Palazzo Bentivoglio; “Luigi Ghirri. Atelier Morandi” mostra a cura di Tommaso Pasquali

Dal 24 aprile al 30 giugno 2024, in occasione del sessantesimo anniversario della morte di Giorgio Morandi (1890-1964), i suggestivi sotterranei di Palazzo Bentivoglio (via del Borgo di San Pietro, 1) presentano Luigi Ghirri. Atelier Morandi, a cura dello storico dell’arte Tommaso Pasquali. La mostra offre una selezione di fotografie scattate da Luigi Ghirri (1943-1992) tra il 1989 e il 1990 e mira a restituire al visitatore una prospettiva inedita del lavoro di Morandi. Parte degli scatti appartengono alla collezione permanente di Palazzo Bentivoglio mentre altri provengono dall’Archivio dell’artista. L’assetto di questa nuova esposizione, a cura dell’artista e curatore Davide Trabucco, fa rivivere gli elementi ideati per l’allestimento della precedente mostra dedicata a Felice Giani, pensato dall’architetto Franco Raggi.

Luigi Ghirri, Atelier Morandi (1989-1990) (3), Courtesy Sara Cosimini
Luigi Ghirri, Atelier Morandi (1989-1990) (3), Courtesy Sara Cosimini

Così, i pannelli in feltro azzurro impilati a terra uno sopra l’altro, sui quali erano appese le opere di Giani, acquistano un altro significato, riproducendo la pianta originale dell’atelier di Morandi, della quale vengono perfettamente rispettate anche le dimensioni e le proporzioni. Le pareti dorate, sulle quali vengono esposte le fotografie di Ghirri, fanno anch’esse parte del progetto precedente di Raggi. Infine, le stanze di Palazzo Bentivoglio accolgono una serie di elementi componibili in legno, assemblati in modo tale da richiamare alla mente l’ambiente dello studio d’artista e i cavalletti da pittura.

Atelier Morandi, Veduta Sala, Courtesy Sara Cosimini
Atelier Morandi, Veduta Sala, Courtesy Sara Cosimini

Il progetto che ha reso possibile questa mostra nasce invece molto più indietro nel tempo: esattamente 35 anni fa, nel novembre 1989, l’insegnante elementare e grande amico di Morandi, Carlo Zucchini, propone a Luigi Ghirri un progetto fotografico sui due luoghi di lavoro dell’artista: l’atelier di via Fondazza, nella casa dove il pittore ha vissuto gran parte della sua vita insieme alla madre e le sorelle Anna, Dina e Maria Teresa e lo studio di Grizzana, un piccolo paese dell’Appennino bolognese, noto anche come Grizzana Morandi, proprio in memoria del pittore. Oggi, entrambi gli spazi sono diventati musei e sono aperti al pubblico come luoghi della memoria ma nel 1989 ancora non lo erano; al contrario, erano rimasti immutati dalla morte del pittore, avvenuta il 18 giugno 1964. È proprio per questo motivo che Ghirri, varcando la porta di quelle stanze, diventa testimone di un tempo sospeso e di uno spazio cristallizzato, dove tutto è rimasto invariato e immobile.

Atelier Morandi, Veduta Sala, Courtesy Sara Cosimini
Atelier Morandi, Veduta Sala, Courtesy Sara Cosimini

Il fotografo inizia così a documentare, nella maniera fedele che lo contraddistingue, tutto ciò che vede, dalle cartoline appese alle pareti alle bottiglie dipinte di bianco, ancora ordinatamente disposte sui ripiani, andando a delineare un vero e proprio ritratto della parte più intima e nascosta di Morandi. Successivamente, un’attenta selezione delle fotografie (che comprende 26 immagini di Bologna e 11 di Grizzana), compiuta sotto l’attenta e amorevole supervisione sia dei familiari di Morandi che dell’amico Carlo Zucchini, verrà pubblicata nel volume Atelier Morandi dello scrittore Giorgio Messori, l’anno successivo la morte del fotografo, nell’ottobre 1992.

Nella mostra di Palazzo Bentivoglio, la serie di fotografie esposte viene ulteriormente integrata da alcune stampe che non sono state pubblicate nel libro di Messori. Attraverso l’occhio di Ghirri, lo spettatore è chiamato ad entrare rispettosamente nei luoghi di Morandi, compiendo una sorta di itinerario alla scoperta di quei luoghi già conosciuti ma osservandoli da un punto di vista inedito: quello sentimentale. E nessuno mai come Ghirri potrebbe raccontare la parte più reale e autentica dell’arte di Morandi con così tanta sincerità e precisione.

Luigi Ghirri, Atelier Morandi (1989-1990) (2), Courtesy Sara Cosimini
Luigi Ghirri, Atelier Morandi (1989-1990) (2), Courtesy Sara Cosimini

L’inclinazione e il punto di vista dei due artisti sono da considerarsi per certi versi affini, per la restituzione di una quotidianità autentica ma poetica e nobile allo stesso tempo. Ghirri e Morandi, nonostante la loro distanza anagrafica, sono accomunati da una narrazione lenta e ragionata di un mondo contemporaneo veloce e iper stimolato. In perfetta antitesi con il bombardamento mediatico, questi due artisti hanno il coraggio e la saggezza di fermarsi e prendersi il giusto tempo per osservare le cose del mondo. Il percorso di mostra termina con la proiezione del video Luigi Ghirri – Antologica 1972-1992  (2001), in cui, attraverso le parole delle persone che hanno conosciuto il fotografo, tra cui la figlia Paola Ghirri, Arrigo Chi, Giorgio Messori e Gianni Celati, viene restituita una chiave di lettura suggestiva e partecipativa del lavoro dell’artista.

Luigi Ghirri, Atelier Morandi (1989-1990) (2), Courtesy Sara Cosimini
Luigi Ghirri, Atelier Morandi (1989-1990) (2), Courtesy Sara Cosimini

Foto copertina Atelier Morandi, Veduta Sala, Courtesy Sara Cosimini

Sara Cosimini

Sara Cosimini

Sara Cosimini è una storica dell'arte, specializzata in Beni Storico-Artistici all'Università di Bologna. I suoi interessi principali sono incentrati sull'arte contemporanea.

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