Metamorfosi necessaria: Il Grido di Antonio Moresco

di Elena Minissale

 

“I wanna be plastic too”, cantano gli Stero Total e a me piace tanto la plastica. Siamo fatti della stessa sostanza di ciò che produciamo e che genera inquinamento. Il corpo dell’uomo si è fatto strada nel tempo e nello spazio insieme alle diavolerie che ha inventato per sfruttare le risorse del pianeta al massimo, oltre ogni ragionevolezza che possa tutelare la sua stessa specie. Io credo che perpetueremo la nostra esistenza in un’agonia festaiola e lenta. Poi spariremo o acquisiremo nuove abilità, per esempio riuscire a sopportare temperature più elevate o a respirare con meno ossigeno nell’aria, chissà, un giorno mangeremo la plastica direttamente dalla sorgente!

È stato presentato all’Università degli Studi di Bologna Il Grido di Antonio Moresco, il 4 dicembre 2019, presso il Dipartimento di Filosofia e Comunicazione. Presenti in un’aula colma di studenti e curiosi: Jonny Costantino (regista e scrittore), Francesco Cattaneo docente di filosofia, e l’autore del libro Antonio Moresco. L’emergenza terrestre è stato il tema centrale dell’incontro, in quanto argomento dell’ultimo lavoro di Moresco. Il punto di vista non è quello a cui ci stiamo abituando attraverso la fruizione dei media, ma uno sguardo diverso che non rinnega, né sminuisce, la drammatica situazione in cui ci troviamo e che tenta un’analisi delle cause in modo approfondito e consapevole. Il punto in cui ci troviamo adesso è un nuovo ulteriore ed esasperato step di un percorso che stiamo già seguendo da più di un secolo. Ultimamente non si fa altro che parlare di plastica, di rifiuti, di accortezze green e di edifici, auto, utensili e abiti green. Improvvisamente una certa parte del mondo ha scoperto che ci troviamo sull’orlo del baratro. Come mai? La risposta a tutto, oggi, è “legge di mercato”. In aula erano presenti moltissimi studenti, tutti molto interessati all’argomento e alla figura affascinante di Moresco. Antonio è infatti uno scrittore, saggista e drammaturgo italiano dalla foltissima produzione che spazia dalla narrativa alla saggistica. Il suo ultimo libro arriva con tempismo perfetto e con una diversa posizione rispetto a qualsiasi altra tendenza in merito. Jonny Costantino, regista e sceneggiatore, introduce l’incontro raccontando del “suo Moresco”, letto per la prima volta dodici anni fa: “Era da un  paio di anni che sentivo parlare di Antonio come “il fenomeno” di quegli anni. Io tendo a sviluppare delle diffidenze verso questi cosiddetti fenomeni, ma persone di cui ho grande stima me ne parlavano e in modo controverso, tra l’altro! Mi riservavo di misurarmi con questo scrittore anomalo quando sarebbe venuto il momento. Un giorno capitai in una libreria che adesso non c’è più, la Pendragon di via Saffi, e per caso presi in mano il libro che fu galeotto, Lo sbrego. Mi colpì molto la foto della copertina (nella prima edizione c’era una foto scattata da Moresco stesso) perché molto potente, composta da uno specchio sporco e il flash a cancellare il viso riflesso. Lessi solo il primo capoverso: “io non ho mai conosciuto l’esperienza della lettura, per me leggere non è leggere”. Comprai il libro e andai in un bar per divorarlo tutto d’un fiato. Poi mi capitò di conoscere Antonio Moresco a Milano in una situazione bizzarra: io ero con un amico poeta che doveva fare una performance, Antonio era stato intervistato da un letterato tedesco che io conoscevo e questa convergenza di figure che ci permise di incontrarci. Quella volta ci parlammo poco, ma da parte mia ci fu almeno il sentimento di una fortissima rispondenza dell’uomo a quello che scriveva e mi piacque molto. Quando rientrai a Bologna mi sentii pronto per misurarmi davvero con il suo opus magnum, la trilogia, I canti del caos”. L’incontro tra Jonny e Antonio porterà poi alla produzione del film “La lucina”, tratto dall’omonimo racconto di Moresco. Jonny Costantino e Fabio Badolato infatti hanno ridotto per il cinema il testo di Moresco e quest’ultimo prende parte all’opera come attore.

In che modo l’uomo potrà rimediare ai danni che ha creato con estrema cura e dedizione negli ultimi decenni? Sembra che non ci sia una concreta volontà di cambiamento, non tutto si può riciclare, siamo schiavi del consumo compulsivo. Francesco Cattaneo va direttamente al punto e cita all’aula una frase del 1797: “Io credo ad una rivoluzione ventura dei modi di sentire, dei modi di rappresentazione, che farà vergognare tutto ciò che ha avuto luogo fin’ora”. Si tratta di una lettera di Holderlin che il Professore Cattaneo ha personalmente associato a Il Grido di Antonio Moresco.

