Museo Civico Archeologico: «Ritratto di donna» la mostra fotografica di Maria Paola Landini

Inaugurata il 14 maggio 2025 nelle sale del Museo Civico Archeologico (Via dell’Archiginnasio, 2), Ritratto di donna. Fotografie di Maria Paola Landini presenta al pubblico il lavoro pluridecennale di Maria Paola Landini, microbiologa e virologa che, da sempre, affianca alla sua attività scientifica una profonda passione per la fotografia.

Come un’antropologa, Landini osserva il mondo che la circonda, concentrandosi sullo sguardo femminile – troppo spesso escluso dalla narrazione storica – restituendo un ‘ritratto di donna’ autentico e pulito. Il progetto espositivo, visitabile fino al 13 ottobre 2025 e ideato e curato da Serendippo Aps, si snoda nelle sale del Museo, intessendo un dialogo silenzioso con le opere della collezione. Landini ha gentilmente concesso un’intervista per il nostro giornale. 

Da dove nasce e in che modo si è sviluppata quella che sembra, a tutti gli effetti, un’urgenza personale di documentare attraverso la fotografia il mondo che la circonda?

«Ho sempre fotografo e continuo a fotografare ciò che mi desta curiosità. Nonostante io mi sia sempre dedicata con passione alla ricerca scientifica e alla vita accademica, non ho mai ritenuto che il mondo si esaurisse nei laboratori e nelle aule didattiche. Ovunque mi trovassi, dovevo cercare di capire dove ero realmente e con chi mi trovavo a condividere la vita su questa terra. Ho iniziato a fotografare negli anni Settanta, durante i miei primi viaggi in regioni del mondo profondamente diverse da quelle a cui ero abituata. In quei luoghi, tutto appariva distante dalla mia quotidianità e per questo accendeva la mia curiosità. Erano anni attraversati da crisi economiche e sociali, ma ricchi di speranze. In quel contesto ho sentito l’urgenza di capire il mondo non solo attraverso gli eventi organizzati ai quali partecipavo ma attraverso la vita spontanea; quella nelle strade, nei mezzi di trasporto, nei mercati. Lì è nata la mia fotografia. Delle immagini di quel primo periodo mi sono rimaste solo poche tracce, ma fotografare è diventato un gesto naturale che non ho mai abbandonato. Oggi, con più tempo a disposizione, continuo a farlo con la stessa curiosità di allora».

Maria Paola Landini, Bhutan, 2024, Courtesy Bologna Musei e Maria Paola Landini

Crede che la sua formazione di stampo scientifico abbia contribuito a dar forma alla sua ricerca visiva, caratterizzata da una forte componente antropologica? 

«La ricerca scientifica che ho condotto per oltre trent’anni con grande passione ha influito moltissimo sulla mia vita e sulla mia fotografia. In primo luogo, ha acuito la mia naturale curiosità e il mio desiderio di conoscenza. Inoltre, la ricerca, non essendo soggetta ad alcun confine geografico, politico o religioso, mi ha aperto le porte del mondo e delle diverse culture umane. Infine, poiché nel mio lavoro scientifico ho passato molto tempo al microscopio, il mio occhio si è abituato alla ricerca dei particolari, dei colori, delle luci, delle cose fuori posto. Credo che anche questo abbia influito sulla mia fotografia. Spesso, infatti, vengo attirata proprio da un particolare e, solo un attimo dopo, da ciò che c’è intorno. Ricerca scientifica e fotografia per me sono quasi la stessa cosa».

Maria Paola Landini, Egitto, 1978, Courtesy Bologna Musei e Maria Paola Landini

Cosa crede l’abbia spinta in Ritratto di donna a concentrare la ricerca sulla condizione femminile nelle diverse culture del mondo?

