Nuova stagione Teatro Mazzacorati; da Rossini a Puccini sulle note del clarinetto

Durante la serata del 22 agosto scorso è stato realizzato presso il Teatro Mazzacorati 1763, la più suggestiva fra le storiche cornici teatrali della periferia felsinea, lo spettacolo intitolato Da Rossini a Puccini sulle note del clarinetto, guidata dall’eccezionale maestria del clarinettista Roberto Ricciardelli e sotto l’accurato accompagnamento al pianoforte del maestro Alceste Neri. In un clima di raffinato ed intenso romanticismo, lo spettacolo ha aperto le porte della splendida villa settecentesca a questa riproposizione cameristica che, attraverso la purezza del suono e il dialogo strumentale, ha incantato la platea, trasmettendo l’autentica drammaticità e la passione dei brani eseguiti in repertorio, capaci di muoversi agilmente tra il rigore d’oltralpe ed il lirismo italiano.

La serata si è aperta con una dettagliata spiegazione, realizzata sapientemente dalla direttrice artistica Francesca Pedaci, relativa alla complessa struttura dell’edificio, ai delicati interventi di restauro e alla costante opera di conservazione dello spazio teatrale. Questo pensiero assai contemporaneo, che considera l’architettura storica e l’evento musicale come elementi nati da comuni qualità umane e, nonostante le distanze temporali, dotati di linee affini che si legano inseparabilmente l’una all’altra, ha permesso agli spettatori di riscoprire un luogo unico, in cui gli stucchi ed il legno dipinti si fanno cassa di risonanza per i sentimenti dell’uomo moderno. Comprendere la cura impiegata nel preservare un simile gioiello del passato ha predisposto l’animo della platea a un ascolto più consapevole, trasformando l’ambiente da raffinato salone teatrale a parte integrante e viva della performance stessa.

Il clarinetto di Roberto Ricciardelli

La vera e propria esecuzione si è avviata svelando un contesto d’eccezione, prendendo le mosse da Fantasiestücke op. 73 di Robert Schumann, in cui ogni dettaglio è apparso curato con estremo rigore, la gestualità dei due musicisti ha accompagnato la maestria della riproduzione del suono e dell’esecuzione raffinata, occupando lo spazio con una presenza scenica coinvolta ed appassionata. Ad unirsi alla perfezione tecnica dell’ensemble è stato il secondo brano Fantasia per clarinetto e pianoforte in mi bemolle maggiore di Gioacchino Rossini. In questo secondo momento dello spettacolo i movimenti prodotti dal suono hanno rispettato appieno le aspettative, mantenendo la platea in uno stato di continua tensione verso il proscenio. L’espressività sensibile della melodia della terza partitura, la Sonata op. 120 n.2 in mi bemolle maggiore di Johannes Brahms, emessa dapprima con precisione dal pianoforte, è stata eseguita con grazia dalla ricreazione dell’atmosfera ottocentesca dello strumento a fiato, in grado di evocare un suono maturo, rotondo e di un caldo color bruno dorato, rivelatore di appassionato coinvolgimento esecutivo. Questa transizione ideale, in cui il calore del clarinetto si appropriava di sfumature quasi orchestrali, ha dato vita a un gioco speculare di intensità emotiva. Le dinamiche soffuse e l’intreccio timbrico così generato hanno conferito alla rappresentazione un’immancabile marca di autenticità, dove l’ermetica ed infiammante emozione delle singole note si propagava libera tra i palchetti lignei del teatro.

Alceste Neri

Il comparto musicale ha trovato il suo culmine geometrico ed emotivo nei due ultimi brani del repertorio pucciniano, l’Intermezzo tratto dall’opera Manon Lescaut e la trascrizione dell’aria celeberrima di Puccini E lucevan le selle tratto dalla Tosca. In questo momento della serata, il dialogo fra i due strumentisti si è fatto più simbiotico, denso e incalzante, avvolgendo il pubblico in motivi melodiosi, oscillanti tra il lirismo puro e la brillantezza tecnica tipiche di Puccini. La capacità dei solisti di seguire l’intento espressivo dell’altro, assecondando le reciproche intenzioni dinamiche, ha consentito al risultato finale dell’ensemble di acquisire una profondità unica. I virtuosismi non hanno mai sovrastato la voce del singolo strumento, ma ne hanno valorizzato la specificità timbrica, creando un effetto di rincorsa armonica che ha tenuto la platea col fiato sospeso, rapita da un ritmo delicato che richiamava l’essenza stessa delle due opere pucciniane. 

In conclusione, lo spettacolo è stato a tutti gli effetti una magnifica interpretazione del repertorio classico degli autori coinvolti nel programma, capace di unire le diverse anime della tradizione musicale ottocentesca sotto un’unica e coerente visione estetica. A impreziosire ulteriormente la serata, la concessione di un bis finale richiesto  gran voce dal pubblico ha visto l’esecuzione di Jazz Band di Ángel Guardi, un dettaglio di grande effetto che ha saputo traghettare la platea verso atmosfere più moderne e sincopate. Questa incursione in territori novecenteschi ha dimostrato la versatilità dei musicisti e la flessibilità acustica della grande sala dorata del Mazzacorati, chiudendo il sipario su una rappresentazione autentica ed emozionante, animata dalla passione dei solisti e costruita entro i confini ingegnosi di uno spazio storico restituito alla sua originaria e splendida leggiadria.

da sinistra Alceste Neri, Francesca Pedaci e Roberto Ricciardelli

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