Cattaneo: “È possibile che stiamo cercando di risolvere un problema nello stesso modo con cui l’abbiamo creato? È una domanda necessaria se non vogliamo procedere come automi verso l’apocalisse di specie. Io stesso penso che la questione sia affrontata in un modo tipico dei sistemi di mercato. Ogni problema viene convertito in un’opportunità per qualcuno: vendere un prodotto o fornire un servizio. La riflessione sulla causa è assente. Pare che l’unico modo per salvarci sia spostarci su altri ecosistemi. Questa mercificazione del problema ne comporta una cronicizzazione e una sua degenerazione, perché essa offre a buon mercato la buona coscienza di fare qualcosa, ma acceca ancora di più e si brancola nel buio confondendo quest’ultimo per luce. Tale approccio è tranquillizzante perché non provoca il terremoto che Antonio ritiene invece necessario e crea nuovi bisogni per nuovi mercati. Sembriamo sonnambuli ipnotizzati che avanzano verso la propria rovina, un po’ come i personaggi di Cuore di vetro di Herzog. Antonio grida di uscire da questa forma di dominio orizzontale. C’è bisogno di un’insurrezione verticale intorno al nostro essere terrestri”.

Antonio Moresco in una scena del film La lucina, diretto da Fabio Badolato e Jonny Costantino

L’argomento è molto complesso, l’emergenza non sembra palpabile. È un po’ come la sigaretta, siamo consapevoli che presto o tardi contribuirà alla nostra morte, ma “tanto dobbiamo morire comunque”. Il pianeta che abbiamo sovraccaricato e cui stiamo infliggendo enormi fatiche, sta per rigettare tutto ciò che di purulento contiene. Il clima non sostiene più la vita, ma la mette a repentaglio, ogni cosa è compromessa e inquinata e gli anni che stiamo vivendo sono oggetto di repentini cambiamenti, gravi e irreversibili. Antonio Moresco interviene con voce asciutta e pacata, nell’aula che non aspetta altro che di sentire la sua voce, proveniente da un portamento elegante e serio: “Scrivendo questo libro non mi sono solo posto di parlare di una cosa di cui si parla nei giornali, ma ho tentato di andare all’origine del perché ci troviamo in questa situazione e, quindi, sono andato a toccare il sapere scientifico-religioso-filosofico che ci è noto. Infatti, questa prospettiva allucinante di fine specie ci dà una lettura perturbante di tutto ciò che ci precede e che avevamo dato come assodato, per esempio, la famosa teoria di Darwin per cui sopravvive l’essere più capace all’adattamento. Noi abbiamo preso a scatola chiusa questa teoria che sembrava spiegare tante cose, anche il male. Ma se se fosse vero quello che dicono e cioè che siamo alle soglie dell’estinzione, allora la teoria cadrebbe, perché vorrebbe dire che è stato selezionato il più adatto a correre in fretta verso il suicidio di specie! Questa prospettiva allucinata è un’esperienza che nessun’altra generazione prima di noi ha sperimentato. Scrittori e poeti hanno immaginato un mondo in cui non c’è più l’uomo, ma lo vedevano in maniera teorica non in prospettiva ravvicinata. Questo dovrebbe creare una spaccatura della nostra conoscenza e del nostro immaginario di specie. In questo libro, in modo inerme, metto in discussione tutta una serie di saperi su cui si fonda la nostra specie. Il big bang, la separazione della luce dalle tenebre, il sentire religioso del nostro stare al mondo, fondato su una casta di religiosi della verità. Capire come siamo arrivati a questo punto indagando su argomenti tabù che vengono accettati a scatola chiusa. Nessun’altra specie animale ha creato una situazione catastrofica come abbiamo fatto noi e ritengo che ci sia una qualche ragione. Un’accelerazione orizzontale mai avvenuta in nessun altra specie e non parallela ad una metamorfosi. Noi uomini di oggi sappiamo come funzionano le evoluzioni, ma non sappiamo come funzionano le metamorfosi e siamo davanti ad un percorso da cui possiamo uscire soltanto con una metamorfosi verticale.    L’uomo moderno non crede più nella possibilità della metamorfosi, gli antichi ci credevano e hanno dedicato miti e poemi a questo tema. Noi siamo frutto di migliaia di metamorfosi che ci hanno preceduto. Perché dobbiamo avere l’arroganza di essere un culmine di ogni cosa e che saremo sempre cosi? Questa è una delle tante illusioni che ci siamo messi in testa. In questo libro ragiono su queste cose, prendo atto della catastrofe in cui siamo e mi interrogo sulla possibilità di trasformare la catastrofe in chance”.

E come si trasforma la catastrofe in chance? Non si riesce strappare il velo di nebbia che ci circonda e le risposte che arrivano unicamente da nuovi mercati e nuovi interessi, sembrano governare le nostre menti: facciamo aperitivo con le recentissime cannucce in carta o in zucchero, facciamo la raccolta differenziata e dichiariamo agli altri, usando vari oggetti di consumo “è biodegradabile!”. Questi atteggiamenti sono inevitabilmente contraddittori in quanto rappresentano azioni legate all’acquisto o all’utilizzo di prodotti alternativi, ma il cambiamento deve essere radicale. È necessaria la riflessione, il ragionamento, il contatto con la mente e l’ambiente, reinnescare un istinto di sopravvivenza che pare sopito e, cambiare rotta.

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