Ogni eclisse ha la sua storia, Giovanardi le racconta alla Specola.

foto in alto. Eclissi solare, Salisburgo 1999, foto di Michele Ferraris

di Elena Minissale

L’incontro del 9 maggio 2019 alla Specola di via Zamboni 33 a Bologna è stato organizzato percelebrare un importante centenario.

Stefano Giovanardi

Stefano Giovanardi, si è laureato in astronomia nel 1998 proprio nell’aula dove è avvenuto l’incontro ed è la prima volta che torna da quando si è laureato. Dopo un master nella comunicazione delle cose del cielo, Stefano ha dato inizio alle conferenze sull’astronomia. In questa occasione il suo sapere è stato offerto al tema delle eclissi in quanto il 29 maggio 2019 ricorre il centenario di una delle eclissi più importanti che hanno cambiato la storia della comprensione di tali cose. Ma non voglio essere precipitosa. Stefano ha fatto un lungo ma sintetico percorso nella storia delle eclissi prima di arrivare a quella fatidica del 1919.
Stefano ha pensato di incentrare la conferenza sulla condivisione di alcune storie di eclissi che hanno cambiato la Storia. Tiene a precisare: Questa non è una lezione di astronomia, però la mette in contatto verso uno dei fenomeni più straordinari che il cielo ci regala con la storia degli uomini e con lo sviluppo dei fatti e delle cose”. Attraverso le cronache astronomiche ci sono molti punti d’incontro e di intreccio fondamentale tra cosa avveniva nel cielo e cosa di riflesso avveniva sulla Terra ed è interessante come le due abbiano avuto a che fare l’una con l’altra. Quasi per ogni eclisse c’è una storia dietro e Stefano Giovanardi ha selezionato quelle più interessanti e divertenti da raccontare e che hanno avuto l’impatto maggiore sia sulla storia generale con la S maiuscola che su quella della scienza o su quella di alcuni individui. La parte teorica del discorso si esaurisce qui: bastano illustrazioni molto antiche per capire che si tratta di un fenomeno con due manifestazioni diverse, quella di sole e quella di luna. Tutti abbiamo in mente cosa succede quando c’è una eclissi tanto è vero che siamo tutti interessati a vedere la prossima. Già gli astronomi Caldei nel 2500 a. c. capirono la dinamica dell’eclissi: quando si realizza un allineamento perfetto tra la Terra il Sole e la Luna può succedere che la Luna vada a nascondersi dietro l’ombra della Terra (eclissi di Luna); oppure viceversa che sia la Luna a mettersi in mezzo tra la Terra e il Sole, proiettando l’ombra su un pezzetto di Terra dove si vede l’eclissi di Sole. In pratica è tutto qui quello che c’è da sapere, poi ci sono delle complicazioni del fenomeno perché le eclissi non sono tutte uguali.

Ra e Imentet, dea delle necropoli occidentali dell’Egitto, dipinti nella tomba di Nefertari (QV66), Valle delle Regine.

