Multa renascetur quae jam cecidere // La libreria antiquaria di Bruno Sabelli

di Marco Bortolotti

È rivista universitaria, perbacco! adoperiamo la lingua dei bisnonni, onorata da Ivano, per la resurrezione di librerie antiquarie che, assassinate dall’ingordigia modaiola del centro, rivivono in antiche straducole cariche di storia. L’ultima nata sta in via del Borgo di S.Pietro, sotto al portico, quasi di fronte alla casa settecentesca che fu di Augusto Righi, padre putativo della radio. L’ha aperta un nostro professore giubilato malacologo, Bruno Sabelli, caro a noi tutti per le belle battaglie d’una volta. Ha costruito, contribuito a costruire, negli anni Settanta dello scorso secolo, consapevolezza, tutele, interesse scientifico, culturale, turistico, per i musei universitari allora negletti. Ha messo nella libreria nata dalla passione per i bei libri, acume e l’ordine della scienza professata. Si entra e si impara, ammirando. Il professore amministra e dispone i libri vecchi, usati ed antichi, le riviste letterarie, le curiosità ( nome improprio perdocumenti affascinanti) , come in un salotto per conversazioni intelligenti.

Accanto a preziosa raccolta di ex libris, ad edizioni rare del Novecento letterario, strabilio di fronte ad un straordinario insieme di documenti che servono per misurare, veder salire dal vero i veleni dell’antisemitismo, i modi di diffusione della pestilenza. Il nostro Bruno ha sistemato in raccoglitori centinaia di ritagli di giornali dal 1936 al 1942; possiamo, sfogliando, seguire i primi subdoli accenni, poi le tracce, infine le piste che hanno prima corrotto le coscienze e poi condotto al macello tanti innocenti. Ritagli tolti da giornali nostri, da testate che ancora vediamo in edicola; ritagli che esaltano la menzogna, che instillano l’odio, rancore, stupida cattiveria. Agiva con l’odio, il turpe interesse di appropriarsi dei beni, negozi, aziende degli ebrei. Tema non ultimo per indagini ulteriori e dilatato esame di coscienza, esteso ad ogni classe non solo privilegiata. L’economia qui guadagna l’ intero appellativo di “scienza triste”. Con la forza della propaganda, con l’asservimento, stipendiando e corrompendo poeti, letterati, intellettuali; con il giuramento richiesto ed imposto a professori universitari, il regime fascista ha costruito il barbaro consenso. Auguriamoci che quella documentazione sia acquisita da pubblica istituzione, diventi oggetto di tesi, seminari, pubblica esibizione. In quei ritagli troviamo spicciolata la quotidiana, condivisa, e più vergognosa abiezione del paese, del regno e del regime.

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