Museo Medievale; Lippo di Dalmasio
E’ stata inaugurata lo scorso 18 novembre “Lippo di Dalmasio e le arti a Bologna tra Trecento e Quattrocento”, la mostra allestita nella Sala del Lapidario del Museo Civico Medievale di Bologna (Via Manzoni, 4), promossa dai Musei Civici d’Arte Antica del Settore Musei Civici e dal Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna, in collaborazione con la Pinacoteca Nazionale.
L’iniziativa, a cura di Massimo Medica (Direttore del Museo Civico Medievale) e Fabio Massaccesi (Professore associato di storia dell’arte medievale presso l’Università di Bologna) si configura come la prima monografica incentrata interamente sulla figura del pittore Lippo degli Scannabecchi, più noto alle cronache come Lippo di Dalmasio.

La rassegna, inoltre, rappresenta il capitolo conclusivo di un ciclo ambizioso, dedicato ai rappresentanti più illustri della pittura gotica bolognese, iniziato ben 13 anni fa: Vitale da Bologna (2010), Simone dei Crocifissi, Jacopo di Paolo (2012) e Giovanni da Modena (2015).
L’attività di questi artisti, congiuntamente a quella di Lippo di Dalmasio, lasciano un’importante traccia nella storia dell’arte tra Trecento e Quattrocento e le loro botteghe dominano senza rivali la scena cittadina a cavallo dei due secoli. Tuttavia, la produzione di Lippo di Dalmasio, a differenza di quella dei pittori appena citati, non è sempre stata apprezzata e riconosciuta; è solo tre secoli più tardi, infatti, che l’artista inizia ad essere apprezzato dalla critica.

Le prime attestazioni di riconoscimento risalgono proprio al XVII secolo: Francesco Cavazzoni e Carlo Cesare Malvasia (tra i più rinomati critici della storia dell’arte del Seicento) lo annoverano tra gli autori più compiuti della tradizione pittorica emiliana del XIV secolo, tanto da essere indicato da Guido Reni come fonte di ispirazione. Senza alcun dubbio, il clima controriformato di quel periodo contribuisce ad una ricezione di parte dell’opera di Lippo di Dalmasio, cristallizzandone la fama di ‘pittore cristiano e devoto alla Madre di Dio’ e dando vita al soprannome con cui giunge fino a noi: “Lippo delle Madonne”. Questo appellativo è in parte causato dalla sopravvivenza di molte sue opere raffiguranti proprio la Madonna con il Bambino detta “dell’Umiltà”, un’iconografia molto diffusa nel Trecento, soprattutto a Bologna e condivisa da molti artisti, da Vitale degli Equi a Giovanni da Modena.

Se molti pittori si confrontano con questo soggetto, raffigurandolo frequentemente, è però Lippo di Dalmasio che contribuisce in modo decisivo alla sua fortuna iconografica, dando vita ad opere venerate nei secoli a venire come immagini miracolose (alcune di queste opere sono esposte in mostra). Purtroppo, le ragioni che dopo il Concilio di Trento (1545-1563) fanno apprezzare molto la produzione religiosa di Lippo di Dalmasio, sono le stesse che ne decretano l’oblio nell’epoca moderna e contemporanea; a partire dal XIX secolo e per tutto il XX, la sua arte viene considerata monotona, modesta e poco originale e la sua reputazione resta ambigua, almeno fino ai nostri giorni.
È solo nel 2013, infatti, che risale la pubblicazione del primo studio monografico dedicato al pittore, a cura dei noti critici dell’arte medievale Flavio Boggi e Robert Gibbs, che contribuiscono in maniera decisiva ad una rivalutazione della sua produzione artistica. A rendere problematica la ricezione dell’opera di Lippo di Dalmasio è sicuramente anche lo stato di conservazione con il quale molte opere sono pervenute a noi, rendendo non poco problematico lo studio e la considerazione qualitativa. Molte, purtroppo, hanno perso le caratteristiche tecniche sia a causa del degrado ambientale a cui sono state esposte nel tempo, sia a seguito di interventi di restauro decisamente poco consoni, che nei secoli ne hanno alterato lo stato originario più complesso e distintivo.

La mostra del Museo Medievale, attraverso un faticoso ed aggiornato lavoro di ricerca, che comprende una serie di restauri fatti ad hoc per l’occasione, oltre alla presentazione di due opere inedite tra le 32 esposte (tra dipinti su tavola, affreschi, sculture e manoscritti), intende proporre una rivalutazione a tutto tondo della personalità e del percorso dell’artista, visto nel contesto culturale in cui vive e lavora, superando finalmente l’ostacolo della nomea di pittore ‘mariano’.
In questo percorso, i lavori di Lippo di Dalmasio sono affiancati da opere (prese in prestito da istituzioni e collezioni private molto importanti) di alcuni dei più rinomati artisti suoi contemporanei; tra gli altri, troviamo Simone dei Crocifissi (zio di Lippo di Dalmasio), Jacopo di Paolo, Nicolò di Giacomo, Giovanni di Fra Silvestro, Don Simone Camaldolese, Lorenzo Monaco e Pierpaolo Dalle Masegne.
Lippo di Dalmasio nasce intorno al 1315 a Bologna, figlio del pittore ancora oggi misterioso Dalmasio e nipote del già citato Simone dei Crocifissi. Appartiene alla prestigiosa famiglia ghibellina degli Scannabecchi. Seguendo le orme del padre, Lippo lavora per un lungo periodo a Pistoia, in Toscana, dove è fortemente probabile che abbia intrapreso gran parte della sua attività e dove ottiene le prime commissioni. All’ultimo decennio del XIV secolo è documentato il suo rientro a Bologna, grazie ad un atto notarile del 1393 che lo vede attivo nel fervente cantiere di San Petronio, avviato proprio nel 1390, per il quale realizza un’ancona su tela raffigurante la Madonna in trono e santi, andata perduta.

Grazie alla notevole documentazione giunta fino a noi, sappiamo che Lippo è in grado di coniugare in modo eccellente l’attività di pittore ad una brillante ascesa sociale in ambito civico, che lo porta a ricevere cariche pubbliche di rilievo, come quella di notaio, cavaliere e giudice. Grazie alla sua attività di pittore a cavallo tra Toscana ed Emilia-Romagna, Lippo di Dalmasio vanta il merito di aver gettato un ponte tra la tradizione stilistica neogiottesca di stampo fiorentino e quella ancora debitrice della lezione di Vitale da Bologna, dalla quale deriva l’accento comunicativo delle sue immagini a tema sacro.
La mostra resterà aperta al pubblico fino al 17 marzo 2024.
Foto copertina; Lippo di Dalmasio, Madonna dell’Umiltà e due manoscritti, Foto di Sara Cosimini