Stefano: “Tanto per scaldarci vi presento alcune delle eclissi a cui io sono particolarmente affezionato e che mi hanno colpito in modo particolare… 11 agosto del 1999, quasi tutti la ricorderete. Si tratta dell’ultima eclissi totale di Sole in Europa, non esattamente in Italia, per vederla sono andato a Salisburgo. L’immagine che vi mostro è di forte impatto ed è una delle immagini più entusiasmanti e terrificanti a cui si possa assistere di persona osservando il firmamento. Se l’avete vista sapete bene di cosa parlo. Se non l’avete vista andate a vedere la prossima perché una volta nella vita bisogna vedere una eclissi di Sole. Questa visione la colloco sul podio delle tre cose più belle che ho visto nella vita: eclisse totale di Sole, le aurore boreali e la cometa Hyakutake. Stiamo parlando di eventi visivi che hanno di per se un impatto su chiunque che sia un astronomo o no, e allora teniamo conto di questo aspetto emotivo perché ha un ruolo fondamentale in tutte le storie che voglio raccontarvi”.
Le eclissi di Luna non saranno altrettanto clamorose come le eclissi di Sole però hanno sicuramente il loro singolare fascino. Stefano: “Nel 1997 ero ancora studente da queste parti e la foto di questa eclissi di Luna l’ho fatta io. Mi ero divertito ad andare in giro con il cavalletto e la macchina fotografica per mettere in evidenza la rotondità della luna rossa con gli elementi tipici di Bologna, i portici e le loro arcate. La storia delle mie eclissi di Luna termina l’estate scorsa con l’ultima del 27 luglio 2018: ero al Campidoglio ad osservarla con centinaia di persone che sono venute spontaneamente solo perché avevo portato il mio telescopio. Quella sera a enfatizzare ulteriormente la notte a luci rosse c’era anche Marte in opposizione proprio sotto la Luna”. Gli elementi essenziali delle eclissi e della loro dinamica stanno nel perfetto allineamento tra Sole, Terra e Luna: questo nascondino celeste è l’elemento chiave, ma l’allineamento deve essere proprio esatto. L’orbita della Luna non è esattamente sullo stesso piano di quella della Terra che gira intorno al Sole, ma ha una piccola inclinazione di 5 gradi che fa si che questo allineamento (che virtualmente si potrebbe ripetere ogni mese cioè ogni volta che la luna è nuova e quindi sta dalla parte del sole o piena e sta dalla parte opposta), non produca un’eclisse ogni mese. Ogni mese avremmo 2 eclissi una di Sole e una di Luna ma questo non succede per i 5 gradi di cui sopra. Proprio a causa del fatto che non è sempre esatto, l’eclissi di Sole può declinarsi in tre modi diversi: quella parziale (la più frequente), quella anulare (un pezzo di sole deborda oltre) e quella totale, la più spettacolare. Si vede la corona solare, normalmente invisibile nel cielo, perché la luce del Sole è troppo forte e la nasconde al nostro sguardo, tanto è vero che per studiarla gli astronomi devono simularla con strumenti adeguati. Il disco nero nel cielo con i filamenti luminosi tutt’intorno, rappresenta una immagine che ha qualcosa di mistico e che sta al di là di quanto scientificamente possiamo capire, non si può far nulla per cacciare indietro l’incanto che ci trasmette.

