“Morandi vivo”, intervista a Marilena Pasquali
Chi si interessa a Giorgio Morandi, e a maggior ragione chi se ne appassiona, non può non aver incrociato il nome di Marilena Pasquali. Marilena ha dedicato la propria vita allo studio, alla salvaguardia e alla diffusione dell’opera del maestro e all’approfondimento della sua figura umana e intellettuale. Una moderna vestale, insomma, che non si è votata a una divinità, ma sicuramente si è fatta custode di qualcosa di “divino”, nella misura in cui, quando l’esperienza umana si fa così intensa e profonda come nell’arte di Morandi, entra in gioco una dimensione che potremmo a giusto titolo definire “sacra”.
Nell’impossibilità di ripercorrere le “credenziali” morandiane di Marilena, mi limito a segnalare due studi illuminanti: Giorgio Morandi. Il sentimento delle cose (Gli Ori, 2019), volume che nel 2024 ho avuto modo di proporre a lezione nell’ambito di un corso di Estetica la cui ultima parte era dedicata al pittore, e Morandi vivo. Vita e pensiero di un artista, libro articolato che è insieme una biografia ragionata e una raccolta di testimonianze. Per riprendere la metafora religiosa, si tratta di autentiche Bibbie per gli studiosi e per gli appassionati di Morandi. Marilena ha avuto la gentilezza di aggiornarci su alcune iniziative legate a Morandi. Abbiamo cominciato parlando del ruolo del Centro Studi a lui dedicato. Il Centro, costituito nel 2001, raggiunge quest’anno il quarto di secolo.
Come ha attraversato il Centro questi 25 anni?
«La nostra idea è stata fin dalla fondazione del Centro, nel novembre di venticinque anni fa, quella di approfondire sempre più lo studio dell’arte e della personalità di Morandi. Noi non conserviamo opere del nostro artista (siamo un’associazione culturale, non museo né una fondazione) e, d’altra parte, il Centro non è neppure un semplice archivio, anche se possediamo un tesoro di documenti, appunti autografi, carteggi, volumi, fotografie… In realtà, il Centro agisce come un vero e proprio luogo di ricerca e di aggiornamento continuo, sia per quanto riguarda i contributi critico-storici di altri studiosi che in relazione a nuove indagini e iniziative da noi promosse e portate avanti. Un’attenzione specifica viene riservata al Catalogo Generale Ragionato di Morandi: più di trent’anni fa, nel 1993, su precisa indicazione dell’ultima sorella dell’artista, Maria Teresa, nacque il Comitato per il Catalogo con il compito di redigere, controllare e aggiornare il Catalogo delle opere di Morandi e nel 2014 questo Comitato è entrato nell’alveo del più ampio Centro Studi, divenendone sezione specifica con compiti specifici. C’è chi ritiene che questo sia l’impegno principale del Centro Studi Morandi, ma non è così: questa è solo una parte, certamente non secondaria ma circoscritta, del nostro lavoro, rivolto piuttosto a una ricerca a tutto campo che sappia sempre meglio inserire l’artista e la sua opera nel contesto storico-artistico del suo tempo, con tutti i riflessi, le connessioni e le relazioni che si possono individuare con l’arte dei primi sessant’anni del ventesimo secolo e con quelli successivi, fino a un presente che vede Morandi sempre più al centro dell’attenzione internazionale».
Quali obiettivi vi proponete per il futuro?
«Un progetto ambizioso riguarda la digitalizzazione dell’intero Catalogo Ragionato. Per fortuna, l’opera di Morandi è di fatto tutta già catalogata in un lavoro di “staffetta” che è partito verso la fine degli anni Cinquanta del secolo scorso dalla catalogazione dell’opera incisa (Lamberto Vitali, 1957) per giungere vent’anni dopo alla redazione del Catalogo generale dei dipinti (e questa immane fatica è stata sostenuta dallo stesso Vitali), a cui nel tempo si sono aggiunti il Catalogo degli Acquerelli e quello dei Disegni (1991 e 1994) che ho curato io stessa, così come l’Appendice a questi primi volumi, uscita nel 2016. Ma ovviamente – a parte l’ultimo catalogo – tutti questi repertori sono cartacei e decisamente da aggiornare, soprattutto quello dei dipinti, redatto quasi cinquant’anni fa. Ecco il compito piuttosto impegnativo che ci attende e che – va detto subito – non porteremo avanti da soli, perché un lavoro di questo respiro, così complesso e articolato (si tratterà di rivedere completamente le schede di ogni opera e in particolare dei dipinti di Morandi conosciuti e catalogati, che a tutt’oggi sono circa 1500, da lui realizzati tra il 1910 e il 1964) richiederà sensibilità diverse e competenze complementari. Sono in corso contatti con il Mambo-Museo Morandi, con l’Università di Pisa-Dipartimento Arti Visive e con altri soggetti istituzionali e non, al fine di costituire un gruppo di lavoro articolato che consenta di costruire innanzitutto un sistema di indagine e di schedatura, per poi procedere all’aggiornamento e alla digitalizzazione dei dati. Un secondo progetto che ci sta molto a cuore riguarda la presenza di opere di Morandi nei musei degli Stati Uniti. Si sa infatti che non pochi suoi dipinti sono stati venduti– lui vivo e consenziente – a importanti collezionisti privati, a New York soprattutto ma anche in altre grandi città americane. Grazie alla politica fiscale degli States, molte sue opere sono poi confluite nelle raccolte dei principali musei pubblici e in quelli universitari, creando quasi una costellazione di presenze morandiane non facilmente ricostruibile per la distanza, l’ampiezza del territorio e la varietà e diversità dei donatori. Ma noi ci stiamo provando, mettendoci in contatto con musei, fondazioni, biblioteche e archivi americani, al fine di “stanare” e ritrovare quante più opere possibile».
