti.

Il ‘Salone delle udienze papali’ è stato invaso come si può vedere nella foto di copertina, da un esercito formato da tredici cavalli neri (Senza Titolo, 2020) che, silenziosamente, cercano di liberarsi da una morsa invisibile che li imprigiona e che tenta di assoggettarli, schiacciandoli al suolo. Gli abitanti dell’universo di Mimmo Paladino sono figure sintetiche ed archetipe fuori dal tempo e dallo spazio, forme totemiche, astratte ma riconoscibili; esempi perfetti sono le statue in bronzo dipinto (Senza Titolo, 2005), sistemate una di fronte all’altra sotto la Loggia. Le due ieratiche figure instaurano un dialogo infinito in un mondo enigmatico ed oscuro, sospeso tra passato e futuro, dal quale noi siamo apparentemente esclusi ma che pensiamo sia plausibile che possa esistere, come se si trattasse di un dogma. L’artista riesce a creare una misteriosa connessione tra l’osservatore e l’opera, che percepisce in qualche modo appartenere alla storia, ad un mondo lontano ed inconoscibile del quale non restano che le vestigia.

Mimmo Paladino, Madonne Nere 4, 5, 6, 2023, Courtesy Sara Cosimini
Mimmo Paladino, Madonne Nere 4, 5, 6, 2023, ph. Sara Cosimini

Le sale interne del palazzo sono dedicate ai dipinti: si parte da opere della fine degli anni Novanta (Corale, 1997) per passare ad opere recentissime, come la serie del 2023 dedicata alle Madonne Nere, dove ritorna potente il tratto stilizzato e primitivo tipico dell’artista, fino ad arrivare a due grandi tele (Senza Titolo, 2023 e Senza Titolo, 2023) che rappresentano una riflessione aperta sulla vita e sulla morte, dove l’interpretazione viene lasciata all’osservatore.

Mimmo Paladino nasce a Paduli (un piccolo comune in provincia di Benevento) nel 1948. Artista poliedrico e mai uguale a sé stesso, sperimenta con i linguaggi artistici più disparati (dalla pittura alla scultura, dalla scrittura alla scenografia teatrale fino alla regia cinematografica) e diventa uno dei principali protagonisti internazionali del “ritorno alla pittura”. È proprio questo medium che lo avvicina al gruppo di artisti riuniti, alla fine degli anni Settanta dal critico d’arte Achille Bonito Oliva, sotto il nome di Transavanguadia. Giovani artisti emergenti (tra gli altri: Sandro Chia, Enzo Cucchi, Francesco Clemente e Nicola De Maria) con personalità artistiche molto diverse ma accomunati dalla volontà di recuperare quella tecnica pittorica troppo a lungo messa da parte a favore delle sperimentazioni del periodo concettuale, riappropriandosi della propria soggettività ed esprimendo la propria emotività senza né regole né vincoli.

La mostra Mimmo Paladino nel Palazzo del Papa resterà aperta al pubblico fino al 9 giugno 2024.

Maggiori info: https://palazzoboncompagni.it/opere/sala-delle-udienze-papali/

In copertina: Mimmo Paladino nel Palazzo del Papa, installation view, ph. Sara Cosimini

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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