Eclissi solare 20 marzo 2015, Spinea (VE) di Tommy Dit

Questi fenomeni possono variare rispetto all’osservatore, ma non lasciano indifferente nessuno. E allora cerchiamo di capire cosa succede negli animi umani quando in cielo si manifestano queste cose. Sono momenti di grande suggestione e vale la pena sottolineare che noi ci troviamo sulla Terra, in una condizione privilegiata per assistere a questo tipo di fenomeno. In primo luogo perché la Terra è un pianeta roccioso con vicino un satellite abbastanza grande da generare cose come le eclissi; inoltre la Luna è posizionata nello spazio ad una distanza dalla Terra che la rende sufficientemente ampia nel cielo da essere percepita grande come il Sole eppure noi sappiamo che il Sole è una stella dal diametro di quasi un miliardo e mezzo di km e la Luna 3500 km di diametro quindi una sproporzione imbarazzante eppure in cielo ci appaiono grandi uguali. Questo fatto è stato studiato e rappresentato in testi antichissimi la sostanza è che il sole è 400 volte più grande della Luna ma anche più o meno 400 volte più distante della Luna (la luna oscilla non è sempre nella stessa posizione perfetta). Questa coincidenza fortunata ci regala l’eclissi totale altrimenti noi non potremmo vederla. La Terra è l’unico pianeta da cui potremmo vedere un eclissi di Sole.
Mettiamoci nei panni degli storici che cercano di ricostruire la sequenza cronologica di come sono avvenute certe cose per poi raccontarle mettendo insieme tasselli di cose perdute e non capire i collegamenti le interazioni tra personaggi, popoli, lo svolgimento delle guerre e così via. In alcuni casi sono state le eclissi a venire incontro al lavoro degli storici perché avendo una data certa e perfetta del momento in cui sono avvenute, è possibile collocare eventi storici che ne sono stati coinvolti con molta precisione e nessun margine di errore nell’ordine cronologico della Storia.
Le eclissi diventano direttamente dei segna tempo che si possono disporre su un calendario lungo secoli e millenni.
Per esempio la prima eclissi di cui si ha notizia fu visibile in Cina. Molto spesso quando si parla di astronomia antica i documenti ci portano in Cina perché l’astronomia cinese era più precoce rispetto alla nostra. Sono stati quasi sempre i primi a documentare l’apparizione di super nove o comete stelle cadenti o eclissi. In questo caso, la prima eclissi documentata della storia è datata 22 ottobre 2137 a. c. L’illustrazione che Stefano mostra ha una interpretazione precisa: quando il Sole scompariva dal cielo un po’ alla volta c’era un dragone che se lo mangiava e poi lo risputava. In Cina si pensava che ci fosse un animale mostruoso nascosto da qualche parte nel cielo e che un boccone alla volta divorasse il Sole. La popolazione metteva in scena un rituale di danze e rumori di ogni tipo per spaventare il dragone e convincerlo a restituire il Sole. L’imperatore cinese aveva i suoi astronomi e astrologi che avevano il compito di osservare metodicamente il cielo e notare giorno per giorno le condizioni metereologiche le apparizioni degli astri e le loro posizioni.. perché tutto questo doveva servire per estrarre delle indicazioni per gli oroscopi e dare una forma al destino delle cose o allo svolgimento di fatti. Quindi le eclissi proprio per la loro rarità e la loro importanza erano da tenere d’occhio per dimostrare strategicamente al popolo che l’imperatore avesse potere anche sulle cose del cielo. Il sapere conferisce potere: gli astronomi avevano la possibilità di influenzare le scelte dell’imperatore ma avevano anche una responsabilità verso se stessi, perché lo facevano a loro rischio e pericolo. Due astronomi che amavano il vino trascurarono il cielo e non si accorsero dell’eclissi in arrivo. Pagarono la loro inadempienza con la morte.