Avete in programma qualche celebrazione per il quarto di secolo del Centro Studi?
«Sì, di fatto le “celebrazioni” sono già iniziate con una vera e propria Campagna Soci che, da fine novembre a oggi ha portato alla richiesta di iscrizione al Centro Studi da parte di 162 persone – studiosi, collezionisti, galleristi, amici di Morandi – a cui chiediamo una cosa sola: un appoggio di stima e di considerazione per il nostro lavoro. Niente di più, perché questa è per noi la cosa più importante, il riconoscimento più ambito. C’è poi un’iniziativa specifica a cui sta lavorando il Comitato Scientifico del Centro Studi – formato, oltre che da me, da Lorenzo Baldacchini, Paolo Bolpagni, Micol Forti, Pietro Lenzini, Raffaele Milani, Mattia Patti e Luciano Pensabene Buemi: a novembre, in occasione delle “nozze d’argento” del Centro, terremo una Giornata di studio dedicata al nostro artista di riferimento. Ma, attenzione: i contributi, le relazioni, le presentazioni di nuovi libri che si susseguiranno nella giornata, riguarderanno aspetti specifici, filologici e “di nicchia”, della vicenda umana e artistica di Morandi, senza pretendere di rifarne la storia critica più complessiva e portando piuttosto nuove conoscenze, nuovi apporti specifici che possano arricchire e consolidare una visione attuale e internazionale dell’“Universo Morandi”».
C’è qualche nuova mostra in cantiere che ci puoi anticipare?
«Abbiamo in programma una mostra di acquerelli, opere morandiane estremamente rare e preziose, a Grizzana Morandi, senza però avere ancora fissato una data certa (sarà per l’anno prossimo o per quello successivo?). D’altra parte, abbiamo già abbastanza idee e programmi per il prossimo futuro e non vorremmo mettere troppa carne al fuoco. Anche perché credo che fare mostre non sia il nostro compito principale, quello più importante. Collaborare sì, certamente, come stiamo facendo in vista dell’ormai prossima, grande mostra antologica di Morandi che si terrà a Shanghai a metà giugno, per la cura critica di Lorenzo Balbi. Contribuire a nuove mostre scientificamente impostate sì, molto volentieri, concentrandoci però più sulla ricerca che sull’organizzazione di nuovi, ulteriori momenti espositivi. Non siamo un museo, non possediamo opere di Morandi, non abbiamo obiettivi politici né ambizioni di potere, a Bologna o altrove. Possiamo piuttosto dare una mano sia nei rapporti con i collezionisti, tutti buoni amici del nostro Centro, che sul piano dei contributi critico-documentali».
Hai di recente pubblicato la prima biografia di Morandi, un libro dal titolo molto evocativo: Morandi vivo. Vita e pensiero di un artista. Cosa rende Morandi ancora vivo oggi, in un’epoca di accelerazione rispetto a cui la sua pittura raccolta e meditativa sembra profondamente inattuale?
«Questa è la domanda più difficile, ma – al tempo stesso – quella a cui posso rispondere con poche, semplici parole. Morandi oggi è più vivo che mai, proprio perché il suo messaggio, così “inattuale”, affascina tutti coloro che amano l’emozione e il pensiero (non c’è contraddizione, se non apparente, tra i due termini), tra coloro che in tutto il mondo – perché Morandi è amato e perfino venerato ovunque – non si accontentano di vivere solo la superficie delle cose, che non si abbandonano al ritmo convulso di un mondo sempre più “fluido” e disgregato, che non chiudono gli occhi davanti alle difficoltà del presente. Morandi è poesia e di poesia oggi c’è davvero un gran bisogno».

