Ortobotanico, un museo a cielo aperto

di Silvia Rizzetto

Tra porta Mascarella e porta San Donato cresce un museo a cielo aperto. È l’orto botanico dell’università di Bologna, uno dei più antichi d’Italia. Nei suoi due ettari di superficie annovera circa 1.800 specie di fiori e piante.

Un giardino ornamentale di piante americane e asiatiche accoglie il visitatore con colori e profumi esotici. I fiori delle angiosperme (letteralmente “piante con fiori”) fanno da contrasto alle foglie aghiformi delle gimnosperme. La professoressa di Biologia vegetale Annalisa Tassoni ci fa da guida e spiega la riproduzione di queste piante: «Il seme delle gimnosperme non si produce con il fiore, il ramo si modifica e forma una struttura legnosa che contiene vitamine. Il pino produce 200 miliardi di granuli pollinici che cadono sugli altri pini per produrre seme. Il vantaggio evolutivo delle angiosperme è che il loro fiore attrae gli insetti impollinatori. Producono meno granuli pollinici, risparmiano energia». Tra le gimnosperme presenti spicca un fossile vivente, la Ginko biloba. Originaria del paleozoico, ha foglie a ventaglio e i semi sono (toglierei sono) ricoperti da un involucro carnoso a forma tonda. «Gli esemplari femmina producono semi, i maschi granuli pollinici», precisa la docente. Ci indica un’altra pianta: è la Metasequoia, molto alta e con le foglie aghiformi, considerata estinta fino al 1945, quando fu ritrovata nella Cina centrale. 

La facciata della palazzina Collamarini, con il medaglione che raffigura Ulisse Aldrovandi

Siamo in una sede del dipartimento di Scienze biologiche, geologiche e ambientali, una palazzina realizzata dall’architetto Edoardo Collamarini. Un medaglione in marmo dell’edificio ricorda il naturalista e docente Ulisse Aldrovandi, che nel 1568 fece realizzare accanto a palazzo d’Accursio il primo orto botanico dell’università. Si studiavano i “semplici”, vegetali medicamentosi, raggruppati per le zone del corpo dove svolgevano la funzione curativa. Una sezione dell’orto occupa la riproduzione del giardino dei semplici di Aldrovandi, lo troviamo nell’ampio parco che si espande fino alle mura antiche della città.

Si raggiunge passando dal giardino posteriore, che contiene una selezione di piante officinali, una ricca collezione di peperoncini, rose e agrumi, due vasche di piante acquatiche e una collinetta boscosa. Troviamo una serra con la più importante collezione di piante succulente dell’Italia settentrionale. Una viene dalla Namibia, è la Welwitschia mirabilis, con le sue due lunghissime foglie è la pianta più curiosa dell’orto secondo la docente: «È l’unico esemplare della sua famiglia e del suo genere», afferma Tassoni. Altre serre contengono piante tropicali e carnivore, come la Dionaea muscipula, che intrappola le sue prede chiudendo le foglie.

Liquidambar cavo

La sezione posteriore dell’orto è divisa per riproduzioni degli ambienti della flora locale: uno stagno della Pianura Padana, un giardino roccioso tipico dei Gessi bolognesi, una copia di una golena fluviale, un bosco appenninico che si espande sulle antiche mura della città. Un Noce di fine Ottocento si erge maestoso al centro del parco, mentre un Liquidambar con il tronco cavo è spesso oggetto di curiosità da parte dei visitatori.

Alcune piante esposte sono arrivate attraverso scambi di semi tra i giardinieri degli orti botanici, altre sono state donate da filantropi o cittadini. È un modo per autofinanziarsi perché i fondi dell’Unibo non sono sufficienti. L’aiuto dei privati è quindi importante: l’anno scorso l’orto ha lanciato una raccolta fondi per la riqualificazione del parco. L’iniziativa ha coinvolto i cittadini, consapevoli che quel giardino dentro le mura è un patrimonio della comunità.

Gallery fotografica

Un esemplare di Dionaea muscipula
Piante officinali
Rose
Papaveri della California
Il giardino dei semplici
Il bosco
Collezione di piante succulente

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