Apollo e la Musa Urania, opera di Charles Meynier

Facendo un salto nell’Antica Grecia, ci si imbatte nel “primo computer” dell’umanità: la Macchina di Anticitera. Il suo funzionamento è stato oggetto di studio per decenni e alcune cose sono state comprese, altre non ancora. Quello che emerge è che questa macchina forse era utilizzata per calcolare le date delle olimpiadi gli eventi più importanti della collettività ogni 4 anni in base ai cicli celesti. Questa macchina infatti poteva dare le date anche delle eclissi di Sole e di Luna.
Risale all’Antica Grecia (per quanto riguarda la storia occidentale) la prima previsione di una eclisse. A prevederla fu Talete di Mileto il 28 maggio 585 a. c. Si verificò su una parte di quella che oggi è la Turchia. Questa eclissi è importante perché è andata a coincidere con una guerra. L’ombra della Luna passava sopra Cipro per andare verso l’Armenia e il Mar Caspio. Perché è entrata nella storia? Perché ha interrotto la battaglia di Halys. Grazie all’eclisse, abbiamo la datazione certa di un grande evento storico. I Lidi e i Medi combattevano da 15 anni in quella regione dell’attuale Turchia. Più volte i Lidi vinsero i Medi e viceversa. Nel sesto anno di battaglia improvvisamente dal giorno si passò alla notte. Talete aveva predetto agli Ioni questo evento. Fu tale il terrore che il combattimento cessò e si avviarono le trattative per la pace. L’eclissi ha cambiato il corso di questa guerra e di quei popoli.
Sempre in Medio Oriente saltando avanti di un paio di secoli un’altra fondamentale battaglia fu quella di Gaugamela. Il destino dell’Oriente e dell’Occidente fu in qualche modo influenzato da un’eclissi di Luna in questo caso e non di Sole, l’1 ottobre 331 a. c. in una zona dell’attuale Iraq, il punto in cui si incontrano per l’ultima volta due eserciti: quello di Alessandro il Macedone e quello di Dario terzo re dei Persiani, che aveva una armata che surclassava per dimensione e potenza quella di Alessandro. Ora la scena della battaglia (raffigurata in un affresco di Pompei) ha un unico elemento di paesaggio, un albero secco. Esiste una letteratura e una simbologia dell’albero secco nella rappresentazione dei fatti antichi e ne viene fuori che era un simbolo per indicare un territorio che si trovava alla fine del mondo conosciuto. Infatti Alessandro è in procinto di oltrepassare la soglia dell’ignoto, dalla prospettiva occidentale greca, ovviamente. Nella scena dell’affresco che abbiamo di fronte, Dario è preoccupato, Alessandro sembra molto più volitivo. Era successo che una decina di giorni prima del primo ottobre, avvenne un’eclissi. Quale è stato l’impatto di questo evento sull’esercito? Durante un pasto serale, sugli accampamenti, la luna che doveva essere piena divenne rosso sangue. I soldati volevano fuggire e gli ufficiali fecero fatica a trattenerli. Alessandro chiamò gli indovini. Per persuadere i soldati spiegarono loro che il Sole e la Luna entravano in lotta periodicamente e che il Sole era il simbolo dell’armata greca, la Luna quello dell’armata persiana. Il Sole avrebbe cancellato la Luna persiana. Lo scompiglio arrivò anche dall’altra parte, naturalmente.
Gli astronomi babilonesi, secondi dopo i cinesi nelle cose del cielo, intervennero per Dario: Eclissi totale, volere di Zeus, vento d’oriente, morte e pestilenza. Peso decisivo sul morale dell’esercito dei persiani: vinse Alessandro nonostante lo svantaggio numerico. Grazie ai software di oggi è possibile vedere il cielo di allora. Giove era appena tramontato ed era associato alla potenza del re e, nell’astrologia babilonese tra le varie regole c’era scritto che se durante un’eclissi Giove fosse stato presente in cielo, i problemi non avrebbero toccato il re; ma se Giove non fosse stato visibile, i problemi avrebbero travolto il re di turno. Dario sapeva queste cose e si fece totalmente terrorizzare e influenzare dall’esito dell’osservazione del cielo da parte degli astronomi babilonesi. Dario realizzò la profezia da solo, dandosi alla fuga non appena vide l’irruenza dell’armata macedone.
In questo modo la cultura greco occidentale è stata in grado di penetrare nella cultura orientale e non viceversa e questo dipese anche grazie ad un’eclissi.

Colombo, 500, terzo viaggio in America. In seguito ad una disavventura si trova spiaggiato in Giamaica e a corto di viveri. L’intervento di un’eclissi salverà l’intera ciurma Era il 29 febbraio del 1504 e in Europa sapevano che sarebbe arrivata una eclissi di Luna concomitante con una congiunzione fra Giove e Saturno, per cui messa in relazione alla fine del mondo (nello spirito delle fake news di oggi), infatti c’era isteria nell’aria. Quando Colombo si trova in quelle terre sconosciute, si ricorda dell’eclissi e decide di sfruttarla a suo vantaggio. Gli indiani che vivevano da quelle parti, infatti, dopo una iniziale accoglienza si erano seccati di rifornire l’usurpatore e si erano quindi rifiutati di dare ancora viveri. Colombo convocò il capo degli indiani e gli intimò: “voi non mi fate mangiare e il mio Dio è molto contrariato per questo, quindi farà sparire la Luna”. Quando effettivamente accadde l’evento che Colombo aveva minacciato, gli indigeni rimasero atterriti e cambiarono immediatamente atteggiamento nei confronti di Colombo. Cristoforo si ritirò per un’ora circa nella pancia della sua nave, cronometrando attentamente i tempi dell’eclissi che lui conosceva
benissimo e, uscendo al termine dell’eclissi, si rivolse agli indiani mostrando loro l’esito positivo del suo colloquio con Dio.
Sulla possibile eclissi al momento della crocifissione c’è un dibattito gigantesco: le scritture parlano di oscurità nel cielo al momento della morte di Cristo, ma non sono chiare. Accennano a tre ore e tre ore non è un tempo compatibile con una eclissi totale di Sole, che al massimo può durare 11 o 12 minuti e per di più non coincidono nemmeno i momenti di plenilunio con quel periodo.
Giovanardi ricorda anche: l’eclissi di Luna durante la caduta di Costantinopoli. La fine dell’Impero Romano d’Oriente 1453 d.c., eclissi parziale: la città era sotto assedio e la Luna appare sulla città come una falce; lo racconta Domenico Barbaro un medico veneziano che si trovava con gli ottomani. Gli assediati vedono l’eclissi e si scoraggiano. I turchi ne approfittano e conquistano la città. Durante l’eclissi il sultano che stava guardando la città assediata con la Luna a falce di sopra, disegna e quella falce diventerà il simbolo ottomano che è ancora presente nella bandiera turca.
Altro accenno al 1868 per l’eclissi di Sole grazie alla quale fu scoperto il secondo elemento più importante dell’Universo: l’Elio.

