Palazzo Poggi ospita la mostra degli artisti Cuoghi Corsello

di Francesca Sibilla.

Dal 25 giugno fino al 31 agosto il Museo di Palazzo Poggi (via Zamboni, 33 Bologna) ospita ‘A Scientific Encounter: The Complex‘, mostra che reinterpreta il rapporto storico tra arte e scienza. A partire dal concetto di complesso di Luigi Ferdinando Marsili, che promuoveva l’innovazione attraverso la collaborazione, il dibattito e la sperimentazione tra scienza e arte, artisti internazionali sono stati chiamati a dialogare con oggetti, strumenti, modelli anatomici e reperti museali delle collezioni permanenti del Palazzo, arricchendo questo rapporto con opere contemporanee.

Nell’intervista rilasciata, gli artisti Cuoghi Corsello, che in passato avevano già preso parte a progetti espositivi negli interni di Palazzo Poggi, restituiscono il senso della loro esperienza in continua trasformazione.

La mostra ‘A Scientific Encounter: The Complex’ si propone di esaminare l’agency degli oggetti scientifici presenti nelle collezioni museali di Palazzo Poggi e come questi siano in grado di plasmare la conoscenza umana. Quali reperti o sezioni sono stati fonte di ispirazione, guidando il vostro intervento?

«Ci interessava come la ricerca di Aldrovandi della mostruosità del diverso fosse intensa. Crediamo che anche i draghi e altri animali fantastici da lui menzionati e disegnati siano esistiti davvero e la sua non sia solo una testimonianza fantasiosa».

Bambina Bovina, Cuoghi Corsello 2025, Sintografia

Quali messaggi si celano dietro le opere realizzate per il progetto espositivo?

«Nella sintografia Bambina Bovina abbiamo voluto fare l’eco al museo con le bambine che da due anni facciamo fare ad AI con dentro gli organi, spesso assieme ad un più vasto mondo come fiori, acqua, funghi, prati, neve. Stampata su raso a mo’ di tovaglia sopra il tavolo della sala parto, Bambina Bovina, è una parodia del museo tutto, un pugno nell’occhio per i suoi vivaci colori, oggetto sacrificale, nato proprio davanti alla macchina per il parto. Abbiamo voluto dare un senso di verità, assurdità e fratellanza al museo e al mondo fantastico di Aldrovandi quasi che, la sua figlia scientifica AI, sia partorita e testimone del mondo dell’immaginario umano. Il Cuore di Vetro, la seconda nostra opera presente in mostra, è come se fosse volata, uscendo dalle vetrine dei corpi scientifici ha preso un’altra consistenza e avventura paradossale, sembra un palloncino scappato e invece è un vetro posato. Ci piace immaginare che sia come un cuore che fa un sogno lucido e si trova in un altro piano sottile uscendo dalla vetrina. Il terzo lavoro La Riva di Occhi, è nella vetrina dei grandi fanoni. Sono occhi di orso composti che diventano altro: scaglie, piume, decorazioni che formano animali che non esistono e si mescolano. L’idea era di fare una riva di conchiglie, ma invece sono occhi. E’ la seconda che componiamo, sembra abbia avuto un magnetismo della terra da sotto che l’ha composta armoniosamente così, come il suono che compone forme con la sabbia o il riso posato su piatti di metallo; la vedo comunque nel mare, una riva di occhi di orsi dentro al mare».

Riva N.2, Cuoghi Corsello 2025, Materiale Occhi di Orso

Il concetto di complesso definito da Luigi Ferdinando Marsili valorizza l’interazione tra saperi diversi. In che modo questo approccio ha influenzato la genesi delle vostre opere per la mostra?

«Nella sintografia, come abbiamo già espresso e forse come abbiamo anche nel cuore, aggiungeremmo il discorso degli occhi che sono una riva e il perché. Si tratta di un’ipotesi sostenuta da studiosi esoterici che condividiamo.L’anima umana va dove c’è complessità, i robot con a seguito le intelligenze artificiali stanno raggiungendo molta complessità e ci sarà un tempo per cui la nostra anima in loro entrerà, gli occhi degli orsi rappresentano i possibili resti degli scontri che inevitabilmente ci saranno tra uomini e macchine o forse meglio dire la favola che possiamo raccontare e così esprimere; la vediamo in fondo al mare dove l’uomo  di carbonio rinascerà creato dalle macchine di silicio, il cerchio si chiude a spirale continua».

Il vostro linguaggio artistico è spesso legato a pratiche urbane, immaginari infantili, simbolismi spontanei. Questo approccio è cambiato nel confrontarvi con un contesto scientifico strutturato come quello di un museo?

«Non è cambiato perché le pratiche urbane, gli immaginari infantili, i simbolismi spontanei non sono mai stati le uniche caratteristiche del nostro lavoro, erano la parte più facile e comprensibile e spesso quella più semplice da divulgare, ma non vi è solo quella».

Riva N.2, Cuoghi Corsello 2025, Materiale Occhi di Orso

L’esposizione mira a valorizzare l’incontro tra arte e scienze naturali anche come proposta di una nuova forma di sapere. Come pensate che l’arte possa oggi contribuire alla conoscenza scientifica?

«Con l’immaginazione. Ci sono delle parti del nostro cervello, ma anche del nostro corpo intelligente che non si usano, intorpidite da culture e abitudini, l’artista è colui che esplora, sente, confronta, apre nuove strade e saperi, profetizza».

Foto di copertina: Bambina Bovina, Cuoghi Corsello 2025, Sintografia

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