«Nel corso della mia attività lavorativa ho avuto la fortuna di incontrare molte donne straordinarie: le magnifiche ricercatrici, a cui il nostro Paese — e il mondo intero — deve moltissimo. Ma, ovviamente, il mondo femminile è molto più ampio ed è stato naturale per me cercare di capirlo anche fuori dai laboratori. Ogni scatto per me è stato un incontro. Per ogni donna che ho fotografato ho sentito empatia. Mi sono immedesimata in lei, fino a percepirne pensieri e stati d’animo attraverso uno sguardo, un gesto, una postura. Gli occhi, in particolare, mi hanno sempre colpita: pieni di storie, timidi, vivaci, stanchi o impauriti, sono in grado di raccontare il modo in cui la donna si rapporta al mondo. Anche il linguaggio del corpo mi ha sempre colpita: fiero e aperto o chiuso e incerto, è sempre rivelatore di un’identità. Ricordo gli abbracci e i selfie richiesti da molte donne dell’Asia centrale, come un bisogno di contatto fisico e di riconoscimento. In Bhutan, molte donne hanno chiesto esplicitamente di essere fotografate, come se volessero affermare la loro presenza attraverso il mio sguardo. Gli abiti sono stati un altro elemento di attenzione: colori e stoffe parlavano di valori, desideri, ambizioni. L’abbigliamento rappresenta una specie di pelle culturale. Alcuni abiti erano semplici e ordinati, altri vistosi e insoliti, ma sempre capaci di attirare il mio sguardo e raccontarmi qualcosa di profondo. Ogni donna è un mondo e ogni mondo, è parte essenziale di un insieme più vasto e complesso: quello del femminile».

Maria Paola Landini, Dubai, 2022, Courtesy Bologna Musei e Maria Paola Landini

Pensa che questo ‘ritratto di donna’ tra passato e presente possa essere uno strumento efficace per amplificare un messaggio sociale ancora oggi non pienamente recepito?

«Il lavoro che abbiamo fatto per mettere in dialogo le donne del nostro passato con le donne di oggi è stato interessantissimo. Cassandra, Persefone e le Amazzoni hanno incontrato le loro discendenti abolendo barriere, spazio e tempo. Ciò ha fatto emergere un’immagine di donna duratura e tenace, lontano da idealizzazioni e stereotipi, senza pregiudizi e ruoli predeterminati. Donna così com’è. Pur nella diversità delle condizioni di vita, emerge in ciascuna figura una comune dignità, una consapevolezza dell’essere nel mondo come soggetto indipendente. Riconoscere queste differenze, accoglierle e valorizzarle, apre a una comprensione più profonda dell’umano. Questo messaggio viene divulgato non solo attraverso le mie fotografie ma anche con dibattiti e performance che la curatrice ha organizzato. Siamo anche disponibili a valutare la fattibilità di trasferire la mostra in altre sedi per divulgare il messaggio a platee più ampie».

Maria Paola Landini, Sri Lanka, 1989, Courtesy Bologna Musei e Maria Paola Landini

Dalla necessità di organizzare la sua produzione, nasce l’archivio fotografico MariaPaola Landini, che dal 2007 è stato utilizzato da Serendippo Aps per varie esposizioni fotografiche e dibattiti. Ci racconta com’è nato e come si sta sviluppando tuttora? 

«Nel corso di quasi cinquant’anni, la mia raccolta di fotografie è cresciuta. Si è radicata nei luoghi a me più familiari – Bologna, dove vivo e Parigi, dove ho lavorato a lungo – e si è estesa anche in molti paesi esteri. Oggi il mio archivio supera le centoventimila fotografie, è in continua espansione ed è anche di difficile gestione, per me che non ho particolari conoscenze di tipo archivistico. Una parte significativa è costituita da immagini di scritte sui muri, trovate per la prima volta a Lisbona alla fine del secolo scorso. Mi sono interessata a questa modalità espressiva perché le scritte, se lette prima di essere cancellate, ci permettono di capire realtà umane sommerse altrimenti non raggiungibili. Parte di queste immagini sono state utilizzate da Serendippo APS in varie occasioni e in un prossimo futuro, pur rimanendo parte del mio archivio, andranno anche a far parte di una raccolta storico-sociologica più vasta. È dalle scritte sui muri che è nata la collaborazione con Serendippo, che si è poi estesa ad altri ambiti tra cui quello della mostra in corso. La decisione di creare un archivio fotografico, non è solo dovuta ad una questione di tipo gestionale-organizzativo, di cui comunque sento un gran bisogno per facilitare le ricerche e gli abbinamenti, ma rappresenta anche un modo per preservare, condividere e valorizzare un’ampia documentazione visiva del mondo contemporaneo, utilizzandola come strumento di riflessione».

Foto copertina: Maria Paola Landini, Venezia, 2020, Courtesy Bologna Musei e Maria Paola Landini

Maria Paola Landini, Autoritratto (part.), Courtesy Bologna Musei e Maria Paola Landini
Sara Cosimini

Sara Cosimini

Storica dell'arte specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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