Personificazione della Luna (miniatura dal codice astrologico De Sphaera, Biblioteca Estense universitaria di Modena) attribuito a Cristoforo de Predis

 

Dopo numerosi e interessanti esempi, Stefano giunge al secolo scorso, il 900. Questo mese celebriamo l’eclissi che ha lasciato un’impronta nella storia della scienza e festeggiamo il centenario dell’eclissi di Einstein.
Nel 1905 Albert Einstein pubblica la teoria della relatività ristretta e dieci anni dopo completa questa rivoluzione dello spazio tempo pubblicando la teoria della relatività generale. L’impianto teorico di Albert Einstein rivoluziona completamente il concetto che descrive la forza di gravità spiegata attraverso la formula di Newton in modo meccanico: Einstein la reinterpreta come effetto di curvatura imposta da una massa allo spazio tempo circostante. E quindi non c’è più una forza, bensì un effetto geometrico. Era necessario comunque dimostrare questa teoria. Bisognava trovare qualcosa che spiegasse la relatività, soprattutto una massa che sufficientemente grande da introdurre questo effetto di curvatura allo spazio tempo circostante, tale da renderlo misurabile. La massa grande per un esperimento del genere è il Sole. La gravità nega la luce, la fa curvare nel suo percorso e per accorgersi di questo fatto è necessario prendere la sorgente di luce nel cielo, per esempio una stella, misurare la sua posizione e cercare di confrontare quella posizione con la posizione che ha rispetto alle altre stelle quando la sua luce è perturbata dalla presenza di una massa cioè dal Sole. Insomma, bisogna prendere due immagini della stessa stella e metterle a confronto. La stella non perturbata è facile da fotografare, ma la stella perturbata dalla presenza del sole non si vede perché c’è il Sole: dovremmo fotografarla di giorno. Per fotografare la Stella perturbata dal Sole bisogna farlo in presenza del Sole ma senza la sua luce. Ci vuole un’eclissi.
E allora iniziarono le spedizioni scientifiche per dimostrare la teoria di Einstein. Fallirono tutte per qualche motivo, fino al 29 maggio 1919. Poco dopo la pubblicazione della teoria relatività generale Arthur Eddington propose una spedizione. I due posti prescelti per scattare le foto delle stelle perturbate sono in Brasile e uno all’Isola di Principe. La fotografia astronomica a quel punto era da poco entrata in scena. Nonostante la miriade di possibili errori dovuti alla tecnologia di allora, le spedizioni ebbero esito positivo. L’obiettivo era misurare uno spostamento inferiore ai due secondi d’arco, circa mille volte più piccolo della Luna vista in cielo. Rifrazione atmosferica, dilatazione termica del telescopio, problemi di messa a fuoco, distorsione dell’asse fotografico, abilità dell’operatore… tantissime variabili: come fu possibile capire se il risultato fosse compatibile, se avessero misurato la relatività o un banale errore? Nel novembre dello stesso anno a Londra valutarono i dati ed Eddington dichiarò una sorta di “chissenefrega dei dati scientifici, la portata di questa scoperta è enorme e la teoria è corretta a prescindere”. Insomma il suo carisma fu più forte di qualsiasi valutazione ed immediatamente dopo Einstein divenne una star mondiale, quindi riconoscibile non solo alla comunità scientifica ma al mondo intero.

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